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Gli Amori di una Bionda di Miloš Forman, il ritratto di una generazione

La Cineteca di Bologna, per il progetto il Cinema Ritrovato, da oggi riporta in sala restaurato Gli Amori di una Bionda, film diretto da Miloš Forman nel 1965 con protagonista Jana Brejchová.


Questa commedia triste di Miloš Forman, sua prima affermazione internazionale, inaugura ufficialmente la nová vlna, la nouvelle vague praghese. Le disillusioni amorose d’una giovane operaia, in fuga dal torpore della provincia, si stagliano nel ritratto d’una generazione nuova e indecisa a tutto, ma risolutamente (e comicamente) fuori dal linguaggio e dalle retoriche ufficiali della ‘programmazione socialista’. Nel film circola un’aria da dolci inganni che rischia di spegnersi nel grigiore d’un contesto desolante.

Miloš Forman giunse con questo lungometraggio a firmare la sua terza opera, insieme al proprio gruppo artistico ormai collaudato, in cui lo affiancarono i futuri cineasti Ivan Passer e Jaroslav Papoušek, il direttore della fotografia Miroslav Ondříček e, soprattutto, i supervisori alla produzione Jirí Šebor e Vladimír Bor, capaci di prendere le difese dei progetti anomali del giovane cineasta dinanzi alla burocrazia di regime. Per molti versi, Gli Amori di una Bionda riassume procedimenti, personaggi e situazioni collaudati nei due lungometraggi precedenti, Konkurs (Il Concorso, 1963) e Černý Petr (L’Asso di Picche, 1964), portandoli a un considerevole grado di perfezionamento sul piano narrativo e della messinscena.

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Gli Amori di una Bionda ottenne un grandissimo successo di pubblico, tanto da diventare uno dei maggiori best seller del cinema cecoslovacco di tutti i tempi. Non mancarono però le polemiche. Soprattutto, secondo Škvorecký, si rimprovera al film di “rivelare un segreto di stato: che la gente, mentre fa l’amore, di solito è svestita”. C’è chi addirittura scrisse lettere anonime al regista, minacciandolo di morte. A dispetto di questi soprassalti di “moralismo socialista”, il film fece il giro dei principali festival del mondo, Venezia, Londra, New York, e ottenne la nomination all’Oscar, vinto poi da Un Homme, une Femme di Lelouch.

Riportiamo ora di seguito quanto scrisse Enzo Natta (“Cineforum”, n. 58-59, ottobre-novembre 1966):

Gli Amori di una Bionda di Miloš Forman è un affresco tenero e delicato, triste e gaio nello stesso tempo, del mondo giovanile; un quadro d’ambiente e un ritratto di costume tracciato con sincero e acuto realismo attraverso la messa a fuoco della piccola realtà quotidiana; una vicenda psicologico-sentimentale che per la sua naturalezza e la sua spontaneità si contrappone apertamente alla falsa cornice caramellosa della commedia americana e alla volgarità della neo-pochade all’italiana; un film dolce-amaro spiritoso e intelligente, che esplora con sentita partecipazione il mondo della nuova generazione, i suoi sogni, le sue illusioni, il suo passaggio all’età adulta, spesso brusco e spiacevole”.

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Con uno stile vivace e una sincera ispirazione, Forman con Gli Amori di una Bionda realizzò un’opera lucida e ricca di umanità, mettendo in risalto il desiderio di comunicativa, di affetto, di amore da parte di una generazione ‘irragionevole’ che rifiuta le prediche degli adulti convinta che queste siano motivate soltanto dal pregiudizio, e che alla fine sconta a caro prezzo il fio dei propri colpi di testa, avventati e impulsivi.

“Una piccola nazione come la Cecoslovacchia, minacciata per tutto il corso della sua storia da potenti vicini, non ha altri mezzi di sopravvivenza che mantenere il sense of humour”.

Miloš Forman