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Eili Harboe è Thelma, il thriller soprannaturale di Joachim Trier

Già accolto come opera di culto negli Stati Uniti (“Immaginate Carrie girato da Ingmar Bergman” ha scritto il New York Magazine) e osannato nei festival di tutto il mondo, giovedì 21 giugno arriva al cinema Thelma, un thriller d’autore di grande impatto, che conferma Joachim Trier come uno dei maggiori registi scandinavi di oggi.

Il film 

Protagonista del film è Thelma (Eili Harboe), una timida ragazza di provincia cresciuta in una famiglia molto religiosa e appena arrivata a Oslo per frequentare l’università. Qui conosce Anja (Kaya Wilkins) e presto l’amicizia tra le due si trasforma in un sentimento più profondo: proprio allora, però, Thelma scopre di avere dei poteri inquietanti e incontrollabili, legati a un terribile segreto del suo passato.

Lasciamo spazio alle note di regia di Joachim Trier suddivise per temi.

Cinema d’autore, cinema di genere

Questo film è molto diverso dai miei titoli precedenti, volevo davvero fare qualcosa di nuovo. Sono cresciuto guardando i film di Bergman e Antonioni, ma anche di Brian De Palma. Inoltre, mi ha sempre colpito per le sue implicazioni esistenziali un film come La Zona Morta di David Cronenberg, una specie di fiaba per il modo in cui racconta qualcosa di profondamente umano all’interno di una cornice soprannaturale. Essendo un cinefilo, poi, insieme al mio amico e sceneggiatore Eskil Vogt ho visto ultimamente molti gialli italiani degli anni ’70: quello che ci ha colpito è il modo in cui questi film riescono a toccare temi universali attraverso il cinema di genere. Ci siamo così ritrovati ad affrontare alcuni argomenti con cui avevamo confidenza (il racconto di formazione in Segreti di famiglia, la malinconia della solitudine in Oslo, August 31st) confrontandoci con gli elementi di genere, che ci permettevano di lasciare più spazio all’immaginazione“.

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Munch, King, Hitchcock e i miti greci

La storia di Thelma ha una qualità quasi mitica: parla di un rapporto tra padre e figlia, dell’incapacità di accettare il proprio destino. Ma anche della difficoltà di conoscere e accettare se stessi. È curioso che durante la post-produzione stavo iniziando a lavorare con lo scrittore Karl Ove Knausgård a un documentario su Edvard Munch, il celeberrimo pittore norvegese de L’Urlo. I suoi dipinti raccontano l’angoscia vissuta dagli esseri umani, ma anche la bellezza, la sensualità e la complessità della gioia nella cultura scandinava: temi che hanno un rapporto molto stretto con il passaggio all’età adulta e la comprensione di sé da parte dei più giovani. Volendo indicare anche un’altra fonte di ispirazione del film, solo apparentemente lontana, ci sono anche l’Hitchcock di Marnie e La Donna Che Visse Due Volte e due romanzi di Stephen King come Carrie e Incendiaria: le loro protagoniste provano a negare il proprio destino finendo poi per doverlo affrontare, come nei miti greci“.

Jazz takes

Per girare questo thriller soprannaturale ho tentato di creare dei personaggi più complessi e ricchi di sfumature. Il lavoro con gli attori era fondamentale e così quello di scrittura: abbiamo preparato una versione iniziale del copione, poi l’abbiamo modificata dopo averla provata con gli attori prima delle riprese. Dopo aver girato molte scene, provavamo una terza versione, grazie a quelle che io chiamo “jazz takes”, in cui lascio gli attori liberi di improvvisare. Per alcune sequenze, poi, Eili usava coraggiosamente delle tecniche per calarsi in uno stato di alterazione, per poi recitare nascondendolo, in modo che trasparisse comunque dal suo volto e dal suo corpo una grande tensione interiore“.

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Natura selvaggia

Volevo che il film esprimesse il forte contrasto che c’è in Norvegia tra le aree urbane e la natura quasi incontaminata del nord del paese. Qui si trovano le grandi distese di neve e ghiaccio e gli spazi aperti e selvaggi della costa, che ho provato a usare per amplificare gli aspetti emotivi della storia. Io sono un ragazzo di città e per me è stata una specie di scoperta, un viaggio nella Scandinavia della mitologia. Anche per questo ho deciso di usare per la prima volta un formato cinematografico di grande impatto, il Cinemascope“.