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Fuori C’è Un Mondo, l’inno alla vita di Giovanni Galletta

Oggi al cinema esce Fuori C’è Un Mondo, il terzo film scritto e diretto da Giovanni Galletta, già vincitore del premio come Miglior Opera Drammatica al 50° Houston International Film Festival, e ritenuto il Miglior  Film all’ultimo London International Film Festival.


Gabriele (Emanuele Bosi) è un giovane scrittore che nonostante il successo e la sicurezza economica che gli deriva dal ristorante di cui è proprietario, so­ffre di una grave forma di depressione. Mentre corre sul lungotevere, Gabriele perde i sensi a causa di un calo di zuccheri, e viene soccorso da Lorenzo (Bruno Crucitti), un uomo senza fissa dimora che vive sotto un ponte. Il giovane rimane particolarmente colpito dal clochard perché l’uomo possiede un quadro piuttosto raro che è identico ad uno che sua madre (Paola Scaffidi) ha perduto quando lui era bambino. Gabriele insiste per ricambiare l’aiuto prestatogli da Lorenzo e il clochard, di fronte all’insistenza del ragazzo finisce per accettare e chiede a Gabriele se gli è possibile assumere sua figlia Valentina (Giulia Anchisi) nel ristorante di cui è proprietario.

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Gabriele da subito si trova attratto dai modi dolci e gentili della ragazza e tra i due non tarda a nascere un’intesa basata sulle insolite coincidenze che li accomunano. Valentina è ospitata in una canonica della chiesa dove lavora Don Daniele (Alberto Tordi). La ragazza divide la piccola stanza con Arianna, una prostituta che il sacerdote ha tolto dalla strada e con cui ha una relazione. Gli inaspettati eventi che seguiranno, in particolare quelli legati alla drastica e pericolosa decisione presa da Lorenzo al fine di risolvere la precarietà della sua vita e di quella di sua figlia, cambieranno alla radice le vite di ognuno dei personaggi.

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Fuori C’è Un Mondo è un film “sul senso e sul mistero della vita, sulla ricerca della felicità – spiega Giovanni Gallettae vuole cercare di rispondere a quesiti esistenziali e spirituali da sempre fondamentali e perlopiù irrisolti”. La pellicola, che riflette sul destino, per il regista è “una guida molto sentita di quella che è la mia visione attuale della vita, ed è anche un profondo grido di allarme nei confronti di una società talmente omologata che ha perso non solo il gusto del bello ma anche della partecipazione all’altro e poi addirittura all’”io”, tanto che si preoccupa molto più di puntare il dito piuttosto che di provare a guardare, e magari ammirare, in modo lucido ed umano. La capacità di sorprendersi dell’uomo medio è di conseguenza divenuta una dote in via d’estinzione”.

“Fuori C’è Un Mondo rimane a priori un inno alla vita molto sentito”.

Giovanni Galletta