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INTERVISTA – Sergio Assisi: “Recito per regalare emozioni: è questa la favola del cinema”

Anche se i più lo conosco per i numerosi ruoli televisivi di successo che ha interpretato, dall’amatissimo Umberto Galliano di Capri a Il Commissario Nardone, Sergio Assisi ha un profondo legame con il grande schermo, fin dal suo esordio – come protagonista – in Ferdinando e Carolina in cui fu scelto e diretto nientemeno che da Lina Wertmuller. Correva l’anno 1998 e da quel momento in poi Assisi ha spaziato dalla fiction televisiva al teatro, fino ad arrivare al suo recentissimo debutto da regista cinematografico con A Napoli Non Piove Mai, da domani nelle sale.

Sergio Assisi con Gabriella Pession in "Ferdinando e Carolina"

Sergio Assisi con Gabriella Pession in “Ferdinando e Carolina”

Con Sergio Assisi,  l’attore dagli occhi sorridenti con la straordinaria capacità di non smettere di sognare, ho avuto la possibilità di parlare di teatro e di quella favola chiamata cinema.

Chi è Sergio Assisi quando cala il sipario?

È una persona che vive una continua battaglia, ovvero quella tra il suo essere estremamente attaccato alla vita di tutti i giorni e il suo essere costantemente un sognatore. È uno uomo che ama moltissimo il suo lavoro e che mette molta passione in quello che fa, è un uomo in costante ricerca, che cerca di evolversi, di migliorare, non si ferma, mai.

Sei attore e ora anche regista. Quali fini hanno questi due mestieri nei confronti dello spettatore?

Secondo me, i fini sono esattamente gli stessi. Credo che il regista sia come un grande direttore d’orchestra che abbia più strumenti da poter utilizzare per fare arrivare le emozioni. Ho sempre cercato di regalare un sorriso alle persone, sin da quando ero bambino, perché attraverso una risata si può comunicare anche qualcosa di profondo.

Sul set di "Capri" (foto di Gianni Fiorito)

Sul set di “Capri” (foto di Gianni Fiorito)

Teatro, cinema, televisione. Cosa hanno in comune secondo te?

Normalmente l’attore di teatro lo si immagina come quello in cerca di fortuna, l’attore di televisione come un divo, come colui che si arricchisce facendo questo mestiere mentre l’attore di cinema è una via di mezzo. Credo però che questa distinzione non sia corretta: per me un attore, per essere definito tale, deve essere in grado di fare arrivare emozioni, indistintamente dal fatto che si tratti di cinema, teatro o tv.

Hai preso parte anche a molte fiction. Penso tra le altre a Elisa di Rivombrosa, ad Assunta Spina, a Capri e a Il Commissario Nardone. Ritieni che ci sia sempre una scissione tra personaggio e attore o che l’uno possa andare anche a formare l’altro?

A distanza di otto anni, pensa che la gente continua a fermarmi per strada per chiedere ancora di Capri, naturalmente mi fa molto piacere, è segno che Umberto Galliano, il mio personaggio, è entrato prepotentemente nel cuore del pubblico. Secondo me, nessun attore può totalmente uscire da se stesso per calarsi in un personaggio, c’è e ci sarà sempre una parte di noi nel ruolo che stiamo per interpretare.

Nei panni del Commissario Nardone

Nei panni del Commissario Nardone

L’opinione pubblica è divisa in due, c’è chi dice che il cinema italiano è finito e c’è chi invece afferma il contrario. Tu cosa pensi?

Questa divisione c’è da quando esiste il cinema secondo me. Spero che davvero non muoia mai perché l’essere umano è nato e cresciuto con il racconto di storie e deve continuare a raccontarle. Il cinema e il teatro continuano ad esistere perché sono favole che ci vengono narrate e oggi più che mai ognuno di noi sente il bisogno di questo racconto, di lasciare libera la fantasia e di riuscire ad abbracciare i propri sogni, perché solo così riusciamo a vivere, senza limitarci a sopravvivere.

Intervista di Giulia Farneti