foto di Rocco Soldini

Kasia Smutniak, la vita stravolta nel 3/19 di Silvio Soldini

foto di Rocco Soldini

Kasia Smutniak è la protagonista di 3/19, il nuovo film di Silvio Soldini che uscirà nei cinema giovedì 11 novembre. Una storia introspettiva di dolore e rinascita, di sofferenza e cambiamento. Un viaggio interiore alla scoperta di quelcosa di sé che ancora non si conosceva.

Il film

La vita di Camilla (Kasia Smutniak), avvocatessa di successo e una figlia ormai grande, viene sconvolta in una notte di pioggia a Milano. Un incidente stradale, di cui forse è responsabile, la coinvolge in un’indagine che la porterà molto lontana dai luoghi e dai paesaggi che è abituata a frequentare. Al suo fianco in questa strada misteriosa e incerta, c’è Bruno (Francesco Colella), direttore dell’obitorio, con cui Camilla ‐ mentre cerca di ricostruire la vita di un estraneo ‐ scopre sé stessa.

Silvio Soldini racconta…

Un incidente cambia la vita di una donna. Ma non è lei la vittima. Ne è la causa, sebbene involontaria. La sua vita potrebbe ‐ o vorrebbe ‐ andare avanti come se nulla fosse accaduto, in fondo si è solo rotta un polso. Invece piano piano dentro di lei si apre una crepa. Come una falda d’acqua sotterranea che si fa spazio nel cuore e nella mente. Niente sarà più come prima. Cambiamento e rinascita sono i temi principali del film che tuttavia ne contiene altri a me cari che s’intrecciano e convivono. Il caso, la memoria, l’identità, la lontananza dei mondi che ognuno di noi abita. Lo scontro‐incontro con un ragazzo che viene da un luogo lontano anni luce dal nostro Occidente, e che muore nell’anonimato, trascina la nostra protagonista in un viaggio interiore che da un lato riapre una ferita antica e mai rimarginata, dall’altro la spinge verso un presente che non conosceva, verso realtà e persone che non avrebbe mai incontrato. Perché fino a ora nemmeno le vedeva, o non le avvicinava: non ne aveva motivo“.

(foto di Rocco Soldini)

(foto di Rocco Soldini)

Anche Bruno, il direttore dell’obitorio, è qualcuno che non avrebbe mai guardato se non fosse che è l’unica persona che in fondo la capisce e la accompagna. E che può aiutarla. Camilla vive in un mondo a parte, dove si parla una lingua diversa, spesso per noi incomprensibile, dove tutto è speculativo: ogni minuto è denaro, ogni richiesta dev’essere esaudita e solo il lavoro dà forma alla vita. L’unico modo che ha trovato per calmarsi e ricentrarsi è visualizzare l’immagine di un bosco autunnale, dove tutto è pace e silenzio. Forse, nel profondo, quando si butta fuori dal taxi quella notte nella pioggia, vorrebbe scappare da tutto. La città sotto il diluvio diventa una terra di nessuno dove il suo destino si scontra con quello di un ragazzo che viene da un altro mondo. Anche lui sta scappando, ma per sopravvivere. E Camilla è costretta a fermarsi, distesa sull’asfalto, fradicia di pioggia“.

La città, una Milano contemporanea, l’unico luogo in Italia in cui potevo ambientare questo film. Ai piani alti la finanza, gli investimenti da milioni di euro, il vetro e l’acciaio; a livello strada la diversità, la povertà e l’accoglienza. Due mondi lontanissimi e insieme due anime di questa città che convivono, e che sono il palcoscenico su cui si muove la storia di 3/19. Il rapporto interno‐esterno è sempre molto presente nel film. Dalle finestre dei piani alti, dove vive e lavora Camilla, si domina la città. In una finestra della casa di fronte vede scene di altre vite, momenti di intimità a cui assiste con stupore. Camilla esce nella città per indagare, per scoprire, anche per espiare, alla ricerca, sempre più ossessiva, dell’identità di quello sconosciuto che il destino le ha fatto incrociare un attimo prima della morte. Più volte sembra poter arrivare a una soluzione e invece no; quasi inconsapevolmente l’indagine diventa su sé stessa. E nel tentativo di squarciare il buio su questo ragazzo morto, arriva anche a vedere forse per la prima volta sua figlia, e a farsi vedere da lei“.

(foto di Rocco Soldini)

(foto di Rocco Soldini)

Camilla è una donna forte, di grande piglio, abituata a lavorare in un mondo quasi esclusivamente maschile e a lottare; ma in fondo al cuore ha una fragilità, come se fosse troppo sensibile. Una donna a prima vista implacabile, ma con un dolore seppellito dentro, un segreto da cui nasce una cosa nuova. Una donna che a un certo punto sente di dover cambiare, che si mette in contatto con una parte di sé stessa che in fondo ancora non conosce, e la lascia venire a galla. Questo è anche un film sul rapporto con il tempo. All’inizio è turbinoso, senza sosta. Lentamente diventa un tempo per capire e per conoscere. E alla fine, per dare un nuovo senso a un gesto, a un rapporto. Tempo in cui imparare a prendersi cura di qualcuno. Addirittura di qualcuno che non si conosce, di cui nessuno sa il nome. E che non è più in vita. Ma anche un tempo in cui scoprire ‐ o finalmente accogliere ‐ la propria vera identità. E con questa, un nuovo modo di stare al mondo, nelle relazioni con gli altri e con le persone che si amano“.