Gabriele Salvatores foto di Claudio Iannone

Gabriele Salvatores, la magica e continua fuga verso le emozioni

Tra i registi più visionari e poetici, e quindi anche più personali, del nostro cinema annoveriamo senza dubbio Gabriele Salvatores che giovedì 30 luglio compie 70 anni. Vincitore di un Premio Oscar per il Miglior Film Straniero – il suo Mediterraneo (1991, con statuetta ritirata l’anno successivo) – Salvatores è un autore che nel cinema ha trovato il suo mondo: uno strumento per raccontare storie e visioni senza confine. Un “altrove” ben lontano dal palcoscenico, il suo primo amore: nel 1972, insieme a Ferdinando Bruni, fondò a Milano il Teatro dell’Elfo e mise in scena spettacoli “d’avanguardia”. Ovvero i suoi primi “film”.

Nel "Mediterraneo" da Oscar di Gabriele Salvatores

“Mediterraneo”

In “fuga” verso l’Oscar 

Fu proprio da uno dei suoi spettacoli, Sogno Di Una Notte D’Estate (ispirato a Shakespeare) che nacque la sua prima regia cinematografica. Una vera e propria coreagrafia d’arte, tra cinema, teatro, musica e danza dalle cadenze di fiaba. Dopo molti spettacoli di successo (tra cui Comedians, 1985, con gli allora poco conosciuti Paolo Rossi, Claudio Bisio, Silvio Orlando, e Chiamatemi Kowalski, 1987, ancora con Paolo Rossi), nel 1989 abbandonò il teatro per il cinema. Dopo Marrakech Express (1989) e il seguente Turné (1990), nel 1991 ecco la consacrazione mondiale con Mediterraneo, film che gli valse l’Oscar al Miglior Film Straniero. Nel 1992 arrivò Puerto Escondido, il quarto film – che idealmente prosegue il precedente trittico “della fuga”, tratto dall’omonimo libro di Pino Cacucci. Il quinto film di fila (1993) è Sud, un tentativo di denuncia della situazione politica e sociale dell’Italia dal punto di vista degli emarginati e dei disoccupati.

"Nirvana"

“Nirvana”

Fantascienza e sperimentazione

Dopo un po’ di pausa, il suo ritorno dietro la macchina da prese coincise con Nirvana (1997), pellicola dalle atmosfere cyberpunk che per il regista segnò l’inizio di un periodo di sperimentazione narrativa. Oltre a rivelarsi il maggior successo commerciale del regista, Nirvana ancora nel 2013 si è rivelato il italiano di fantascienza più premiato del pubblico. Il periodo sperimentale-fantascientifico del regista proseguì poi con Denti (2000) e Amnèsia (2002), entrambi con Sergio Rubini come interprete. Del 2003 è invece Io Non Ho Paura, pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti che gli valse una nuova nomination all’Oscar. Dello stesso scrittore è anche Come Dio Comanda, film che Salvatores diresse nel 2008. Tra i due film ecco un altro tentativo sperimentale: Quo Vadis, Baby (2005), un noir sui generis, dark e claustrofobico, questa volta tratto dall’omonimo scritto di Grazia Verasani.

"Tutto Il Mio Folle Amore"

“Tutto Il Mio Folle Amore”

Tutto il suo folle amore

Nel 2010, da una commedia teatrale di Alessandro Genovesi, Salvatores realizzò Happy Family, mentre è del 2013 Educazione Siberiana, film tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del 2009 di Nicolai Lilin. Un anno dopo arrivò il documentario Italy In A Day, un grande montaggio di video realizzati dal pubblico, e Il Ragazzo Invisibile, il ritorno del regista alla fantascienza (con cui vinse un European Film Award). Dopo il sequel – Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione (2018), è dello scorso anno il bellissimo Tutto Il Mio Folle Amore, liberamente da Se Ti Abbraccio Non Aver Paura, il romanzo di Fulvio Ervas.

Ogni storia che ha portato sul grande schermo ci ha portato altrove, ed è questa la magia del cinema. Auguri Gabriele.