Credit: Parrish Lewis / Focus Features

Captive State, la società senza libertà di Rupert Wyatt

Credit: Parrish Lewis / Focus Features

Nel 2025, in America, la libertà non è più un lusso. Questo è quanto descritto da Captive State, il nuovo film – al cinema dal 28 marzo – scritto e diretto da Rupert Wyatt con protagonisti  John Goodman, Jonathan Majors , Vera Farmiga e Ashton Sanders.

Il film

Captive State è stato scritto dal cineasta Rupert Wyatt e da Erica Beeney. La loro singolare e originale sceneggiatura descrive una Chicago irriconoscibile, ed è ambientata dieci anni dopo che la città è stata occupata da alcune forze extraterrestri. Questo espediente fantascientifico serve per raccontare i pericoli che corrono oggigiorno le libertà civili e il ruolo del dissenso all’interno di una società autoritaria. Il tutto viene visto attraverso gli occhi di due Fratelli, che dopo l’invasione aliena rimarranno separati per molto tempo, e si riuniranno solo quando il maggiore dei due guiderà un piccolo gruppo di rivoluzionari intenzionati a mettere fuori uso il sistema di tracciamento alieno che si trova in cima alla Sears Tower. Se avrà successo, la missione potrebbe significare non solo la sconfitta degli alieni, ma anche la liberazione della razza umana.

I personaggi principali

Nel cast del film ci sono, John Goodman nel ruolo di William Mulligan, un veterano poliziotto di Chicago che per anni ha tenacemente indagato su un gruppo di ribelli impegnati a porre fine all’occupazione aliena, sia per il rispetto che nutre nei confronti della legge che per lealtà verso il suo ex-collega, morto durante l’invasione aliena, e i cui figli pensa facciano parte del gruppo; Ashton Sanders in quello di Gabriel, il più giovane dei due fratelli, che continua a cercare il fratello scomparso ritenuto da tutti morto, ma che ora gira voce sia vivo e faccia parte del gruppo di dissidenti che tramano la rivolta; Jonathan Majors intrepreta Rafe, il fratello di Gabriel, il fuggitivo chiamato ‘La Fenice’, colui che guida le forze intenzionate a porre fine alla dittatura degli alieni facendo esplodere la Sears Tower e distruggendo lo strumento di controllo degli alieni in cima al grattacielo; Vera Farmiga nel ruolo di Jane Doe, una vecchia conoscenza di Mulligan, che ora per nascondersi ha assunto l’identità di una escort, e nel cui misterioso passato potrebbe aver preordinato il futuro della razza umana.

Jonathan Majors (Credit: Parrish Lewis / Focus Features)

Jonathan Majors (Credit: Parrish Lewis / Focus Features)

Storia di un’occupazione aliena

Più che di una storia d’invasione aliena è una storia di occupazione aliena – spiega il regista Rupert Wyatt le storie fantascientifiche di maggior successo sono sempre quelle che, in un modo o nell’altro, rispecchiano la nostra società. Secondo me, Philip K. Dick è uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi perché è sempre stato capace di raccontare delle storie nelle quali noi come società riusciamo a immedesimarci”.  Il regista spiega come ha sviluppato la storia: “essendo questa una storia di fantascienza, o meglio una storia di fantascienza in stile retrò, volevo riuscire a creare un intero mondo e una mitologia completa. Il film è ambientato nel futuro, e più precisamente nel 2025, e cioè nove anni dopo l’invasione aliena. Ho preso ispirazione da quello che sta accadendo nel nostro mondo oggi dal punto di vista sociale, politico e ambientale, e l’ho esasperato. Volevo creare un mondo che fosse ancora riconoscibile, ma nel quale le libertà civili vengono negate e la tecnologia è regredita. La mia idea era di creare qualcosa in cui potessimo ancora rispecchiarci, ma in un’ottica fantascientifica”.

Le ispirazioni di Wyatt

Rupert Wyatt ha tratto ispirazione per la sceneggiatura di questa storia così originale (scritta insieme alla moglie, la sceneggiatrice Beeney) dall’opera di due stimati cineasti europei: il francese Jean-Pierre Melville (Frank Costello Faccia D’Angelo del 1967, L’Armata degli Eroi del 1969) e il regista italiano Gillo Pontecorvo (La Battaglia di Algeri candidato agli Oscar nel 1967). “Uno dei miei cineasti preferiti è il regista francese Jean-Pierre Melville – spiega Wyatt è stato un membro della Resistenza Francese durante la guerra, e nel corso di tutta la sua carriera ha voluto raccontare delle storie sulla lotta contro le forze di occupazione. Melville alla fine della sua carriera ha diretto un film intitolato L’Armata degli Eroi, un’opera straordinaria, epica, incentrata sui dei personaggi. È una pellicola francese per antonomasia, ma è girata come un film noir. Mi ha ispirato molto per questo film, come anche La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Ho voluto inserire alcuni elementi di entrambi questi due film, ma in un contesto fantascientifico ambientato negli Stati Uniti”.

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È tornato il totalitarismo

Il produttore David Crocket interviene spiegando che: “il film racconta la storia di un piccolo gruppo di ribelli di Chicago, provenienti da ambienti e da realtà diversi. Io non la considero una storia distopica o Orwelliana, anche se indubbiamente alcuni di quegli aspetti sono presenti nel film. La storia è ambientata in un mondo non dissimile dal nostro. Se dovessi trovare delle analogie tra Captive State e il nostro mondo, credo che il parallelo più simile sarebbe la Germania Nazista, o l’Unione Sovietica di Stalin. In pratica è un regime totalitario che controlla le libertà civili fondamentali e l’esistenza stessa delle persone”.

La nostra responsabilità verso il pianeta

David Crocket continua la sua analisi descrivendo l’attualità della sceneggiatura: “la nostra storia è ambientata nel 2025. Gli alieni stanno minando le nostre risorse, saccheggiano il nostro pianeta, stanno cominciando ad avere un effetto negativo sul nostro mondo. Anche se il film è ambientato in estate, il paesaggio sembra quasi invernale. Questo è un chiaro riferimento al cambiamento climatico. È un film con una coscienza sociale perché pone degli interrogativi come, ‘Quali sono le nostre responsabilità verso la razza umana? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti del pianeta?’”.

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La libertà cancellata

Sostanzialmente, questa è una storia di oppressione – conclude Rupert Wyattquella descritta, è una società in cui la libertà è stata cancellata. Molto spesso tendiamo a darla per scontata, ma siamo molto fortunati ad averla. Quello che ho cercato di fare con i temi della democrazia e dell’oppressione – che sono estremamente ricchi e complessi, ma non facilmente considerabili come tematiche ‘d’intrattenimento’ – è stato d’inserirli di nascosto in quello che invece essenzialmente è un film di fantascienza e d’intrattenimento”.