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Juho Kuosmanen racconta La Vera Storia di Olli Mäki, tra ring e amore

Juho Kuosmanen ha scritto e diretto (in bianco e nero e in 16mm) La Vera Storia di Olli Mäki, il film con Jarkko Lahti e Oona Airola che, dopo essere stato presentato nel 2016 a Cannes (sezione Un Certain Regard) arriva al cinema giovedì 16 agosto.


Estate 1962, Olli Mäki (Jarkko Lahti) ha la possibilità di vincere il titolo mondiale di pugilato nella categoria pesi piuma. Dalla campagna finlandese alle intense luci di Helsinki, tutto è stato preparato per consegnarlo alla fama e al successo. Olli deve solo limitarsi a perdere peso e a concentrarsi. Ma c’è un problema: si è innamorato di Raija (Oona Airola).

Lasciamo spazio ad un estratto dell’intervista rilasciata da Juho Kuosmanen.

Quando sei venuto a conoscenza della storia della sconfitta di Olli Mäki per il titolo mondiale e della storia d’amore iniziata con Raija mentre si allenava? Che cosa ti ha spinto a farne un film?

Ho pensato che fosse una bella storia, ma un po’ troppo classica per essere raccontata di nuovo. Con il passare delle settimane, però, la storia di Olli mi è rimasta in testa. Perché aveva comprato gli anelli proprio quel giorno? Io di pugilato sapevo poco, ma mi era comunque evidente che, se ti stai preparando a un incontro per il titolo mondiale, ti devi dedicare completamente all’incontro. Comprare gli anelli di fidanzamento proprio quel giorno mi sembrava una cosa assolutamente proibita. Poi, quando ho cominciato ad approfondire la storia di Olli, mi sono reso conto che era piena di bellissimi dettagli e di una complessità che la trasformava da fatto banale a qualcosa di speciale. L’arte è nei dettagli, ho sentito dire. Presto ho capito che la storia di Olli non era solo quella di una sconfitta nell’incontro e di una vittoria in amore. Non era proprio questione di vincere o perdere, bensì di trovare la tua strada verso la felicità, indipendentemente dalle aspettative altrui. L’incontro e la partecipazione di Olli erano in un certo senso uno scontro di visioni del mondo: un comunista finlandese di provincia messo sotto pressione per diventare famoso nella macchina dello spettacolo americano.

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Nell’immaginario popolare, Olli Mäki è considerato un eroe nazionale o il simbolo di un fallimento della nazione?

Se non è un eroe nazionale, è quantomeno un eroe della classe lavoratrice. In generale lui è decisamente considerato come uno dei migliori pugili mai usciti dalla Finlandia. Dopo la sua sconfitta con Davey Moore, Olli Mäki ha continuato a fare pugilato fino al 1973. Ha conquistato il titolo europeo nel 1964, quindi ha vinto tanti incontri, e ha lasciato un’eredità che ha in parte spazzato via dalla coscienza nazionale il ricordo di questa pesante sconfitta del 1962. Alcuni dicono che Olli Mäki non era abbastanza ambizioso e che non aveva la personalità giusta per diventare un grande pugile. Dicono che era una persona troppo gentile, troppo un ‘bravo ragazzo’. Un esempio di ciò che gli ha fatto guadagnare questa reputazione è che Olli non ha mai cercato di mandare al tappeto i suoi avversari. Pensava che non ci fosse una buona ragione, se gli sembrava di aver ormai vinto l’incontro. Perciò a volte le stesse cose che fanno di te una brava persona non sono le stesse che ti consentono di raggiungere la vetta nel tuo sport.

Il tuo film ricrea con intensità la sensazione dei primi anni Sessanta, ma, al di là della nostalgia, ci sono una vivacità e un punto di vista moderni. Come sei riuscito a muoverti tra un film storico e un modo di fare cinema moderno?

Non ho mai voluto fare un film storico e non siamo caduti troppo nella tentazione della nostalgia. L’idea è sempre stata quella di fare un film contemporaneo che abbia il sapore di un vecchio film. La pellicola è stata di grande aiuto. Potevamo utilizzarla per esprimere la sensazione degli anni Sessanta senza dover insistere troppo. Abbiamo girato il più possibile in esterni e quella del luna park è stata l’unica scena in studio. La scenografia, i costumi e il trucco erano autenticamente anni Sessanta, ma siamo stati attenti a non sottolineare troppo la cosa. Le comparse erano vestite più in stile anni Sessanta, mentre i personaggi principali hanno abiti non troppo legati all’epoca. Quando il set era pronto e le macchine da presa erano in azione, giravamo un film contemporaneo. Il nostro punto di riferimento è stato più il documentario che il cinema di finzione.

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A tuo avviso, che cosa possono dirci della vita, della cultura e della società di oggi il film e la storia di Olli Mäki?

Per me è sempre un bene smettere di pensare che ciò che conta sia l’obiettivo finale. Siamo circondati da pubblicità che promuovono il successo, ma prima di tutto dobbiamo scoprire di che cosa parliamo quando parliamo di successo. Penso che le cose che erano eccezionali negli anni Sessanta siano oggi diventate alla portata di tutti. L’urgenza di conquistare il “successo”, di ottenere popolarità e sbocchi nell’immagine pubblica delle persone oggi non sono esclusiva delle celebrità. Viviamo in un mondo molto competitivo. Almeno in Finlandia le persone sembrano preoccuparsi molto di quello che pensano le altre persone e se siamo tra i primi in qualche statistica finiamo sempre nei titoli di giornale. La competizione è fondamentale nello sport, mi piace, ma quando diventa un’ossessione quotidiana distrugge la bellezza della vita.