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INTERVISTA – Melania Dalla Costa: “Recito con la mia anima a nudo, sono felice quando non porto maschere”

Nel recente Stato di Ebbrezza di Luca Biglione (qui la nostra intervista), incentrato sulla vera storia di Maria Rossi, c’è un personaggio che resta impresso, quello di Beatrice, una giovane donna che la protagonista (Francesca Inaudi) incontra in clinica. A darle volto e voce è un’appasionata Melania Dalla Costa che, per questa interpretazione, ha messo cuore e anima, trascurando la sua bellezza (è anche una modella). Senza trucco, senza maschera, al naturale. Scavando dentro se stessa per arricchire con la propria essenza il personaggio da interpretare. Per regalare al pubblico un’emozione, come del resto una brava attrice deve saper fare. Ed è proprio da Beatrice che è iniziata la nostra bellissima chiacchierata con lei, Melania.

Melania Dalla Costa in "Stato di Ebbrezza"

Melania Dalla Costa in “Stato di Ebbrezza”

Melania, prova superba in Stato di Ebbrezza. La tua Beatrice è un personaggio che resta impresso: serviva passione per interpretarlo. Quanto c’è della tua anima in lei?

Innanzitutto grazie per i meravigliosi complimenti, mi fanno molto piacere. La critica ha molto apprezzato la mia interpretazione, paragonandomi ad Angelina Jolie in «Ragazze Interrotte», adesso anche «prova superba», da parte vostra, mi fate commuovere. È la ricompensa di tutti i sacrifici che ho fatto, gli anni di studio e ricerca e tutto ciò mi stimola a migliorarmi, ogni giorno, per fare sempre di più. In Beatrice vive tutto l’aspetto nero della mia vita, i posti più oscuri del mio animo: il mio limbo. Ho attinto dalle tempeste più nere che ho dovuto attraversare. Poi per far rinascere Beatrice, ho pensato al giorno più bello di quando ero bambina: il mio primo giorno di scuola, con la mia cartella con scritto VICTORY. Ho donato me stessa per il bene del mio personaggio e del film perché un attore è un canale. In ogni animo e carattere vive il nero e il bianco, la luce e l’oscurità. Siamo un insieme di cose che ci rendono unici.

Alla conferenza stampa di presentazione, riferendoti a Beatrice, hai detto che questo ruolo ti ha permesso di sentirti “al naturale”, quasi senza trucco, senza troppe attenzioni all’estetica, alla cura di se stessi. Diciamo completamente all’opposto di quando ti prepari per uno shooting o per un film. Come ti sei sentita? Ti ha aiutato a liberarti un po’ da certi “pesi” dell’apparenza?

Mi ha resa molto potente, libera di essere, senza paura di camminare nuda, senza maschere, in una società che quasi le impone. Non ho un ruolo, sono io con tutta la mia vulnerabilità. Quando ho interpretato il personaggio di Beatrice mi sono detta: Voglio darmi una possibilità. Voglio fare un percorso inverso a quello standard. Sono ingrassata, mi sono imbruttita. Ho rinnegato la strada facile che poteva darmi la mia bellezza. Grace Kelly, Marilyn Monroe vengono ricordate per la loro presenza estetica e non per le loro interpretazioni. Volevo far capire che non ero solo bella, ma anche brava. Ho pensato al meraviglioso percorso che ha fatto Charlize Theron nel film Monster e ho provato a fare lo stesso, ad andare oltre me stessa e alle cose facili. Se la scelta è accessibile non c’è sfida e di conseguenza uno scarso impegno. La vita e la recitazione, secondo me, hanno lo scopo di evolverti, con il tempo, a qualcosa di migliore e più alto. Vorrei che le giovani donne si svincolassero dalla bellezza imposta dai mass media. Una persona non è fatta semplicemente di esteriorità, ma di un insieme di qualità.

Nei panni di Beatrice, al fianco di Francesca Inaudi

Nei panni di Beatrice, al fianco di Francesca Inaudi

Nella medesima occasione, riferendoti al modo in cui ciascuno di noi si presenta agli altri, hai anche affermato che nella nostra società “manca la verità”. Secondo te la nostra è sempre più una società di maschere? E se sì, perché stiamo perdendo autenticità?

Oggi ognuno ha un ruolo, deve essere invincibile e la società impone che non sia ammessa nessuna debolezza. Bambolotti di plastica vaganti e senza emozioni, firmati e privi di personalità e di contenuto. E invece il più forte è colui che si mostra com’è, senza farsi imporre regole dettate dagli altri. Spesso mi chiedo cosa sia giusto o sbagliato e tantissime cose rientrano in una categoria o in un’altra per scelta non mia. La verità provoca emozioni, vive dove brilla Dio. Stiamo perdendo autenticità perché la società è focalizzata su cose inutili e superficiali, l’essenziale è ciò che ci rende felici. Se la moneta di oggi è il tempo io, ad esempio, lo uso per regalarmi delle ore di solitudine, al buio.

Perché questa frase – “Solo quando sono sola ritrovo me stessa e spesso controllo se mi sono perduta” – ti rappresenta?

L’ho scritta io per un fashion film dove sono la protagonista. Certo, è un rito che faccio spesso. Amo stare da sola, leggere, parlare a me stessa, guardare la Luna, interrogarmi su ciò che mi piace fare o meno. Mi emoziono ritrovarmi e sentire che mente, cuore e sesso sono collegati e verso un’unica direzione.

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Moda e cinema, ti inebria di più uno scatto fotografico o una macchina da presa che ti cattura in movimento?

