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CAMERABOOK – I segreti del Trio in Bevi Qualcosa Pedro!, l’autobiografia di Tullio Solenghi

bevi-qualcosa-pedro-1È da oggi in libreria Bevi Qualcosa Pedro!, la prima attesa autobiografia di uno dei più popolari attori italiani, Tullio Solenghi. Il libro, edito da Rai Eri, rappresenta la prima storia del Trio raccontata “da dietro le quinte”. Colpi di scena, retroscena, scene madri, applausi a scena aperta: non manca nulla nel grande spettacolo che Tullio Solenghi costruisce per i lettori in questo libro intimo e corale, che parte dagli esordi al Teatro Stabile di Genova, attraversa gli anni migliori del cabaret milanese – special guest, il conterraneo Beppe Grillo – e i primi ingaggi da comico “solista”, rievoca la nascita del Trio che incoronerà di allori televisivi e teatrali lui, Anna Marchesini e Massimo Lopez. Entriamo, così, dietro le quinte di tournée trionfali a teatro e di una produzione complessa ed entusiasmante come I promessi sposi, record di ascolti e sintesi di un lavoro raffinato e implacabile sulla comicità. Ricordando che, se i Beatles si definirono “più famosi di Gesù Cristo”, il Trio perlomeno vanta il primato di aver dato scandalo tanto con San Remo quanto con Khomeini: due casi in cui ad attirare gli strali dei detrattori fu sempre Solenghi, predestinato punto di equilibrio di un indeformabile triangolo. Tra ricordi e personaggi, satira e dialoghi surreali, eventi drammatici e irresistibili inserti comici, un’autobiografia che si fa romanzo di un’avventura vissuta senza risparmiarsi, sul palcoscenico e fuori. Con il privilegio di poter fare dell’umorismo un mestiere, il più bello del mondo.

Il Trio

Il Trio

“Eravamo diventati Trio. La nostra strada verso la notorietà era stata, ed era, anche una via alla creatività che apparteneva a noi, e a noi tre insieme. […] lo sguardo che gettavamo sul mondo era il prodotto di un’alchimia che nemmeno Cagliostro aveva mai azzardato: trasformare il mondo in riso, sul palcoscenico e fuori. Non c’era confine per il nostro “occhio strabico” che scandagliava impietosamente la realtà rimarcandone gli aspetti più marziani, sia che ciò fosse finalizzato alla scrittura oppure al semplice cazzeggio. Era Anna, con il suo fiuto infallibile, a individuarli per prima, poi con un cenno d’intesa me li sottoponeva, io li valutavo per una prima finalità creativa e infine Massimo, apportando la sua prodigiosa capacità di clonatore, riproduceva il marziano in questione, campionandolo e quindi rendendolo esaminabile, e lì scattava la nostra furia dissacrante”.

Tullio Solenghi