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Charlotte Rampling è la disperata Hannah di Andrea Pallaoro

Una Charlotte Rampling in stato di grazia è la protagonista assoluta di Hannah, il film del nostro Andrea Pallaoro che chiude oggi il Concorso della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La pellicola, co prodotta da Italia-Belgio-Francia, è interpretata anche da André Wilms, Stéphanie Van Vyve, Simon Bisschop, Jean-Michel Balthazar e Fatou Traore.

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Hannah (Charlotte Rampling) è il ritratto intimo di una donna che perde la sua identità e non riesce ad accettare la realtà che la circonda. Rimasta sola, alle prese con le conseguenze dell’arresto del marito (André Wilms), Hannah inizia a sgretolarsi. Attraverso l’esplorazione della sua identità frantumata e della perdita di autocontrollo, il film indaga l’alienazione della modernità, la difficoltà di avere relazioni, il confine tra identità individuale, rapporti umani e pressioni sociali.

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Hannah esplora il tormento interiore di una donna intrappolata dalle proprie scelte di vita, paralizzata da insicurezze e dipendenze, dal suo stesso senso di lealtà e devozione. “La disperazione di Hannah mi tocca profondamente – racconta Andrea Pallaoroforse perché sono consapevole di quanto il mondo possa essere spietato nei suoi confronti, o forse perché in lei riconosco alcune parti di me stesso”. Il regista, che ha sceneggiato il film con Orlando Tirado, ha trovato in Charlotte Rampling una straordinaria interprete.

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Andrea Pallaoro, che torna al lido di Venezia dopo aver presentato Medeas nel 2013 (nella categoria Orizzonti), ha spiegato che questo suo secondo lungometraggio rappresenta il primo capitolo di una trilogia incentrata su protagoniste femminili. Riguardo ad Hannah, il regista aggiunge: “più di ogni altra cosa ho voluto che il mondo la vedesse, percepisse il suo dolore e che assistesse al suo sforzo di ridefinirsi e di riconoscersi, da sola, prima di scomparire”.

“Ciò che so per certo è che con questo film ho voluto sentirmi vicino a lei, tenerle la mano, incoraggiala, rassicurarla”.

Andrea Pallaoro