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Bernardo Bertolucci, confessione inedita nel No End Travelling di Mario Sesti

Giovedì 23 maggio – ore 19.00 nella Salle Buñuel – sarà presentato in prima visione mondiale al 72. Festival di Cannes, nella sezione Cannes Classics, Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling, il nuovo film documentario di Mario Sesti dedicato al grande Maestro Bernardo Bertolucci, scomparso lo scorso novembre. Il documentario sarà trasmesso su Sky Arte il 26 novembre alle 21.15 in occasione della ricorrenza del primo anno dalla scomparsa del regista.

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Una conversazione inedita

Bernardo Bertolucci: No End Travelling è un racconto-incontro con uno degli ultimi grandi Autori della storia del cinema, realizzato attraverso un montaggio emozionante di interviste realizzate negli anni dal critico e giornalista cinematografico Mario Sesti, a ripercorrere la traiettoria di una carriera, e in chiusura una lunga conversazione inedita in cui un Bertolucci rilassato, complice, sornione, lascia cadere delle impressioni e delle parole che riescono a rilasciare il sapore, il segreto, il mistero, l’esperienza della sua arte. Senza lezioni, messaggi, precetti, un grande ci fa appassionare per un’ultima, un’altra volta.

Mario Sesti ricorda i suoi incontri con Bernardo Bertolucci, le numerose interviste pubblicate su giornali e settimanali, quelle in video per i film di Bertolucci editi in dvd, prima di una lunga conversazione in video con lui, completamente inedita, realizzata poco più di un anno fa per una serie dedicata ai “mestieri del cinema”. Il grande regista, scomparso improvvisamente nel novembre del 2018, racconta dei suoi primi successi presso la stampa internazionale e l’ammirazione per i suoi film da parte dei nuovi registi americani degli anni ‘70; dell’avventura con Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi, dell’indimenticabile serata degli Oscar per L’Ultimo Imperatore. Uno sguardo di serena nostalgia e l’affettuosa narrazione di una biografia e una carriera indimenticabili.

Il treno di "Novecento"

Il treno di “Novecento”

Mario Sesti racconta…

La prima volta che ho incontrato Bernardo Bertolucci, mi ha chiesto: “Quand’è che hai scoperto di non essere immortale?”. A lui era successo sul set di Novecento, quando, a causa di un malessere provvisorio, aveva perso per qualche giorno la vista. Allora aveva 35 anni e, dopo film come Il Conformista e Ultimo Tango a Parigi, era già considerato un maestro del cinema in Europa come in America. Aveva diretto il suo primo film a 21 anni e aveva lavorato per la prima volta su un set come assistente di Pasolini per Accattone. All’epoca era già una sorta di divinità del cinema d’autore: un critico inglese scrisse del Conformista che era girato con lo stesso virtuosismo di Quarto Potere e due anni dopo, con Ultimo Tango a Parigi, realizzava il più grande incasso del cinema italiano e allo stesso tempo un film che esplorava con tale profondità l’intreccio di desiderio, amore e morte da provocare la censura e subire il rogo del negativo, il destino di chi nella storia ha lottato per idee ribelli e rivoluzionarie (anche se Ultimo tango è forse l’unico film al mondo ad aver affrontato tale sorte)”.

“Per questo, si può capire perché a 35 anni, dopo aver sconvolto il cinema e anche un po’ il mondo, Bernardo Bertolucci era sorpreso di scoprire la propria vulnerabilità. L’ultima volta che ho avuto con lui una lunga conversazione – che questo film racconta – Bertolucci era da parecchio tempo su una sedia a rotelle e conosceva molto bene la fragilità del corpo – che aveva raccontato attraverso empatici, dolci e toccanti film come Il Tè Nel Deserto, Piccolo Buddha, Io Ballo Da Sola. Questo film racconta dei molti incontri che abbiamo fatto (a volte, su un palco, insieme a grandi personalità come Patti Smith, Wim Wenders, Gerard Depardieu, Marco Bellocchio), delle lunghe chiacchierate su film e registi, sul suo cinema e su quello, sterminato, che amavamo”.

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“Questo film, in realtà nato come episodio di una serie dedicata ai mestieri del cinema, è un omaggio ad un autore che non credo abbia eguali – quanti sono stati un mito delle nouvelle vague e allo stesso tempo hanno conquistato Hollywood con un canestro di Oscar? – ed anche un modo personale per conservare la memoria di quei momenti e impedire loro di dissolversi”.