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Istmo, la vita da vivere davvero nel film di Carlo Fenizi

Nell’attesa che riaprano le sale cinematografiche, mercoledì 20 maggio arriva on demand su Chili in prima visione assoluta Istmo, il film diretto da Carlo Fenizi ed interpretato da Michele Venitucci, Caterina Shulha, Timothy Martin e Antonia San Juan. L’intero film è un inno alla vita e alla possibilità di esperirla a pieno, “vivendola da vicino”. Istmo, simbologia geografica che separa e unisce, un confine sottile con l’infinito e l’esistenza. 

Il film

Orlando (Michele Venitucci), è un traduttore che lavora da casa per un festival del cinema; traduce dallo spagnolo vecchi film latinoamericani. Nella sua vita parallela è un “influencer” in una quotidianità rituale e monotona, caratterizzata da tante piccole manie, emicranie e incubi notturni. La sua casa è un labirinto, una gabbia da cui non esce mai; il suo quotidiano: un sistema autosufficiente rispetto al mondo esterno. Orlando vive con Amad (Timothy Martin), il suo coinquilino, una figura enigmatica con cui Orlando è costantemente in conflitto e che si rivelerà portatore di un’inattesa identità.

Si alternano nell’orbita del protagonista personaggi variopinti e misteriosi, pennellate del suo passato, figure di contrasto ed evocazioni di un futuro da scoprire (Agnese, la domestica, un tempo tata di Orlando; Gina, una vecchia amica massaggiatrice con la quale ha avuto trascorsi amorosi; la signora Topy, anziana inquilina del piano inferiore, sola e felice; la sensuale vicina, appassionata dell’abbronzatura integrale che Orlando puntualmente spia dal suo terrazzo; i pittoreschi dirimpettai sudamericani e Antonia [Antonia San Juan], la sua datrice di lavoro spagnola, maestra di vita, con cui Orlando ha un legame, apparentemente solo lavorativo, fatto di turbolente videochiamate). Solo Marina (Caterina Shulha), una rider che gli consegna puntualmente del cibo a domicilio, proprio quando la sua vita si troverà a un bivio, riuscirà ad aprirgli nuovi orizzonti verso il “fuori”.

Timothy Martin

Timothy Martin

Carlo Fenizi racconta…

L’istmo è una sottile lingua di terra, bagnata su entrambi i lati da oceani, mari o laghi, che congiunge tra loro due territori più vasti di cui uno continentale e l’altro generalmente insulare o anch’esso continentale”, in meteorologia è “una striscia di alta pressione fra due cicloni”. Le definizioni geografiche dell’Istmo sono un paradigma non solo semantico/simbolico in relazione ai contenuti del film, ma anche in riferimento alla linea registica adottata. Da un punto di vista narrativo la simbologia dell’istmo è un locus dell’anima che separa e unisce, un confine sottile con l’infinito e l’esistenza, il percorso del protagonista, a metà strada tra la solitudine di una società che apparentemente ci unisce in una rete, ma che ci separa dalla realtà, dalla vita e dalle radici. L’istmo però è anche la passerella che conduce all’autenticità, alla consapevolezza dell’esistenza di spazi separati, verso i quali operare una scelta“.

Tutto nel film tende a sottolineare una carnalità e un desiderio di contatto che non si possono realizzare, una tensione verso il fuori implosa, il cui atto mancato si è cronicizzato, o per un passato difficile (a cui in modo dichiaratamente vago si fa riferimento) o per un andamento sociale, globale, che tende alla falsa idea della community, ma che separa e rende soli, in un vortice inconsapevole di individualismo e narcisismo“.

Caterina Shulha

Caterina Shulha

Le continue evocazioni alla lingua e alla cultura ispanica e ibero americana (alcuni personaggi, la lingua di traduzione, il cinema argentino), rappresentano un ulteriore contrasto tra l’essere in potenza di Orlando e il suo stato reale. I riferimenti al mondo linguistico e filologico (il mestiere di traduttore di Orlando), oltre a far parte della mia formazione, dei miei interessi e delle mie attività, rappresentano, per loro natura, un tramite, fortemente funzionale alla storia, tra Orlando e il mondo. La lingua, primordiale strumento di espressione e comunicazione del sé, diviene centrale perché in essa viene fuori la sensazione di un’assenza di relazione, l’anello mancante, la spia di una mancata esperienza, il punto di fragilità, ma anche un pungolo che conduce al fuori“.

“In questo momento storico così delicato, il film rappresenta un ulteriore possibile spunto di riflessione sul valore delle relazioni autentiche e sul legame con la pienezza della vita”

Carlo Fenizi