realitybites - Copia

1994-2014, ancora Giovani, Carini e…Disoccupati

Solo poche settimane fa usciva, crudo e implacabile, il dato Istat sulla disoccupazione giovanile: 44,2%. Un dato mai così alto dal 1977, un nuovo, ennesimo record negativo. Un allarme rosso che lampeggia e preoccupa sempre più giovani uomini e donne che, con crescente fatica ed ansia, cercano di costruire il proprio domani. Intanto però la situazione continua a precipitare.

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Quando ai telegiornali ne parlano, li vediamo inquadrati questi ragazzi di oggi. Apparentemente non hanno niente che non va, anzi. Nella moderna società dell’immagine, ai colloqui ci vanno sempre in ordine, ben vestiti, pettinati, firmati. D’altra parte l’apparenza è il primo biglietto da visita. Vogliamo sintetizzarli in tre aggettivi? Sono Giovani, Carini e…Disoccupati. Proprio come recita il titolo del primo film diretto da Ben Stiller precisamente 20 anni fa. Correva l’anno 1994 in America e Stiller, che avremmo visto negli anni a seguire in film comici-demenziali, costruisce questo bellissimo film (titolo originale Reality Bites) che inquadra un gruppo di quattro ragazzi neolaureati impegnati a diventare definitivamente adulti. Vivono insieme, sotto lo stesso tetto, sono amici. Ciascun personaggio incarna una precisa categoria, dotato di un proprio bagaglio di sogni e paure.

I quattro protagonisti di "Giovani, Carini e Disoccupati"

I quattro protagonisti di “Giovani, Carini e Disoccupati”

Abbiamo così la protagonista Lelaina (Winona Ryder) che fa l’assistente in un programma tv per famiglie ma sogna di diventare una regista e con la sua telecamera prepara un documentario; la sua amica Vickie (Janeane Garofalo), assistente in un negozio di vestiti che pratica con disinvoltura e frequenza il sesso libero con più partner rimanendo paralizzata dalla paura di contrarre l’AIDS; c’è Troy (Ethan Hawke), quasi laureato in Filosofia che non riesce ad allinearsi del tutto con obblighi e doveri della società civile e per questo continua a perdere posti di lavoro (anche mediocri per la sua mente brillante); infine ecco Sammy (Steve Zahn), che è gay e non trova il coraggio di dirlo ai suoi. Lo stesso Ben Stiller partecipa come attore nei panni dello yuppie Michael e, da segnalare, nel cast troviamo anche una giovanissima Renée Zellweger.

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La storia è ambientata a Houston, ma la città poteva essere anche un’altra. Sullo schermo non mancano ironia e sentimenti, ma quello di Stiller è soprattutto un veritiero ritratto della società degli anni Novanta ed in particolare della generazione dei ventenni. Lo si vede dai bombardanti e pomposi programmi televisivi di quei tempi, così intenti a mostrarsi rassicuranti verso gli spettatori. Lo si sente attraverso la colonna sonora, con le canzoni del momento. Soprattutto lo si capisce perfettamente fin dai primi minuti del film, attraverso il discorso che fa Lelaina il giorno della laurea:

E si chiedono perché noi che abbiamo vent’anni ci rifiutiamo di lavorare 80 ore a settimana per potersi permettere di comprare poi le loro Bmw. Perché non ci interessa la controcultura che hanno inventato, come se non li vedessimo svendere la loro rivoluzione per una bella tuta firmata. Mi resta una domanda: che cosa faremo ora? Come possiamo riparare a tutti i guasti che abbiamo ereditato? Cari colleghi, la risposta è semplice: non lo so”.

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La macchina da presa della protagonista filma traballante i quattro amici sul terrazzo, rendendo bene il senso di disorientamento che vivono. Irrequieti, smarriti, carichi di ansia per il proprio futuro. Se il filosofeggiante Troy, anarchico e poco incline alla disciplina del lavoro (non si presenta nemmeno ai colloqui) si rilassa solo con la sua chitarra ed una sigaretta in bocca, Lelaina si ribella, perde il suo incarico e va alla ricerca di qualcosa che possa valorizzare il suo talento e che la faccia sentire realizzata. I colloqui però sono per lei mortificanti, come lo sono i consigli della sua famiglia (i genitori sono separati e sua madre convive con un nuovo compagno). Vickie invece ha una promozione (diventa capo reparto) e offre un posto da commessa a Lelaina che rifiuta e per un po’ resta arrabbiata con lei.

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Su questo sfondo di precarietà occupazionale e di fragilità psicologica diventa sempre più esplicito e intenso l’amore tra Lelaina e Troy. Un sentimento che avevano più volte soffocato sotto le rispettive insicurezze e angosce. Ad un certo punto di trovano e poi si perdono. Quando suo padre muore a Chicago per un cancro, Troy abbandona quel suo modo di fare distaccato e ribelle per diventare uomo. Abbandona così jeans strappati e camicioni grunge per indossare giacca e cravatta. Torna da Lelaine per dirle che la ama. Nel finale, che sicuramente trascina un po’ il film verso un zuccheroso romanticismo abbandonando la strada del documentario romanzato, li vediamo insieme, in casa, che stanno bene e si divertono. Non hanno ancora trovato un lavoro ma hanno trovato l’amore. Sembra essere quello il primo passo per il loro futuro.

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Ecco che vent’anni dopo questo film, in questo delicatissimo momento storico, riacquista valore e attualità. Dietro alla maschera che ciascuno porta avanti sui social network (che negli anni Novanta non esistevano), si nasconde un malessere ed un’angoscia ancora più grande rispetto a quegli anni. La realtà di oggi costringe sempre più spesso a rinunciare ai propri sogni, alle proprie pulsioni e passioni. Sono tempi in cui si stanno perdendo anche i sentimenti di amore e di amicizia, di condivisione vera e tangibile (e non a distanza dietro ad uno smartphone), a favore di un isolamento e di un egoismo dilagante. Se una laurea ottenuta con impegno e fatica non basta più per aprire quelle porte blindate piazzate lungo i sentieri della nostra esistenza, nemmeno i legami e gli affetti sembrano essere più così importanti e rassicuranti come lo erano un tempo. Se i protagonisti del film tutto sommato erano uniti, oggi, con lo stesso smarrimento nel cuore, forse ci sentiamo ancora più soli.

“Vedi Lelaina, non ci serve altro: un paio di bagel, una tazza di caffè e un po di conversazione; io, te e 5 dollari”

Troy Dyer (Ethan Hawke)

Giacomo Aricò