Courtesy of Sundance Institute.

American Animals, la rapina più folle di sempre nel film di Bart Layton

Courtesy of Sundance Institute.

Basato su eventi realmente accaduti, giovedì 6 giugno, dopo l’anteprima all’ultima Festa del Cinema di Roma, nelle nostre sale arriverà American Animals, la pellicola diretta dall’inglese Bart Layton che racconta la storia di una delle più audaci e sorprendenti rapine della storia americana. Il film ha per protagonisti Barry Keoghan e Evan Peters.

Il film

Spencer (Barry Keoghan) e Warren (Evan Peters), due amici cresciuti a Lexington, nel Kentucky, studiano all’università locale ma vogliono dare una svolta alla loro vita e per farlo sono pronti a tutto. Il loro obiettivo diventa rubare un rarissimo libro antico, che malgrado l’enorme valore viene custodito nella biblioteca universitaria senza particolari misure di sicurezza. Reclutati altri due compagni, il contabile Eric e lo sportivo Chas, iniziano a programmare il colpo fino agli ultimi dettagli, ma li attende una serie di rocamboleschi imprevisti.

American Animals 1

Lettere dietro le sbarre

Bart Layton in American Animals ha mescolato abilmente realtà e finzione proponendo un film che rinnova il genere spingendolo verso direzioni impreviste e coinvolgendo il pubblico in una vicenda dal ritmo serratissimo e ricca di colpi di scena. “Quando sono venuto a conoscenza della storia del furto di un libro – ricorda il regista – inizialmente mi sembrò la trama di un vecchio film. Volevo scoprire come un gruppo di ragazzi apparentemente istruiti e provenienti da famiglie benestanti avesse potuto scegliere di commettere un crimine simile. Venendo dal cinema documentario, la mia prima mossa fu mettermi in contatto con i protagonisti di quella storia, che allora stavano ancora scontando la loro pena in prigione”. Layton inizia così a scrivere lettere a Warren Lipka, Spencer Reinhard, Eric Borsuk e Charles “Chas” Allen II.

American Animals 2

Una vita fuori dall’ordinario

Nella corrispondenza tra Bart Layton e il gruppo di ragazzi detenuti, quest’ultimi parlano spesso delle motivazioni che li hanno spinti a mettere a punto il colpo. “In qualche modo – puntualizza il regista – tutta la vicenda è rivelatrice di una generazione sempre più individualistica, cresciuta sentendosi ripetere che avrebbe avuto una vita interessante e in qualche modo fuori dall’ordinario. Non essendosi poi imbattuti in ciò che potevano considerare un’esperienza di vita significativa, hanno deciso di crearsene una dal nulla. E più il piano criminale prendeva forma, più questi ragazzi diventavano riluttanti ad abbandonare questa fantasia: nessuno di loro poteva più tirarsi indietro, perché ciò avrebbe voluto dire tornare alla routine quotidiana“.