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Io, Daniel Blake, la miseria umana fotografata da Ken Loach

Il complesso e mutevole universo dei sussidi statali è la tematica di Io, Daniel Blake, l’ultimo straordinario film – da oggi al cinema – diretto da Ken Loach e sceneggiato da Paul Laverty che ha recentemente conquistato la Palma d’Oro del 69° Festival di Cannes. Una storia attualissima e toccante che ha come protagonisti Dave Johns e Hayley Squires.


Il cinquantanovenne Daniel Blake (Dave Johns) di Newcastle fa il falegname da sempre. Per la prima volta nella sua vita, però, ha bisogno dell’aiuto dello Stato. Daniel conosce Katie (Hayley Squires), madre single con due bambini piccoli, Daisy (Briana Shann) e Dylan (Dylan McKiernan). Per Katie, l’unica possibilità di sfuggire alla vita in una camera di un ostello londinese per senzatetto è quella di accettare un appartamento in una città che non conosce, a cinquecento chilometri di distanza da Londra.

Daniel e Katie si trovano in una terra di nessuno, prigionieri del soffocante sistema burocratico che caratterizza il sistema sociale inglese. A tutto ciò sottende la retorica tipica dell’Inghilterra contemporanea, che vuole la popolazione divisa in chi lavora duro e chi sfrutta i sussidi statali pur di non lavorare.

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Riportiamo ora le note – senza filtri – dello sceneggiatore Paul Laverty che spiega il tema al centro del film.

La costante e sistematica campagna portata avanti dalla stampa di destra contro chi si avvale dei sussidi statali ci ha sempre lasciati molto stupiti. La campagna è supportata da un’infinita serie di programmi televisivi davvero deleteri, che si sviluppano sulla stessa falsariga. Molti di questi programmi non erano altro che vile propaganda e si alimentavano morbosamente della sofferenza di persone spesso in condizioni drammatiche. Chi soffriva di dipendenza da alcolici era ancora più interessante dal punto di vista di questi programmi perché l’idea generale è che, consumando alcolici, questi individui sprecherebbero il prezioso denaro dei contribuenti”.

“Non dobbiamo quindi stupirci che tutto ciò abbia portato a una disinformazione senza precedenti. Alcune ricerche hanno dimostrato che, in media, oltre il 30% delle persone ritiene che gli aiuti statali siano utilizzati in modo fraudolento. In verità, questa percentuale si assesta intorno a 0,7%. Non ci ha quindi sorpreso scoprire che molti dei beneficiari di sussidi statali erano stati insultati e umiliati, e che diversi avevano subito aggressioni fisiche. Questa distorsione manipolata dei fatti si intreccia alla perfezione con le misure di austerity del governo, il cui primo obiettivo è stato quello di operare tagli al sistema del welfare“.

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“Insieme a Ken Loach sono andato a visitare Nuneaton, il luogo in cui è cresciuto. Qui Ken è a stretto contatto con un’organizzazione a scopo benefico che si occupa di senzatetto. Abbiamo conosciuto operatori sociali davvero fantastici che ci hanno presentato alcuni dei giovani con cui lavorano. Un ragazzo che avevano aiutato poco tempo prima ci ha raccontato la sua storia. La cosa che ci ha colpito di più è stata la leggerezza e la casualità con cui ci raccontava della nausea e del mal di testa da fame che lo assalivano mentre cercava di lavorare. Come al solito, contratti zero ore e lavoro precario su base ad hoc”.

“Durante il viaggio nel paese, passando da un contatto all’altro, abbiamo sentito molte storie. I banchi alimentari sono diventati una preziosa fonte di informazione. Man mano che venivano a galla nuove storie, abbiamo capito che, attualmente, molti si trovano a dover scegliere tra cibo o riscaldamento. Altri ci hanno raccontato i cosiddetti “sfratti per vendetta”: gli affittuari vengono cacciati di casa se osano lamentarsi di problemi o del cattivo stato della casa. Ci hanno fornito esempi di persone in difficoltà economica che hanno dovuto lasciare Londra perché hanno ricevuto l’offerta di un posto fuori dalla capitale. In un certo senso, questa è una sorta di pulizia sociale“.

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Per smentire i soliti stereotipi, abbiamo anche scoperto che molti degli utilizzatori dei banchi alimentari non erano disoccupati, ma persone con un lavoro che però non riuscivano a sbarcare il lunario. I contratti zero ore hanno sconvolto l’esistenza di tanti, impedendo loro di fare progetti di vita con una parvenza di certezza e lasciandoli alla mercé del lavoro nero e della complessità del sistema assistenziale. Un altro importante gruppo di persone che abbiamo conosciuto presso i banchi alimentari aveva ricevuto sanzioni da parte del Dipartimento del lavoro e delle pensioni; le sanzioni si traducono nella mancata erogazione dei sussidi come misura punitiva, da un minimo di un mese a un massimo di ben tre anni”.

