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Dheepan di Jacques Audiard: una famiglia per una nuova vita

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, arriva domani nei nostri cinema Dheepan di Jacques Audiard, un film duro ma ottimista incentrato sul difficile percorso di un ex guerrigliero, interpretato da Jesuthasan Antonythasan, un vero ex bambino soldato.


In fuga dalla guerra civile in Sri Lanka e a caccia di asilo politico, un ex guerriero Tamil, una giovane donna e una bambina si fingono una famiglia facendo propri i documenti di tre persone morte in guerra. Accolti come rifugiati in Francia, vanno ad abitare in una banlieu difficile dove, pur conoscendosi appena, cercano di vivere in armonia.

Vi proponiamo di seguito un estratto dell’intervista rilasciata dal regista Jacques Audiard.

Da dove viene il personaggio di Dheepan?

Viene da Noé Debré che un giorno è venuto a trovarci e ci ha proposto questa idea di una coppia di stranieri molto stranieri, questa idea di due personaggi tamil in fuga dal conflitto cingalese. Non esiste alcuna rappresentazione cinematografica di questa realtà! Cosa sappiamo noi del conflitto tamil? Noé ci ha mostrato No Fire Zone, un documentario della BBC, che è peraltro di una violenza a volte al limite del sostenibile, ma che racconta la peculiarità di questo conflitto: le forze governative negoziavano delle “No Fire Zones”, nelle quali si rifugiavano le popolazioni tamil. Poi queste zone venivano bombardate e le sacche di resistenza si sono in tal modo via via ridotte fino a quando i tamil non si sono ritrovati sempre più accerchiati.

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Il film si intitola Dheepan, ma il protagonista è un tutt’uno con la famiglia che forma insieme alla finta moglie e alla finta figlia. Sapevi fin dall’inizio che le due figure femminili alla fine avrebbero assunto tanta importanza?

Sì, è vero, ma non è percepito come un obiettivo nel momento in cui viene illustrato. Scopriamo una falsa famiglia: l’obiettivo, che sarebbe che diventasse una famiglia vera, è latente. Penso che nelle primissime fasi del progetto non fossimo del tutto consapevoli di questo obietto: formare una coppia, una famiglia. Eppure è una cosa che ha preso forma in modo molto chiaro nella mia mente lungo il percorso e che le riprese non hanno mai smesso di rafforzare. Sono personaggi che non si amano. E non si amano a un livello di base molto preciso: lui era un soldato e lei era una civile. Un soldato ribelle nutre un enorme disprezzo per una civile.

Yalini offre a Dheepan quello che lui aveva perduto: l’avere uno scopo nella vita. Nel momento in cui si innamora di lei, l’obiettivo di questa donna diventa il suo. L’epilogo ha fatto scorrere fiumi di inchiostro, ma non è esattamente questo il concetto che evidenzia: la vittoria di Yalini su Dheepan?

L’aspetto che trovo interessante in questa conclusione è che andando in Inghilterra Dheepan, che fino a quel momento ha imposto il suo desiderio agli altri, cede al desiderio della donna. Si sottomette ed è un’evoluzione intrigante. E lui è finalmente molto dolce. In ogni caso il film è abbastanza vicino all’ambizione iniziale e rettiliana del progetto che era quella di un lunghissimo percorso compiuto tra il primo e l’ultimo fotogramma. E che cosa farà sì che questi personaggi siano in grado di effettuare questo viaggio sia a livello esteriore sia a livello interiore.

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Qual è stato il contributo degli attori e il loro vissuto a questa storia?

Il momento che per me è stato decisivo è stato quando ho visto gli attori. Insieme a loro ho ritrovato quello che era all’origine stessa del progetto: fare un film di genere con attori completamente stranieri e che questa stessa alterità entrasse nel genere. Questa sorta di alterità che cercavamo per il film la trovavo con naturalezza in loro. Ho passato lunghi momenti di immersione con i tre attori, un’esperienza piuttosto singolare. E poco a poco il quartiere di La Coudraie diventava realmente una terra straniera. Inoltre il film non poteva articolarsi troppo sulla finzione. L’aspetto più importante era l’interiorizzazione dell’intero percorso da parte dei personaggi: la loro evoluzione sul piano interiore e gli uni verso gli altri. Era fondamentale.

Il riferimento alle “Lettere persiane” le sembra ancora d’attualità?

È stato soprattutto una specie di slogan. Un “post-it” appiccicato sul progetto all’inizio del lavoro, un’indicazione. Per il resto, in merito alla questione dell’alterità possiamo dire che il film si articola complessivamente in vari punti di vista. Vediamo sempre attraverso i loro occhi, i loro sguardi su una realtà che non è la loro, che non conoscono e nella quale potrebbero entrare se possedessero la lingua, ma non la possiedono.

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Gli attori avevano letto la sceneggiatura, ma erano consapevoli che avevano l’incarico di colmare queste lacune volute?

Shoba e Kalie hanno capito fino in fondo in quale direzione sarebbe evoluto il film. E per me era abbastanza importante percepire la carica erotica delle scene tra Vincent Rottiers e Kalie. Ero interessato al film attraverso queste evocazioni del desiderio. All’improvviso nasceva qualcosa che avrebbe illuminato il racconto. C’era qualcosa di più definito e incarnato sul piano della sensualità.

“A volte mi dico che Dheepan è veramente una commedia sul risposarsi. In fondo il tema che è alla base del film è un tema tipico da commedia: abbiamo bisogno di stare in famiglia, di stare in coppia, con uno scopo utilitaristico, per rientrare nei canoni di una società, e alla fine ci si prende selvaggiamente su un divano”.

Jacques Audiard