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Gagarin Mi Mancherai, il viaggio creativo di Domenico De Orsi

A Venezia, alla 33. Settimana Internazionale Della Critica, è stato presentato Gagarin Mi Mancherai, il cortometraggio (’20) scritto, diretto e montato da Domenico De Orsi. Interpreti sono Nicola De Paola e Marina Savino.

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Gagarin, Mi Mancherai

In un mondo dove la natura si presenta impervia e ostile, un uomo e una donna vivono come sopravvissuti all’estinzione della specie. Lavorano come contadini, affrontano docilmente la fatica, il silenzio, l’esistenza. Spinto dal desiderio di altrove, l’uomo si rifugia nella sua immaginazione. Visita i villaggi abbandonati, raccoglie rottami e progetta improbabili macchine volanti. La donna lo osserva da lontano, ma resta al suo fianco, con l’abnegazione e la cura che si deve a chi forse le appare come un pazzo. Almeno finché dal cielo qualcosa precipita al suolo, e irrompe nella loro vita. Un ospite inatteso, che li costringerà a interrogarsi su identità, realtà e desiderio, e sull’atto stesso di
immaginare.

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Lasciamo ora spazio alle note di regia di Domenico De Orsi, divise per temi.

La scoperta dell’Altro

La storia fantastica di un astronauta che precipita nella vita di una coppia di contadini era diventata la metafora dell’Altro che irrompe nella nostra quotidianità per svelare qualcosa della nostra identità che noi stessi ignoriamo. E’ l’Altro che ci svela la nostra “pazzia” ovvero quella parte a noi ignota che definisce i nostri desideri. Senza accorgermene avevo girato un film che racconta la ricerca di identità attraverso l’Altro“.

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Un viaggio creativo

Il desiderio è la nostalgia delle stelle. Un indistinto desiderio di altri mondi è antico come l’uomo stesso. La meta dei razzi non sono mondi sconosciuti ma il loro senso è quello di scuotere quest’antico desiderio. L’atto di creare ci proietta da soli negli infiniti possibili della nostra immaginazione. Come Gagarin, siamo tutti alle prese con il nostro primo viaggio nello spazio ogni volta che desideriamo creare. E quello che creiamo è una domanda. Gagarin mi mancherai è un piccolo viaggio che volendo andare lontanissimo ha scoperto di essere rivolto al vicinissimo, all’interno della misteriosa profondità umana“.

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La natura del Cinema

Mi sono interrogato sulla creatività, sul produrre immagini, finisce per essere una domanda sul fare cinema e sul chiedersi se, alla fine di tutto, non sia il cinema stesso a mancarci ogni volta che un film finisce. Assediati dalle immagini bisogna tornare a chiederci quale sia la natura del cinema. Per dirla con Herzog credo che il cinema sia un processo di conquista dell’inutile. Un gesto inutile in grado di produrre senso nello spettatore e nella vita di chi lo realizza. Mi sento assediato dall’idea del profitto economico come solo valore. Mi piace pensare che il moltiplicarsi di gesti inutili, liberi, creativi, contribuisca a riformulare quest’idea di profitto, in direzione della ricerca di espressività“.