WonderStruck

Da Selznick a Haynes, le emozioni ne La Stanza Delle Meraviglie

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Tratto dall’omonimo famoso romanzo di Brian Selznick, giovedì 14 giugno arriva al cinema La Stanza Delle Meraviglie, il nuovo film diretto da Todd Haynes che vede protagonista un grande cast: Julianne Moore, Oakes Fegley, Millicent Simmonds, Jaden Michael, Cory Michael Smith, Tom Noonan e Michelle Williams.


Due storie

Nel 1927 una ragazzina fugge dalla sua casa nel New Jersey per andare a Manhattan, sperando di trovare una persona che per lei è molto importante. Cinquanta anni dopo un bambino sordo, colpito da una tragedia personale, trova un indizio sulla sua famiglia che lo spinge a fuggire dalle campagne del Minnesota e a raggiungere New York. L’avventura che entrambi vivono li conduce in posti strani, dove a ogni angolo sembrano celarsi misteri sulla loro identità e sul mondo, le loro scoperte attraversano anni di silenzio e rimorsi e le due storie procedono parallele per poi incontrarsi in maniera inaspettata, in un gioco di simmetrie, tra stupore e speranza.

Rose

Per Rose (Millicent Simmonds) la vita sotto il controllo rigoroso del padre è normale per una bambina sorda di quegli anni, tenuta isolata dai coetanei e con pochi collegamenti con il mondo esterno, a parte il suo amato album, un’elaborata opera artistica dedicata soprattutto alla carriera dell’attrice Lillian Mayhew (Julianne Moore). Quando Mayhew arriva a New York per un nuovo lavoro teatrale, Rose riesce a raggiungere Manhattan, con la speranza di incontrare la famosa star del cinema muto.

Millicent Simmonds

Millicent Simmonds

Ben

Invece la sordità di Ben (Oakes Fegley) è recente, risultato di un incidente avvenuto subito dopo la morte della madre, l’anticonformista Elaine (Michelle Williams). Mentre mette in ordine le sue cose, Ben trova un indizio sul padre che non ha mai conosciuto – un libro di ricordi di New York City. Prende un autobus, all’insaputa della zia, e alla fine arriva a Manhattan. L’impossibilità di sentire e di comunicare (nessuno dei due conosce il linguaggio dei segni), rende la ricerca dei due bambini nella grande città piena di eccitazione e pericolo. Per loro tutto è molto più complicato, anche la cosa più semplice, e il caos e la confusione delle strade della città non li aiuta di certo. Nonostante la loro maturità e la loro determinazione, si sentono sopraffatti ma non vogliono chiedere aiuto. Tutti e due cercano un po’ di sollievo al Museo di Storia Naturale, dove incontreranno nuovi e vecchi amici e insieme affronteranno le domande a cui sia Rose che Ben cercano disperatamente di dare una risposta.

Il libro

Chiunque abbia letto il romanzo di Brian Selznick La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret, o che abbia visto l’apprezzato adattamento cinematografico di Martin Scorsese Hugo Cabret, probabilmente non resterà sorpreso nel sapere che il seguito di Selznick, La Stanza Delle Meraviglie, documenta il senso di smarrimento sperimentato da un bambino quando scopre che il mondo degli adulti è spesso dominato da solitudine, confusione, rimorsi. E come il libro precedente, La Stanza Delle Meraviglie infonde nella storia un’atmosfera infantile pregna di magia e di mille possibilità, sia attraverso le parole che le immagini. Maestro di ciò che definiamo “narrativa”, Selznick scrive romanzi popolati da personaggi vividi e meravigliose ambientazioni storiche, e arricchiti da straordinarie illustrazioni.

Julianne Moore

Julianne Moore

L’ispirazione

Molti dei lettori che hanno letto La Straordinaria Invenzione di Hugo Cabret rivelano di averne apprezzato i disegni perché in quel momento tutto diventa silenzioso – racconta Selznick le parole popolano la nostra immaginazione, poi la narrazione continua nelle immagini ma senza parole, scivolando in un’altra area del cervello. Le parole si disperdono e ci limitiamo semplicemente a osservare ciò che accade. Sono rimasto affascinato dal silenzio generato dall’osservazione di quelle immagini”. Selznick ha avuto l’idea quando ha visto in tv Through Deaf Eyes, un documentario: “c’era una persona che definisce la cultura dei non udenti, una cultura visiva perché i sordi parlano attraverso i segni e non le parole. Mi ha ispirato a scrivere il libro arricchendolo con immagini per accompagnare la storia di una ragazza sorda; in questo modo il libro avrebbe espresso il modo in cui Rose vive la sua vita, e cioè a livello visivo”.

