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Dei – Intervista a Cosimo Terlizzi: “In ogni punto in cui guardiamo c’è nascosto un Dio pronto a salvarci”

Dopo essere stato presentato al Bif&st, sarà dal 21 giugno al cinema Dei, il film scritto e diretto da Cosimo Terlizzi e prodotto da Riccardo Scamarcio e Valeria Golino insieme a Viola Prestieri (elenco sale qui). Protagonista è Luigi Catani, volto e anima di Martino, un giovane uomo nato e cresciuto in campagna che sogna di trasferirsi a Bari, in città, per studiare Filosofia all’Università. Al suo fianco sul set: Andrea Arcangeli, Martina Catalfamo, Angela Curri, Andrea Piccirillo, Matthieu Dessertine, Carla De Girolamo, Fausto Morciano e Andrea Renzi.

Dei è la storia di un cambiamento, di una rinuncia, forse momentanea, alla terra. Martino (Luigi Catani) è un ragazzo ancora minorenne che, nel suo periodo di formazione, sente la necessità di spostarsi verso la città, attratto dal mondo dell’intelletto (frequenta in Università il corso di Filosofia  – del Professore interpretato da Andrea Renzi – pur non essendo iscritto) e in conflitto con il mondo rurale che lo ha cresciuto ma che inizia a limitarlo. Circondato da animali in recinto e da vecchie ferraglie, non ha un rapporto idilliaco con il padre (Fausto Morciano), mentre la madre (Carla De Girolamo) sembra riconoscere in lui il suo potenziale, la sua voglia di studiare, il suo desiderio di evasione.

Quando a Bari, insieme all’amica d’infanzia Valentina (Angela Curri) conosce l’appariscente Laura (Martina Catalfamo) e i suoi stravaganti amici (Andrea Arcangeli, Andrea Piccirillo e Matthieu Dessertine), Martino inizierà a cambiare le proprie prospettive, affascinato dal caotico rumore di emozioni urbano. Sarà quel gruppo di amici, gli dei, che prima lo spaventano e poi lo proteggono, ad attirarlo in città. Sull’attico all’ultimo piano del palazzo dove vivono, Martino troverà un rifugio e un trampolino verso una nuova vita da scoprire. Tuttavia rimarrà in lui una profonda malinconia, una malinconia che pian piano avrà le sembianze di  un albero di famiglia al quale scoprirà di essere molto legato.

Matthieu Dessertine, Andrea Piccirillo, Andrea Arcangeli

Matthieu Dessertine, Andrea Piccirillo, Andrea Arcangeli

Tra campagna e città, tra silenzio e caos, tra sogno e realtà, Cosimo Terlizzi ci racconta in modo incisivo ed emozionale questa storia dal forte sapore autobiografico: la storia di Martino è in parte anche la sua. Per esplorare le tematiche del film, abbiamo deciso di intervistarlo e lo ringraziamo per la sua immensa gentilezza.

Dopo il Bif&st, esce al cinema Dei. Come descriveresti questo progetto? Che reazione vuoi dal pubblico?

Come nella vita, dove le esperienze arrivano in maniera leggera o forte. Quel cammino che seguiamo attraverso le tracce. Raccogliamo quei pezzi che ci piacciono e ne tralasciamo altri. Arriviamo alla meta e se ci va bene abbiamo tra le mani le chiavi giuste, altrimenti bisogna tornare indietro e cercarne altre. Ma forse le tracce sono dentro di noi, le abbiamo registrate senza esserne consapevoli. Ecco che ripensando a tutto il cammino fatto comprendiamo solo alla fine il perché di quel sentiero.

Dei, un film che contrappone la campagna alla città, la ruralità alla urbanità. Com’è il viaggio dall’una all’altra e viceversa?

È il viaggio dell’uomo moderno.  La lotta per la sopravvivenza che ha caratterizzato la vita in campagna. Dimensione umana fatta di grandi sacrifici e di una conoscenza tramandata da generazioni. Come ascoltare il vento, come osservare le piante, come vivere con gli animali. Le luci della città hanno promesso facile benessere, promesse mantenute, ma a quale costo? Si ritorna in campagna più poveri, svuotati da quel sapere reale della sopravvivenza. Malati, inquinati. L’emancipazione costa molto, quel tipo di emancipazione. Ecco che la domanda finale è questa: a cosa sta rinunciando Martino?

Angela Curri

Angela Curri

Che possibilità offre lo studio a Martino? A livello umano (di crescita), cosa può rappresentare per lui l’Università?