“Alcune storie erano talmente surreali che, se mai le avessimo inserite nella storia, avremmo rischiato di minare la credibilità del film. Per esempio, c’era la storia di un uomo sanzionato per aver assistito alla nascita di suo figlio, o di un’altra persona che era andata al funerale di un parente e che è stata sanzionata nonostante ne avesse informato il Dipartimento del lavoro e delle pensioni. Milioni di persone sono state sanzionate; una semplice decisione amministrativa ha gettato nella disperazione sia queste persone che i loro figli. I criminali vengono trattati con più giustizia e, spesso, le multe che ricevono sono inferiori rispetto alle sanzioni pecuniarie imposte a chi si avvale dei sussidi statali“.

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Come conseguenza di tutto ciò, un altro importante gruppo di persone ha rischiato il proprio lavoro per aiutarci. I dipendenti del Dipartimento del lavoro e delle pensioni che abbiamo intervistato in forma anonima erano disgustati da ciò che erano stati obbligati a fare in merito alle sanzioni. Il dipendente di un ufficio di collocamento mi ha mostrato un elenco del numero di sanzioni che aveva applicato insieme ai suoi colleghi e una lettera del suo principale con la comunicazione che, il mese precedente, solo tre job coach (“assistenti al lavoro”) avevano applicato un numero di sanzioni considerato sufficiente. Al mancato aumento del numero di sanzioni applicate, ai dipendenti sarebbe stato richiesto di partecipare a un “piano di miglioramento personale“, una dicitura che sembra uscita da un’opera di Orwell“.

A titolo informativo, vorrei dire qualcosa proprio a quei manager del Dipartimento del lavoro e delle pensioni e ai loro capi politici, che hanno presentato ai parlamenti scozzese e del Regno Unito prove a dimostrazione del fatto che le sanzioni non avrebbero obiettivi specifici. Siete bugiardi spudorati. Vi nascondete dietro al vostro gergo giuridico, e i vostri dipendenti lo sanno bene. Non avrete fornito numeri specifici, quello no, ma le vostre richieste e aspettative implicite erano ben chiare, e i vostri dipendenti sono stati costretti a far aumentare i numeri“.

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Alcuni esperti ci hanno raccontato che, in media, i disabili hanno sofferto sei volte di più di qualsiasi altro gruppo a causa dei numerosi tagli operati dal governo. Uno scandalo, questo, davvero imbarazzante. Molti sanzionati sono diventati estremamente vulnerabili dal punto di vista psicologico, e hanno sofferto di depressione e di altre malattie mentali. Tanto per riportare le memorabili parole di un dipendente pubblico, gli obiettivi più facili erano i “frutti dell’albero che si trovavano più in basso“. Potremmo usare questa frase per il titolo di un’altra struggente canzone di Billie Holiday, dopo Strange Fruit“.

“Un altro gruppo che ha attirato la nostra attenzione è quello dei malati e infortunati che hanno presentato una richiesta per ricevere l’indennità di integrazione salariale e di sostegno. Le valutazioni mediche relative a tale indennità sono state subappaltate a un’azienda francese e poi, in seguito a una serie di scandali, a una multinazionale americana. Chi viene dichiarato “abile al lavoro” è costretto a cercare un impiego per almeno 35 ore alla settimana. In alcune parti del paese, per un solo posto di lavoro vi erano fino a 40 candidati. Un accademico mi ha detto che, nel corso dell’ultimo mandato parlamentare, in media c’è stata una variazione da 2,5 a 5 candidati per ogni singolo posto di lavoro. Questo dato mi ha portato alla mente il mito di Sisifo“.

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I personaggi di Daniel Blake e Katie Morgan non si basano su nessuna delle persone che abbiamo conosciuto, eppure contengono tutto ciò di cui ho parlato finora, se non addirittura di più. I due personaggi sono ispirati alle centinaia di uomini e donne dignitosi e ai loro bambini che hanno condiviso le loro storie più intime con noi. Mi vengono in mente i volti di persone intelligenti e capaci, persone impaurite, persone più anziane tormentate dalla complessità del sistema e dalle nuove tecnologie. Molti dipendenti degli uffici di collocamento ci hanno detto che avrebbero voluto dare più aiuto a queste persone, ma i loro manager gliel’hanno impedito, perché erano preoccupati di dover ridurre l’afflusso agli uffici. Poi c’erano i giovani che avevano perso qualsiasi speranza troppo presto“.

Di alcuni ricordo che tremavano per l’agitazione di cercare di riassumere la loro storia, mentre molti cercavano di mantenere la propria dignità, imprigionata da quella cosa che erroneamente chiamiamo welfare o “benessere”, che invece ha tutte le caratteristiche del Purgatorio. Certo, c’erano anche alcune persone con dipendenza da droghe e alcol, con una vita caotica e con tatuaggi un po’ strani. Questo lo dico per quei saccenti e opportunisti produttori degli insensati programmi televisivi sui sussidi statali, che alimentano l’odio e promuovono l’ignoranza“.

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Quando si tratta di aiutare i più vulnerabili, la nostra società continua a essere dominata da una malsana tendenza di bullismo da parte dello stato. Basti ricordare le workhouse del XIX secolo, dove si continuava imperterriti a separare madri e padri dai propri figli, affinché per pagassero un prezzo crudele per l’accoglienza che ricevevano“.

“La fame riesce ad ammansire anche gli animali più feroci. È maestra di dignità e civiltà, di obbedienza e assoggettamento. È solo la fame che riesce a spingere e stimolare i poveri a lavorare”.

Joseph Townsend