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Assandira, la natura umana dal libro di Giulio Angioni al film di Salvatore Mereu

Stasera (ore 21.45) alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia verrà presentato Fuori Concorso Assandira, il nuovo film diretto da Salvatore Mereu liberamente tratto dall’omonimo romanzo scritto da Giulio Angioni (edito da Sellerio). Interpreti del film – dal 9 settembre al cinema con Lucky Red – sono: Gavino Ledda, Anna König Marco Zucca, Corrado Giannetti e Samuele Mei.

Il film

Zuppo d’acqua fin dentro alle ossa, Costantino (Gavino Ledda) si avvita sul pagliaio come un vecchio legno restituito alla terra dal mare in burrasca. La pioggia torrenziale ha appena finito di spegnere il fuoco che si è mangiato in una notte sola l’agriturismo in mezzo al bosco, Assandira. Ma la pioggia non ha spento il dolore, il rimorso bruciante per il figlio che è morto in mezzo alle fiamme e che non è riuscito a salvare. All’alba, i primi ad arrivare sono i carabinieri e il giovane magistrato: Costantino prova a raccontare loro cosa è successo in quell’ultima notte, a spiegare come tutto è cominciato.

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Salvatore Mereu racconta…

Qualche anno fa, leggendo Assandira di Giulio Angioni, ho provato un sentimento di frustrazione e di indignazione nei confronti della rappresentazione di quel mondo a cui appartengo, quello della Sardegna rurale, massacrato dall’industria turistica, dall’idea che in nome del guadagno facile si possa passare sopra tutto, anche sopra la dignità delle persone. Questa è stata la molla iniziale che mi ha spinto a intraprendere questa avventura. Ma in Assandira questo non è che l’aspetto esteriore. La parte, per così dire, sociologica. In una storia non manca mai una parte nascosta che può attenere al nostro privato, più di quanto noi stessi non siamo disposti ad ammettere, che ci attrae ancora di più perché raccontarla ci aiuta a fare ordine dentro noi stessi. Ammettere questo significa anche avere la massima considerazione dello spettatore che non tratteremo più come un estraneo a cui rifilare un paio d’ore di semplice intrattenimento ma come qualcuno da eleggere all’ascolto del nostro privato”.

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Chi sono davvero i personaggi del film? Cosa li lega così profondamente, nonostante le loro apparenze? Quello che sappiamo è che la natura umana è la più grande risorsa per raccontare una storia, anche a dispetto dell’intreccio, che è un vecchio arnese nel quale si può solo inciampareAssandira è un percorso nella conoscenza della natura umana, un tentativo di esplorazione dei sentimenti più reconditi, silenti, e che se anche tenuti a bada finiscono però per muovere le cose e gli uomini”


La Troisième Guerre

Sempre domenica 6 settembre, in concorso nella sezione OrizzontiLa Troisième Guerre, il film diretto da Giovanni Aloi, giovane regista italiano alla conquista della Francia che racconta un paese andato in guerra contro il terrorismo a casa sua. Con Anthony Bajon, Karim Leklou e Leïla Behkti, La Troisième Guerre racconta di Leo, che, fresco di addestramento, riceve la sua prima assegnazione: un’operazione di sorveglianza che lo vede girare per le strade di Parigi senza far nulla di particolare, ma sempre all’erta per potenziali minacce. Una volta ricevuto l’ordine di scortare un grosso corteo anti-governativo, Leo si ritrova sommerso nel mezzo di una folla in rivolta e tutta la pressione e la sua furia impotente che cresce da settimane sta per esplodere.

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Giovanni Aloi

Alcuni anni fa, la Francia ha “dichiarato guerra” al terrorismo. Dopo l’instaurazione dello stato di emergenza, ci siamo abituati a vedere nelle strade delle nostre città pattuglie di soldati con i mitra imbracciati, come si vedono nelle nazioni in guerra. Dire che ci siamo abituati è una bugia. Io non mi ci sono abituato. La Troisième Guerre è la guerra che forse stiamo già combattendo a nostra insaputa. Un tipo nuovo di guerra, non più di posizione, ma di potere. Una guerra che forse non è più quella che conosciamo, bensì una fantasia di guerra. La tensione del film deriva da questa consapevolezza: nessuno sa come effettivamente sia una guerra. Tutti abbiamo visto immagini di guerra, ma qual è la “vera” immagine della guerra?“.