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Intervista ad Angélique Cavallari: “In Seguimi la mia folle ricerca di Amore”

Da giovedì 22 novembre Stemo Production porta nelle nostre sale Seguimi, un interessante e inquietante thriller psicologico diretto da Claudio Sestieri e interpretato da Angélique Cavallari, Maya Murofushi, Pier Giorgio Bellocchio, Antonia Liskova, José Maria Blanco e Marina Esteve. Il film verrà proiettato stasera alle 20 al Cinema Odeon di Roma (Piazza Jacini, 22) alla presenza del regista e del cast.

Il film

Marta Strinati (Angélique Cavallari), una tuffatrice olimpionica, dopo essersi seriamente infortunata in piscina, si ritrova sola e disorientata. Lascia Barcellona e si trasferisce nella suggestiva Matera, antica e poetica città affacciata  su una natura selvaggia. Marta riapre la casa-studio di suo padre, un pittore morto poco tempo prima. Per lei è il secondo lutto da affrontare, dopo la morte della madre. Sua sorella Muriel (Antonia Liskova), non le sta vicino, completamente inghiottita dal suo egosimo e dal suo lavoro.

A Matera, Marta incontra Sebastian (Pier Giorgio Bellocchio), uno dei tanti artisti del borgo, uomo e pittore dal carisma indiscutibile, dal carattere magnetico, ombroso. Durante una mostra scopre i suoi dipinti, tutti ispirati dalla stessa Musa, una ragazza giapponese perturbante che subito le ispira un forte senso di dejà vu. All’improvviso, la modella dei quadri è al suo fianco, ed è chiaro da subito come questa misteriosa ragazza orientale avrà un impatto decisivo sulla sua vita. L’incontro con Haru (Maya Murofushi), la modella di tutte le tele iperrealistiche della mostra, si trasforma infatti per Marta in una relazione di cui non può fare a meno, una sconvolgente ossessione fisica e mentale. Un caso estremo di Sindrome di Stendhal, o solo un amore forte come la morte?

Angélique Cavallari e Maya

Angélique Cavallari e Maya Murofushi

Il tema dell’Assenza, il rapporto Arte e Vita

In Seguimi, Marta vive una fase di particolare fragilità che la porta ad iniziare un percorso, “tanto affascinante quanto ignoto“, come sostiene il regista Claudio Sestieri. Un viaggio interiore attraverso il quale Sestieri – che ha anche sceneggiato il film insieme a Patrizia Pistagnesi e Nicola Molino – ha sviluppo due temi a lui cari: il ruolo dell’Assenza nella ridefinizione dei sentimenti e le relazioni tra Arte e Vita. Marta si troverà a percorrere, come spiega l’autore, “un itinerario ipnotico e audace in cui il reale slitta sempre più verso l’assurdo, in bilico fino alla fine tra la soluzione fantastica e quella analitica“.

Magnetica e fragile, Angélique Cavallari

Sensuale e sensibile, Marta è stata interpretata da una bravissima Angélique Cavallari, attrice italo-francese, capace, nell’interpretare il suo personaggio, di nascondere dietro uno sguardo magnetico e sempre affascinante una enorme  e profonda fragilità. Per esplorare la complessa personalità della protagonista, abbiamo deciso di intervistarla.

Angélique, nel film interpreti Marta, una donna abbandonata, senza più i genitori e con una sorella lontana. Ci potresti descrivere quali sono le emozioni che prova Marta e le paure che la tormentano?

In Marta si è instaurato un dolore così profondo che nel momento in cui viene nuovamente lasciata totalmente sola, senza più punti di riferimento, inconsciamente si crea un mondo immaginario, di protezione. Questo mondo è certamente una grave dissociazione dalla realtà. Il suo bisogno di Amore è come un grido sott’acqua, ma nessuno sembra sentirlo. Questo è il suo grande tormento inconscio, essere amata, presa tra le braccia senza essere nuovamente abbandonata in una solitudine senza fondo. Essendo poi stata un atleta di alto livello, è abituata ad affrontare le cose in maniera concreta e costruttiva senza lamenti, e forse è anche per questo che paradossalmente nessuno si accorge di quanto la sua sofferenza sia grave e profonda.

Marta e Haru

Marta e Haru

Cosa rappresenta Haru per Marta?

Per Marta, Haru è una sorta di trasposizione di se stessa, uno sdoppiamento di personalità, ed è anche in un certo senso un contatto con il suo papà pittore, appena morto (Marta indossa ossessivamente il kimono di una delle modelle del padre). In realtà Haru è una presenza vacua e molto scura, che però riesce a calmarle – anche se in maniera molto distorta – la sofferenza che l’ha colpita. E’ un amore disperato quello nei suoi confronti. E la stessa cosa accade anche con la comparsa della sua compagna di nuoto, anche lei, indubbiamente, una presenza che la fa sentire amata ma che è allo stesso tempo distorta. Marta inconsciamente cerca una salvezza, si circonda di un amore malsano, quindi ossessivo ed inesistente, per cercare di non morire di dolore. Ma tutto questo è inconscio, ed infine, inutile.

L’acqua è l’elemento che si lega a Marta in modo indissolubile. Dalla piscina olimpionica, a quella che l’affoga nei suoi incubi, fino al finale. Sembra esserci, in profondità, un forte significato primordiale e materno. Tu cosa pensi del rapporto tra Marta e l’acqua?

E’ come se cercasse un contatto con la parte femminile, dolce, accogliente e comprensiva di cui è stata privata. La morte della mamma e la sorella cosi anafettiva, le creano un bisogno preponderante di colmare una forte mancanza di dolcezza che possiamo chiamare Amore. Se osserviamo l’atto del tuffatore è sempre un salto nel vuoto (vedete il quadro La Tomba del Tuffatore ad esempio) e ci vogliono anni di duro lavoro per fendere l’acqua con dolcezza. Ogni volta ad ogni tuffo deve essere precisa ed elegante come una farfalla che vive in un giorno solo e sa di non poter sprecare la sua occasione. Nonostante il grave incidente in piscina, come dici tu, fino alla fine l’acqua rimane il suo elemento cardine, emblema irrisolto, fino a farla perdere e disperdere nella profondità dei suoi abissi interiori.

Ultima domanda. Nel film ci sono diversi tuoi sguardi in macchina, i nostri amati cameralook. Qual è quello che ti è piaciuto di più e ti è rimasto più impresso?

Ce ne sono un paio. Il primo è quello prima del fatidico tuffo sbagliato, uno sguardo determinato ed incerto al tempo stesso. Il secondo arriva quando Marta piange dopo aver fatto l’amore per la prima volta  con la modella. Si tratta di uno sguardo disperato che cerca di soffocare le lacrime della presa di coscienza, e della grande solitudine dopo l’amore. Gli altri sono sguardi introspettivi quasi nascosti…

Intervista di Giacomo Aricò


Seguimi, una valanga di premi

Seguimi ha recentemente vinto tre premi al Festival Internazionale del Cinema dei Castelli Romani (Miglior Regia, Miglior Attrice/Angélique Cavallari e Miglior Fotografia/Gianni Mammolotti). Riconoscimenti che si sono aggiunti ad altri premi (Miglior Film, Miglior Sceneggiatura, Miglior Attrice/Angélique Cavallari, Miglior Musica e Miglior Fotografia all’Umbrialand – Indie Film Fest di Terni. Presentato in concorso al Taormina Film Fest, ha vinto anche il premio come Miglior Sceneggiatura al Terra di Siena Film Fest.