Sfido la macchina fotografica e mi trovo a mio agio quando mi vuole rubare il mio essere, cosa che però detesto fare agli eventi, perché per me è una cosa intima. Infatti io odio immortalare i momenti della mia giornata perché sono gelosa della mia vita. Una macchina da presa invece, raccoglie tutto ciò che faccio e devo e voglio dimenticarmi della sua esistenza. Preferisco le cose rubate perché mi possono sorprendere appunto perché non le posso controllare. Non so come reagirò in scena, dipende da come l’altro attore mi dice le battute. Il cinema non è fiction, è vita! Le persone vanno al cinema per vedere quello che loro non hanno il coraggio di fare, nelle loro vite, appunto perché la società ci vuole invincibili.

Nel tuo lavoro ti aiuta la bellezza (che non scompare neanche senza trucco!) ma, credo, anche il tuo essere sportiva. So che pratichi sci nordico. Quanto questa disciplina ti aiuta ad affrontare sia il lavoro che la vita?

Grazie! Ho praticato per dieci anni lo sci nordico a livello agonistico. Lo sport mi ha forgiato il carattere. Con costanza, impegno e disciplina si ottengono cose straordinarie. Ho una visione positiva della vita. Chi lotta ha già vinto!

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Presto girerai come protagonista un cortometraggio che hai scritto e che si chiama I Sogni Sospesi, con la regia di Giovanni Dentici e la fotografia di Blasco Giurato. Non so cosa accadrà, però ti chiedo: cosa sono per te “i sogni sospesi”?

Nasce da un mio viaggio a Tokio, alla Tokio Tower. All’ultimo piano esiste un piccolo monastero dove tantissimi artisti e persone da tutto il mondo, hanno scritto i loro sogni dietro a dei cuori di legno, davanti si dovevano firmare con nome e cognome, per poi appenderli in alto, in un apposito posto. Da questa esperienza ho imparato che i sogni devono sempre stare in alto perché rispecchiano la migliore versione di noi stessi, sono la forma più alta e futura del nostro essere. Nel cortometraggio verrà affrontato questo tema.

Nella prossima estate prenderai parte alle riprese di Summer Dew, una nuova produzione internazionale che si girerà tra Italia e Sarajevo, una storia molto intensa. Cosa ci puoi anticipare?

Il mio personaggio è pazzesco e difficilissimo. Una nuova sfida! Questo film racconta la storia d’amore e drammatica tra due ragazze. Io sarò Martina e Luna Zimic sarà Luna. Non posso anticipare altro.

Weinstein incriminato per stupro e molestie sessuali. Cosa ne pensi? Ti sei mai trovata in prima persona a vivere una situazione di disagio? O perlomeno ad avvertirla, arrivando ad allontanarti da certe persone e situazioni? 

Penso che l’abuso di potere sia un meccanismo presente dall’antichità, ma che sia imperdonabile. Non mi sono mai trovata in situazioni simili perché le so annusare e quindi evitare. Il mio No ha un valore e di sicuro lo rispetto e lo faccio rispettare.

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Torniamo a parlare del cinema che preferiamo, quello che fa sognare. Quali sono state da piccola le attrici che ti hanno emozionato di più? Dopo i trent’anni, hai ancora dei punti di riferimento (attrici ma anche registi, perché no) che in qualche modo ti ispirano?

Da piccola amavo Sophia Loren, per me era un’immagine onirica. Oggi, invece, le più grandi ispirazioni mi arrivano da persone che svolgono vite comuni nei luoghi più veri e vari. Amo osservare la gente al mercato e quando viaggio amo frequentare i posti che frequentano le persone del luogo. La quotidianità è la mia musa.

Siamo quasi coetanei. Cosa ti manca di più del nostro mondo prima di internet?

Non mi faccio molto condizionare dal sistemo. Internet lo uso per far sapere ciò che faccio in campo lavorativo, per me è un mezzo di comunicazione per velocizzare la diffusione delle informazioni che voglio divulgare. Non appartiene alla mia vita reale e privata. È utile per contattare o collegarsi in modo immediato a delle persone, ma poi i rapporti si creano personalmente. Quindi non mi sono fatta togliere nulla perché non glielo ho concesso e non ho voluto concederglielo. Uso ancora l’agenda e scrivo tantissimo su carta, amo il suo profumo.

Oggi con i social siamo sempre in piazza, nome e cognome. Negli anni 90’, le prime chat, ci permettevano di usare un nickname (ricordi il film Viol@?!). Qual era il tuo?

Ricordo.. e tanta gente vive ancora l’esperienza di Viola, consumando la propria vita dietro un pc o un telefono. Si accontenta perché in realtà non vuole donare amore o essere amata, ma è alla ricerca di uno svago momentaneo, di colmare un vuoto. Se desideri davvero qualcuno o qualcosa vai a prendertelo! Il mio? Luce! 

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Siamo un po’ tutti allo sbando, provati dalla vita e dall’incertezza. Come Beatrice, abbiamo in fondo bisogno d’amore. Qual è il tuo personale, e analcolico, stato di ebbrezza?

Quando sono sola, in sottofondo Chopin, e guardando l’infinità del cielo che mi sovrasta, mirando la Luna. Mi dissocio dal mondo e da qualsiasi sistema perdendomi in me. La mia mente respira uno stato di ebbrezza di profondo piacere collegandosi al mio Io, diventando una cosa sola. Il mio stato di ebbrezza è l’incontro incontaminato con me stessa. 

CAMERALOOK

Lo sguardo di Chiwetel Ejiofor in 12 Anni Schiavo, perché leggo il dramma insieme alla speranza, di chi crede in qualcosa, di migliore, che deve ancora avvenire.  Indimenticabile la frase del protagonista, che dovrebbe essere esclamata, da ognuno di noi, ogni santo giorno e per annuncialo, prima di aprire gli occhi: “Io non voglio sopravvivere. Io voglio vivere”. 

Intervista di Giacomo Aricò