Martino è attratto da quella che è poi una fabbrica dell’intelletto, del pensiero dinamico e creativo attraverso la filosofia. Il metodo per un atteggiamento critico giusto verso la vita. Il dono della logica e di come unita alla creatività possa servire ad aprire visioni possibili. Penso all’idea dell’atomo nella grecia antica (V secolo a.C) dove alcuni filosofi ipotizzarono l’esistenza della componente fondamentale della materia. Non vi erano strumenti per provarla, eppure il pensiero logico, deduttivo, ha portato a quella visione. Ci sono realtà che conosciamo solo attraverso le teorie, e teorie non ancora formulate. Ci siamo spostati più in là grazie alla filosofia, le scienze umanistiche sono una valore importantissimo della nostra cultura. Ci elevano.

La storia di Dei è anche la tua vita. Cosa rappresenta per te la terra/natura? Perché invece ritenevi “inarrivabili” i ragazzi della città? Com’erano?

Oggi ho ritrovato il contatto con il mondo attraverso la vita in campagna. Il mio rapporto con la terra è sereno. Cerco di ascoltarla e di comprenderla. Scopro che è molto più vicina a me di quanto immaginassi. Sento che posso seguirla e farne parte. Mi meraviglia sempre come da un mucchio di sedimenti calcarei e organici, possa nascere qualcosa.  Ecco perché è la Madre. Il terrazzo lassù in città, nel punto più alto, con quel gruppo di ragazzi che vi stazionano beatamente, è il luogo dell’intelletto urbano. Il pensiero distante dal basso, ma ricco e attraente.  Nella fase di transizione dall’adolescenza all’età adulta, siamo portati a cercare miti da seguire, esempi che ci sembrano irraggiungibili. Li osserviamo e impariamo a camminare come loro e magari ad avere lo stesso accento. Poi col tempo ci accorgiamo che anche loro ci imitano e ci desiderano.  

Martina Catalfamo

Martina Catalfamo

Sei nato negli anni Settanta. Pensando all’età del tuo protagonista, cosa pensi della generazione (a mio parere un po’ smarrita) di Martino? Dove sta andando?

È una generazione che sembra esalata in una dimensione sociale complessa.  Ma ci sorprenderà e forse lo sta già facendo. In fondo questa è l’eredità lasciata a loro da noi adulti, no? Dai nostri padri? Nonni? Da sempre chi può filtra. E noi se pensiamo di aver capito come funziona siamo tenuti a lanciare freccette a loro più piccoli.

Malinconia e nostalgia, due sentimenti diversi ma simili, legate al tempo andato e alle nostre radici, unico appiglio in un mondo dominato dal caos. Concordi?

Non ci sono stati tempi migliori di questi. Io non li ricordo. Questo è il mio tempo migliore. Non parlo del tempo dell’umanità totale, ma il mio, il mio luogo, il giardino che sto curando, i miei affetti. Il caos è quello umano? Siamo noi singoli ad alimentarlo, per questo mi metto fuori, se possibile, e tutti dovremmo cominciare a mettere ordine nei nostri “corridoi”, e nelle nostre “stanze” e vedere cosa sta morendo sul balcone (per esempio).  Non è demagogia affermare che la rivoluzione comincia dall’orto. La verità è che l’umanità tutta è un corpo enorme e caotico, da sempre.

M

Luigi Catani è Martino

La terra del protagonista è spiaggia della Grecia antica, con tutte le sue suggestioni storiche e artistiche. In conclusione ti chiedo di commentare questa stupenda frase del tuo film: “in ogni punto in cui i tuoi occhi guardano, è nascosto un Dio”…

Abito in provincia di Brindisi, lì c’è un porto della storia, collega l’Italia alla Grecia e all’est. Quel porto che sognava Rimbaud. Sulla spiaggia c’è la macchia mediterranea, ogni pianta è stata nominata e studiata dai greci e dai romani, ogni pianta è messa in relazione a un dio, un mito, una leggenda. Questa è la cultura che mi piace. Da cui attingo e m’ispiro, omettendo le tragedie più infime. Sì, il contadino, quello che non esiste più, quello prima dell’era industriale del novecento, lo sapeva: in ogni punto c’è un Dio. Forse uno o tanti. Non importa. Se sei in ascolto quel dio sarà quel frutto che ti sazierà, quella pianta che ti salverà.

Intervista di Giacomo Aricò


Dei, dal 17 ottobre è disponibile in Dvd