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La Banalità Del Crimine – Intervista a Igor Maltagliati: “Strizzo l’occhio al cinema americano ma con il mio stile”

Igor Maltagliati ha scritto e diretto La Banalità Del Crimine, un film – dal 10 maggio nelle sale – che strizza volutamente l’occhio al cinema americano. Quella raccontata è una parabola di come il potere possa essere la causa dei mali di ognuno di noi. Un desiderio effimero, in grado di distruggere la vita di chi cerca di ottenerlo attraverso la via sbagliata, quella del crimine. Il film, un po’ comedy e un po’ crime, vede protagonista un ottimo cast (Marco Leonardi, Mauro Meconi Alessandro Parrello e Claudia Vismara), è supportato da una fotografia da thriller americano e si avvale delle musiche dei Premi David di Donatello Pivio e Aldo De Scalzi.


Il film

Gli “spazzini” del crimine sono organizzatissimi: due sparano, due ripuliscono e due occultano i cadaveri. Sono amici da sempre e vivono il loro sporco lavoro con leggerezza, come se fosse normale e ordinario. Ma quando i due boss per i quali lavorano vengono insidiati da un avversario misterioso e ferocissimo, gli spazzini decidono di fare il passo più lungo della gamba, convinti che si tratti della loro opportunità di carriera. Si mettono sulle tracce del rivale dei loro capi, condizionando fortemente la resa dei conti: ma non come si sarebbero aspettati.

Per capire meglio di che film si tratta, ho deciso di intervistare il regista, Igor Maltagliati.

Da dove nasce il titolo La Banalità Del Crimine?

Nasce da un viaggio che compii nel 2013 a Los Angeles: conoscendo dei tizi impiegati nel malaffare e vedendo come parlassero delle loro mansioni criminali con la più assoluta serenità – come stessero parlando di calcio o di politica – mi si accese una lampadina. Pensai che sarebbe stato interessante scrivere una storia nella quale una serie di poveracci, invischiati nella Mala, vivessero la loro condizione come un operaio vive la propria, ovvero come un ingranaggio semplicissimo all’interno di un’organizzazione molto più vasta e irraggiungibile.  Il crimine non necessariamente è orrendo o affascinante: magari è solo stupido e BANALE.

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A vedere il trailer, sembra di vedere un film americano, tra comedy e crime. Il risultato però è brillante anche in italiano. Come hai lavorato sullo stile del film?

Come tutti i nati negli anni 70 la mia formazione è stata fortemente condizionata dai cartoni animati giapponesi, dalle serie tv americane e dai fumetti. Di conseguenza né è nato un “polpettone” culturale che credo sia alla base di veri e grandi artisti come Tarantino (che qui potrebbe facilmente essere preso come riferimento). Il film per me doveva essere dichiaratamente un fumettone, senza pretese moralistiche o messaggi da veicolare, e in quella direzione ho lavorato, privilegiando interni fumosi e simbolici e una fotografia fortemente contrastata e chiaroscurata, non necessariamente “naturale”. Non so bene quanto sia stato raggiunto il risultato che avevo in mente, forse non troppo, ma di certo ci siamo divertiti.

Film e/o registi: quale sono state le tue ispirazioni?

Come ho detto, ispirazione legata ai comics e a tutta una cinematografia americana fortemente di genere: sono cresciuto con gli western, gli horror, i poliziotteschi, la fantascienza e il fantasy e a tutt’oggi sono i generi che maggiormente mi divertono. Registi di riferimento? Nessuno in particolare, sono influenzato dal bel cinema in generale, come tutti credo. Ma Se dovessi dire quali film siano stati delle pietre miliari per la mia vocazione, direi senza dubbio Blade Runner, C’era Una Volta in America,  L’Attimo Fuggente e Pulp Fiction. Questi in particolare mi scossero profondamente, un ricordo ben chiaro e fulgido nella mia memoria. Ovviamente non sto dicendo che mi sia ispirato a loro per il mio modesto e piccolo film.

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La Banalità Del Crimine è una pellicola che rompe un po’ gli schemi. Ti auguri che possa diventare un nuovo esempio di film cult italiano?

Chi non si augurerebbe una cosa del genere? Ma sono estremamente realista. Sarebbe già tanto se diventasse un film apprezzato e visto e che in questo modo mi desse la possibilità di fare altri film, di spostare la mia vena in direzioni nuove (che sto già impostando da anni).

Intervista di Giacomo Aricò