SUBURBICON

George Clooney inquadra l’allucinante società di Suburbicon

Presentato in Concorso alla 74. Mostra del Cinema di Venezia, è arrivato al cinema Suburbicon, il film scritto, diretto e prodotto da George Clooney con protagonista un cast guidato da Matt Damon, Julianne Moore e Oscar Isaac.


Suburbicon è una pacifica e idilliaca comunità periferica caratterizzata da case a buon mercato e giardini ben curati, il luogo perfetto dove crescere una famiglia. È esattamente quello che stanno facendo i Lodge nell’estate del 1959. Tuttavia, l’apparente tranquillità cela una verità inquietante, quando il marito e padre Gardner Lodge (Matt Damon) è costretto a farsi strada nel lato oscuro della città fatto di tradimento, inganno e violenza. Dopo un misterioso omicidio, questa famiglia apparentemente perfetta è costretta a ricorrere al ricatto, alla vendetta e al tradimento per sopravvivere.

Suburbicon, ovvero lo specchio ideale di un gioioso sobborgo californiano degli anni ’50, dove il meglio e il peggio dell’umanità si riflettono nelle azioni della gente comune. Black comedy che nasconde sotto l’apparenza idilliaca un’implacabile ferocia, Suburbicon è la storia di persone imperfette e delle loro scelte sbagliate.

 Julianne Moore e Matt Damon

Julianne Moore e Matt Damon

Nel decennio che seguì la Seconda Guerra mondiale, l’emergente middle class americana iniziò a stabilirsi nei sobborghi intorno alle città: case idilliache, con costi accessibili e in comunità ben organizzate. Per molti il sogno americano di possedere una casa diventava una realtà per la prima volta: “il Governo aiutava i veterani ad acquistare una bella casetta con un garage e un giardino. Potevi trovare un buon lavoro, avere un bel vicinato e crearti una famiglia, se eri bianco – afferma George Clooneyla cosa divertente è rimuovere quella patina della perfetta vita casalinga e vedere quanto le cose possono degenerare”.

I fratelli Coen firmarono la sceneggiatura originale di Suburbicon negli anni ottanta. Per una serie di motivi il film non fu mai realizzato e venne accantonato. L’anno scorso George Clooney e il suo socio Grant Heslov stavano lavorando a una storia accaduta a Levittown, Pennsylvania, nel 1957, ispirata al breve documentario Crisis in Levittown, la vera storia di quello che successe quando William e Daisy Meyers divennero la prima famiglia afroamericana a trasferirsi a Levittown. Clooney chiamò i fratelli Coen per chiedere loro se potevamo provare a dare un’occhiata al copione e farne un film storico ambientandolo in una città come Levittown. Loro si dimostrarono entusiasti, dando di fatto il via libera al progetto: “abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto realizzare qualcosa di un po’ meno divertente e molto più cupo – continua Clooneyci è sembrato il momento giusto per un film arrabbiato”.

Noah Jupe e Tony Espinosa

Noah Jupe e Tony Espinosa

Nel corso delle ricerche, Clooney ha visto “che la gente che protestava aveva formato una specie di muraglia intorno alla casa dei Meyer, sventolavano bandiere confederate, bruciavano croci e raccoglievano firme per una petizione nella quale chiedevano che quella famiglia se ne andasse. Nel film noi usiamo proprio le parole usate in quella petizione”.

Per il regista, quando vediamo “un film che parla di razzismo e di atteggiamenti bigotti degli anni ‘50 o ‘60, è sempre ambientato nel Sud, siamo abituati che siano persone con accento del Sud a usare quel tipo di linguaggio, ma – lo dico come uno che viene dal Kentucky –  è importante discutere del fatto che queste sono persone che vengono dalla Pennsylvania e da New York, che usano le minoranze come capri espiatori. Questo tipo di atteggiamento esiste nel Nord Est; non è difficile immaginare che succeda un po’ ovunque”. Nel corso del film, George Clooney ha usato materiale ripreso dal documentario: “a volte c’è bisogno di vedere come sono andate davvero le cose ed è sconvolgente per il pubblico di oggi, ma la verità è questa e i fatti non sono successi troppo tempo fa”.

Oscar Isaac

Oscar Isaac

Tutti guardano nella direzione sbagliata – conclude George Clooneyvogliono credere al mito che non è mai successo niente di male prima che arrivassero le minoranze. Quando guardiamo indietro nel tempo, quando l’America era grande, dobbiamo ricordare che non era così grande per molta gente. Questo è un discorso sempre attuale”.

“Suburbicon parla al periodo in cui viviamo”.

Matt Damon