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Che Guevara, il leader rivoluzionario, un memorabile Benicio Del Toro

Cinquant’anni fa oggi veniva ucciso uno dei personaggi storici più importanti e rivoluzionari di sempre: Ernesto “Che” Guevara. Guerrigliero, scrittore e medico argentino, nel 2008 sulla sua figura, furono girati due film: Che – L’Argentino e Che – Guerriglia. Sceneggiati da Peter Buchman e diretti da Steven Soderbergh, i due film (presentati in un unico film a Cannes) furono tratti dai diari dello stesso Che Guevara: L’Argentino dal Diario della Rivoluzione Cubana e Guerriglia dal Diario in Bolivia. A vestire i panni del protagonista fu un eccezionale Benicio Del Toro che, grazie a quella interpretazione, vinse il Premio per la Miglior Interpretazione Maschile al Festival di Cannes 2008.

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Il regista Steven Soderbergh spiegò così la scelta di dedicare un grande film su Ernesto Guevara: “sono stato attratto dal Che come soggetto di un film in due parti non soltanto perché la sua vita stessa è un’avventura, ma perché mi affascinano le sfide pratiche legate alla realizzazione su vasta scala di un’idea politica. Volevo sottolineare le doti fisiche e psicologiche necessarie per affrontare due campagne come queste e raccontare il processo attraverso il quale un uomo, nato con una volontà di ferro, scopre la sua capacità di ispirare e guidare gli altri”.

Un progetto, quello del doppio film, che Laura Bickford, una delle produttrici del film, sostenne fortemente: “a quasi mezzo secolo dalla sua morte, sono molte le ragioni per cui il Che resta un simbolo di grande forza ancora oggi: incarna l’immagine della ribellione giovanile e dell’idealismo – due cose che, secondo me, non hanno età, sono eterne”.

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Che – L’Argentino

Che – L’Argentino racconta l’ascesa del Che nella rivoluzione cubana, da medico a comandante a eroe rivoluzionario. Il 26 novembre del 1956 Fidel Castro (Demián Bichir) salpa per Cuba con 80 ribelli. Uno di quei ribelli è Ernesto “Che” Guevara (Benicio Del Toro), un medico argentino che condivide il sogno di Fidel: rovesciare la dittatura corrotta di Fulgencio Batista e creare una società nuova ispirata a ideali di giustizia e uguaglianza. Come testimoniano le sequenze che mostrano il Che all’Onu nel ’64. Il Che si rivela indispensabile come combattente e impara presto l’arte della guerriglia, diventando il beniamino dei suoi compagni e del popolo cubano.

La marcia per arrivare all’Avana dura più di due anni: dopo un lungo periodo sulle montagne della Sierra Maestra, senza mezzi e senza armi, tra combattimenti, scaramucce, arruolamento e addestramento di volontari, istruzione minima per gli analfabeti, cura dei malati, la colonna del Che conquista Santa Clara: la rotta del potere locale e la scelta dei soldati di passare nelle fila dei rivoluzionari si rivelano decisive per i passi successivi. Le altre colonne di rivoluzionari, reduci dalla conquista di Santiago e di Yaguajay si uniscono e marciano alla conquista della capitale.

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Che – Guerriglia

Che – Guerriglia ritrova il Che all’apice della fama e del potere, dopo la rivoluzione cubana. Più che un soldato è una figura di primo piano della scena internazionale. Ma all’improvviso sembra come sparire nel nulla. Perché ha lasciato Cuba? Dov’è andato? E’ ancora vivo?

Il Che ricompare in incognito in Bolivia: è irriconoscibile, e agisce nella più assoluta clandestinità. Organizza un piccolo gruppo di compagni cubani e reclute boliviane destinati a dare inizio alla grande rivoluzione latino-americana. Quella della campagna boliviana del Che è una storia di tenacia, sacrificio e idealismo, è il racconto della sconfitta di una guerra di guerriglia che alla fine lo condurrà alla morte. Ripercorrendo la sua storia, riusciamo a capire come il Che sia rimasto un simbolo dell’idealismo e dell’eroismo, ancora vivo nei cuori della gente di tutto il mondo.

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Interpretare il Che è stata un’esperienza diversa da tutte le altre per me – dichiarò Benicio Del Toroin questo caso, trattandosi di un personaggio realmente esistito, abbiamo dovuto partire dalla sua biografia e dagli scritti che aveva lasciato. Così, ci siamo imbarcati in sette anni di ricerche durante i quali abbiamo letto tutto quello che era stato scritto da lui e su di lui. Ma, essenzialmente, per interpretarlo ho cercato di basarmi soprattutto sulle cose scritte da lui”. Parole che diventarono grande cinema.


 

EXTRA – Aforismi di Ernesto Che Guevara

“Siamo realisti, esigiamo l’impossibile…”.

“Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore”.

“La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi”.

“Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”.

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“Se io muoio non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò vivendo in te”.

“Vale milioni di volte di più la vita di un solo essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra”.

“Non sono un Libertador. I Libertadores non esistono. Sono i popoli che si liberano da sé”.

“Vale la pena di lottare solo per le cose senza le quali non vale la pena di vivere”.

“Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo”.

“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”.

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“Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a qualunque altro uomo”.

“O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza”.

“Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!”.

“La rivoluzione si fa attraverso l’uomo, ma l’uomo deve forgiare giorno per giorno il suo spirito rivoluzionario”.

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“L’unico modo di conoscere davvero i problemi è accostarsi a quanti vivono quei problemi e trarre da essi, da quello scambio, le conclusioni”.

“Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi”.

“In qualunque luogo ci sorprenda la morte in battaglia, che sia la benvenuta”.