(foto di Manuela Giusto)

La dialettica Uomo-Donna in Nove (volte) – Intervista a Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio

(foto di Manuela Giusto)

Nove, lo spettacolo scritto da Edoardo Erba e diretto da Mauro Avogadro, dal 19 al 24 marzo sarà in scena al Teatro Vittoria di Roma. Nove storie, diciotto personaggi ma solo due interpreti – un uomo e una donna – che si trovano ad affrontare situazioni e relazioni differenti tra passato, presente e futuro. Straordinari protaonisti sono i poliedrici Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio.

Cristina Crisafio e Massimiliano Franciosa

Claudia Crisafio e Massimiliano Franciosa

Nove 

Nove frammenti. Non sketch o schizzi, ma commedie concentrate in dieci minuti. In poche battute, dopo aver delineato i personaggi, l’autore tira dritto al punto di svolta, al colpo di scena. I temi e i soggetti delle scene sono diversi, ma lo stile è comune: l’autore parte da situazioni quotidiane concrete, molto riconoscibili e “flettendo” la realtà fa decollare la vicenda che in pochi minuti sconfina nel surreale.

Edoardo Erba ha curato ogni dettaglio: tutto ha una doppia lettura, che si rivela appieno solo nel finale. Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio affrontano nove situazioni diverse e i loro rapporti sono in ogni scena molto differenti. Il che consente agli attori di esibirsi in una prova di abilità e trasformismo, perché di volta in volta diventano i protagonisti di un’intervista televisiva, una coppia di vecchi in un parco, due giovani in cerca di mobili all’Ikea, una studentessa e un professore in un modo di nuove religioni, un illusionista con la sua agente, una cliente al test drive di un’automobile, una segretaria e un killer, una coppia in ospedale di fronte a una drammatica decisione, due amici a rivedere una storica partita di calcio il cui risultato inaspettatamente cambia.

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Intervista a Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio

La regia di Mauro Avogadro è costretta a trovare soluzioni creative per l’ambientazione di nove scene molto differenti fra di loro: ogni cambio scena e costume è una piccola magia, intriga e stupisce. Nonostante la serietà dei temi, il registro è comico, e l’impatto sul pubblico è quello di uno spettacolo prensile, capace di coinvolgere e di divertire. Per capire meglio le dinamiche tra i due protagonisti, abbiamo realizzato una doppia intervista ai due interpreti, Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio.

Nove, come i frammenti, Nove come, rispettivamente, i personaggi che interpretate. Si può definire questo spettacolo un allegro e intrigante dialogo generale Uomo-Donna?

Sono nove commedie concentrate in circa dieci minuti. In poche battute, dopo aver delineato nitidamente i personaggi, Edoardo Erba, l’autore di Nove, tira dritto al punto di svolta, al colpo di scena. In ognuna si può trovare la stessa struttura di qualsiasi commedia, solo “ristretta”! Noi ci divertiamo a dare vita a 18 personaggi, un vero e proprio gioco di trasformazioni, grazie al magnifico lavoro di squadra, a partire dal nostro regista Mauro Avogadro, l’impianto scenico e le visioni di Ginevra Napoleoni, i costumi di Isabella Rizza e il disegno scene di Marco Piras Pisanu. Possiamo definirlo sicuramente un allegro e intrigante dialogo Uomo-Donna che, alla pari, attraversano passato, presente e futuro in una società vista da un punto di vista sarcastico e ironico nonostante temi anche abbastanza seri che ci fanno riflettere. 

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Ogni singola commedia, ha un punto di svolta: si passa dal reale al surreale. Quanto è dannatamente bello poter flettere la realtà in ogni segmento? Quanto questo aspetto piace al pubblico?

Il pubblico ama ridere e pensiamo che la commedia sia il mezzo più efficace per far riflettere sulla realtà di oggi, perché una volta che gli spettatori si rilassano con una sana risata e sono pronti a recepire il messaggio, allora tu puoi farli riflettere più facilmente su qualsiasi tematica. In questo caso poi Edoardo si diverte a portare la realtà all’eccesso, all’assurdo appunto, e così senti che colpisce ancora di più di un semplice risvolto positivo o sorprendente. Insomma “Nove” è uno spettacolo da questo punto di vista originale, nuovo, e noi siamo felici di portarlo in giro ancora oggi dal 2016. E’ segno che ancora si può rischiare con qualcosa di diverso e questo sicuramente è stato possibile grazie al sostegno e alla fiducia di una grande produzione, la Compagnia Umberto Orsini con il contributo del Nuovo Imaie.

Se vogliamo, Nove è anche una metafora sulle maschere che indossiamo nella vita, in base ai contesti dove ci troviamo…

Abbiamo scoperto con nostro piacere che il significato del numero 9 è ancora più vasto. E’ un numero davvero importante, non stiamo qui a parlarvi di numerologia, ma noi speriamo davvero ci porti fortuna come già è successo da un po’ di tempo a questa parte. Come dice Pirandello, nella vita incontreremo milioni di maschere ma pochissimi volti, e qui troverete 18 protagonisti nei quali possiamo riconoscere maschere di tutti i giorni e in tutte le situazioni.

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Mi dite il personaggio che avete sentito più vicino al vostro vero essere? 

Claudia: io amo due personaggi in particolare, portati tutti e due veramente all’estremo. Una si chiama Mirella, che osserva il mondo intorno a sé come fosse la prima volta su una macchina scoperta con un uomo di fianco, e in effetti è la sua prima volta per colpa di una malattia rara, ma la svolta non si può troppo svelare. Mentre l’altra è una segretaria svagata, svampita e ingenua. Beh in entrambe posso sicuramente riconoscere il mio sguardo infantile sul mondo e il mio essere sempre fra le nuvole. Amo questo lavoro perché è come guardarsi un po’ in uno specchio deformato, dove tu dai vita con il tuo essere a qualcosa di altro da te ma che prende comunque linfa da te stesso. Per questo è importante il percorso non solo artistico ma anche umano di un attore, devi fare i conti con te stesso sempre, e cercare di essere il più sincero possibile, giocando con la fantasia!

Massimiliano: il personaggio più vicino al mio essere è difficile trovarlo… posso dire quale mi diverte interpretare, anzi sono due in particolare, uno è un uomo svagato e divertente,  che appena può si rivede la storica partita Italia-Germania 4 a 3 del 1970 e la rivede con entusiasmo e partecipazione come fosse la prima volta, ma in questo caso ahimè il risultato cambia, così come cambierà tutta la sua vita e di più non posso dire. Un altro personaggio che mi sta molto a cuore è quello di un vecchietto barbone che si ritrova insieme all’amore della sua vita ormai vecchia anche lei e sta per abbandonarla per una nuova “avventura”, ma si rende conto che senza di lei nulla è possibile.

Intervista di Giacomo Aricò