La sceneggiatura

Ne La Stanza Delle Meraviglie, Selznick conduce il lettore in un viaggio in cui le due storie si avvicendano, si alternano e in cui l’autore si destreggia abilmente fra due diverse modalità di scrittura. Ciò che il lettore “vede” nella storia di Rose sfida il linguaggio; ciò che “sente” nella sua testa, attraverso le parole della storia di Ben, accende la sua fantasia visiva come nessuna parola potrebbe mai fare. È stato lo stesso scrittore a scrivere la sceneggiatura del film. La storia di Rose, ambientata nel 1927, è stata girata in bianco e nero, seguendo la modalità estetica dei film muti, mentre la storia di Benè a colori, e ha una colonna sonora immersiva: “abbiamo intrecciato le due storie e giocato con i suoni contrapposti al silenzio, aggiungendo la musica. Il film non si limita a immagini e parole come accade nel libro, e secondo me ha funzionato bene così”, spiega Selznick.

Michelle Williams

Michelle Williams

La regia di Haynes

A dirigere il film è stato Tod Haynes che è rimasto molto colpito dalla qualità dell’adattamento di Selznick: “ciò che ha scritto è molto cinematografico, ed ero molto allettato all’idea di ri-visualizzare il suo bellissimo libro attraverso le lenti del cinema. Il libro lavora a un livello più profondo, evoca l’immaginazione, permette di riempire autonomamente gli spazi, di prendere possesso della storia e di personalizzarla. La storia fondamentalmente ‘chiedeva’ di essere trasformata in film, soprattutto nel modo in cui si sviluppa a cavallo di due periodi storici ben definiti nell’arco di 50 anni, sullo sfondo della stessa città, creando quindi una continuità di spazio”.

La cosa soprendente de La Stanza Delle Meraviglie è che è “nato proprio per essere un film parzialmente muto – spiega Todd Haynes la storia in bianco e nero doveva essere raccontata come un film muto, e il film muto gioca un ruolo nella storia stessa, perché la madre di Rose è una star del cinema dell’epoca. Nel frattempo Ben, che è sordo solo da poco, trascorre buona parte del film in un viaggio silenzioso in cui non conversa con nessuno, ma si limita a osservare. Quindi, le due storie interagiscono senza sonoro in modo assai diverso fra loro”. Il film offre una prospettiva ricca di sfumature, che si alterna fra musica e suoni ambientali, fra realtà oggettiva e percezione soggettiva di Ben, che ha ancora reminiscenze dei suoni. Il film suggerisce che Ben sia quasi perseguitato da una sorta di fantasma del suono, dal ricordo dei suoni: “ho accettato di fare questo film perché ho voluto trovare un modo per accendere la fantasia dei bambini senza le convenzioni del suono, così come si riempiono gli spazi delle illustrazioni. Quando chiedi agli spettatori di riempire gli spazi, questi mettono in moto un certo potere che tutti possediamo ma che spesso trascuriamo”.

Oakes Fegley

Oakes Fegley

Un’esperienza unica

Il giovane Oakes Fegley (che interpreta Ben), ha indossato cuffie che eliminano i rumori mentre percorreva a piedi la zona di New York in cui si svolge l’azione. Todd Haynes spiega: “è sicuramente un metodo abbastanza riduttivo, ma efficace, per far capire cosa prova una persona sorda quotidianamente; ci ha fatto comprendere che la percezione viene esaltata quando la gamma dei sensi diminuisce, e che l’esperienza si amplifica. Non dimenticherò mai i colori e le immagini di quel pomeriggio. Registravo il mondo, con i suoi colori, i suoi odori ma senza sentirne i suoni, e restavo colpito da come la luce si rifletteva sulla strada, sui palazzi. Quando ci siamo tolti le cuffie isolanti, tutto sembrava meno vivido”.

“Tutti possiedono il potere della trasformazione: attraverso ciò che impariamo attraverso i nostri occhi e ciò che possiamo fare con le nostre mani. Non riguarda solo il superamento della perdita e dell’ignoto, ma la possibilità di aprirci e di comunicare con gli altri”.

Todd Haynes