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CAMERA&LOOK – Emma Watson è Belle, una moderna icona femminista

Sui social network, ha fatto recentemente discutere, e non poco, un’immagine postata che ritraeva Emma Watson a seno quasi scoperto. Uno scatto (una copertina per Vanity Fair) che ha diviso il popolo femminile e femminista: da una parte accusata di essere una “femminista ipocrita” che utilizza il corpo, dall’altra sostenuta perché le “femministe moderne” sono libere di indossare (o meno) quello che vogliono. Queste ultime sostenute dalla stessa Gloria Steinem che ha dichiarato: “le femministe possono indossare qualunque cosa vogliano. Dovrebbero poter andare nude per strada ed essere al sicuro”.

Emma Watson nello scatto su "Vanity Fair"

Emma Watson nello scatto su “Vanity Fair”

A pensarci bene, proprio il seno nudo era uno dei punti chiave delle stesse femministe del ’68: andavano in piazza in topless, dopo aver bruciato il proprio reggiseno. Insomma una parte del corpo che spesso è stata oggetto di censura o che è stata strumentalizzata da una parte o dall’altra della bandiera. Ma la questione non è finita qui: su invito dell’Huffington Post America, le donne che si ritengono femministe hanno iniziato a postare foto mostrando che cosa indossano sotto l’hashtag #WhatFeministsWear.

Il risultato? Sneakers, tacchi a spillo, hijab, pantaloni della tuta, vestiti lunghi e anche mini, corpi nudi (e liberi da abiti). Varietà e diversità di capi sono i nuovi simboli di libertà che evocano le donne femministe dell’era digitale.

Nei panni di Belle

Nei panni di Belle

E il fatto è proprio curioso, perché Emma Watson, da sempre sensibile e impegnata in attività femministe, a breve la troveremo al cinema ne La Bella e la Bestia (16 marzo) nei panni di Belle che, caso vuole, si può considerare la prima eroina femminista della storia della Disney.

Se facciamo un passo indietro nel 1989, La Sirenetta è stata la prima pellicola di rottura che doveva riportare le bambine al cinema e lo ha fatto con un personaggio che, non ancora totalmente libera dagli obblighi familiari, cerca di liberarsi dai doveri imposti dal padre. Vivace, sveglia, curiosa e avventurosa, Ariel è la prima di una serie di Principesse emancipate.

"La Bella e la Bestia" (1991)

“La Bella e la Bestia” (1991)

Ma torniamo a La Bella e la Bestia (1991) e a Belle, il vero punto di rottura, che sicuramente ha segnato la generazione delle bambine nate tra gli anni ’80 e ’90 (tra cui Emma Watson, classe 1990): il matrimonio non è l’obiettivo o la salvezza, come troviamo in Biancaneve o Cenerentola. Non sogna ad occhi aperti l’arrivo del Principe Azzurro, anzi lo stesso romanzo invita la lettrice a “vivere di avventure”, proprio come la protagonista. E questo, Belle, lo fa attraverso i libri. Ecco, la lettura è un punto fondamentale per capire la protagonista e tutto ciò che rappresenta.

Gaston, il prototipo dell’uomo “alfa”, “macho”, deride la sua passione e confessa ai suoi amici che secondo lui “Non è giusto che una donna legga, le vengono in mente strane idee e comincia a pensare”. Cultura, lettura, libro sono i mezzi per sognare, viaggiare, scoprire nuove avventure (attraverso l’immaginazione) ma sono anche un modo per crescere, farsi una propria opinione, emanciparsi. Dall’altra parte troviamo la Bestia che, come gesto d’amore, le mostrerà e regalerà un’intera biblioteca, sostenendo la passione di Belle.

La Bestia regala una biblioteca a Belle

La Bestia regala una biblioteca a Belle

A chiudere questo suo profilo da eroina femminista moderna è anche la sua ostinazione, a tratti avventata e rischiosa, che la vede precipitare in azioni tutt’altro che “consoni” a una Principessa (magari anche schizzinosa), come andare a cavallo nel bel mezzo della notte per cercare il padre o, anche se “prigioniera” nel Castello, mai disposta a sottomettersi alle condizioni imposte, come curiosare nella stanza proibita e trovare la rosa sotto incantesimo.

Selene Oliva