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Il Cieco Che Non Voleva Vedere Titanic, il viaggio d’amore e coraggio di Teemu Nikki

Dopo essere stato presento alla 78. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti Extra, martedì 14 settembre arriva al cinema Il Cieco Che Non Voleva Vedere Titanic, l’intenso film diretto dal pluripremiato regista finlandese Teemu Nikki girato dal punto di vista di un cieco. Un film d’azione/thriller atipico su un uomo che deve attraversare l’inferno per raggiungere la sua amata.

Il film

Tutti hanno bisogno di amore, anche Jaakko (Petri Poikolainen), un uomo cieco e paralizzato, costretto sulla sua sedia a rotelle. Jaakko ama Sirpa. Non si sono mai incontrati nella vita reale, ma si telefonano tutti i giorni. Quando Sirpa resta sconvolta da una notizia scioccante sulla propria salute, Jaakko decide di andare da lei immediatamente, nonostante le proprie condizioni. In ogni caso, gli basta fare affidamento sull’aiuto di cinque estranei, in cinque luoghi: da casa al taxi, dal taxi alla stazione, dalla stazione al treno, dal treno al taxi e, infine, dal taxi a lei. Un viaggio difficile, in cui Jakko perderà e riacquisterà la fede e la fiducia nell’umanità.

Quella diretta da Teemu Nikki è un’esperienza cinematografica unica su come ci si sente ad essere ciechi interpretata da un cieco nella vita reale: il mondo che circonda il protagonista è sfocato, morbido e il suo viso e le sue mani fungono da palcoscenico del film.  

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Teemu Nikki racconta…

Nella primavera del 2019 chiesi al mio amico Petri se gli sarebbe ancora piaciuto recitare. Mi confessò che era ancora il suo sogno, e promisi di scrivere una parte per lui in un cortometraggio. La parte è diventata quella di protagonista e il cortometraggio è diventato un lungometraggio. La sclerosi multipla di Petri è così aggressiva che avevamo fretta di girare il film. Petri mi disse che, sebbene cieco e in grado di muovere solo la mano destra, viaggiava ancora da solo. È così che è nata l’idea. A ogni modo, non volevo fare un documentario su un attore disabile. Volevo lavorare con Petri, un attore che si dà il caso sia anche cieco e su una sedia a rotelle. Il nostro protagonista ha la stessa malattia di Petri, ma la sceneggiatura è immaginaria“.