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La Notte di 12 Anni, l’essere umano che immagina e resiste

Una vera terribile storia di prigionia e tortura verrà raccontata al cinema  ne La Notte di 12 Anni, la pellicola diretta da Álvaro Brechner che, dopo essere stata presentata in anteprima alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, arriverà nelle nostre sale dal 10 gennaio.

Il film

Settembre 1973. L’Uruguay è sotto il controllo di una dittatura militare. Il movimento di guerriglia dei Tupamaros è stato schiacciato e smantellato da un anno. I suoi membri sono stati imprigionati e torturati. Un’infausta notte di autunno, nove prigionieri Tupamaro vengono portati via dalle loro celle nell’ambito di un’operazione militare segreta che durerà 12 anni. Da quel momento in poi, verranno spostati, a rotazione, in diverse caserme sparse nel Paese e assoggettati a un macabro esperimento; una nuova forma di tortura mirata ad abbattere le loro capacità di resistenza psicologica.

L’ordine dell’esercito è chiaro: “Visto che non possiamo ammazzarli, li condurremo alla pazzia”. Per oltre un decennio, i prigionieri resteranno in isolamento, in minuscole celle dove trascorreranno la maggior parte del tempo incappucciati, legati, in silenzio, privati di necessità fondamentali, denutriti, e i loro sensi saranno ridotti ai minimi termini. I loro corpi e le loro menti spinti oltre i limiti dell’immaginabile: La Notte di 12 Anni è la storia di come siano riusciti a sopravvivere, a conservare volontà e determinazione, a ricreare il loro mondo attraverso l’immaginazione, al fine di sfuggire alla terribile realtà che li condannava inesorabilmente alla follia.

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Le testimonianze

Il film è basato sulle testimonianze delle esperienze vissute da tre delle figure più note dell’Uruguay contemporaneo: José “Pepe” Mujica, ex Presidente dell’Uruguay, Mauricio Rosencof, scrittore e poeta di fama, ed Eleuterio Fernández Huidobro, ex Ministro della difesa. È attraverso il loro punto di vista che Álvaro Brechner ha provato rispondere ad una domanda: che cosa resta di un uomo dopo che è stato spogliato di tutto?

L’immaginazione come salvezza

Isolato, fuori dal tempo, privato di qualsiasi stimolo, senza punti di riferimento a cui potersi aggrappare, i suoi stessi sensi incominciano a tradirlo. “Ma qualcosa è radicato dentro di lui, qualcosa che nessuno può portargli via: la sua immaginazione” spiega Brechner. Per il regista, La Notte di 12 Anni è, in primo luogo, “una discesa negli abissi che mostra come, nel corso di 12 anni, tre uomini siano stati gradualmente privati di ogni attributo umano, sottoposti a un processo di abbruttimento fisico e di spersonalizzazione, volto a privarli della ragione e, in ultimo, a distruggerne ogni capacità di resistenza fisica e morale, costringendoli a reinventarsi dalle ceneri della propria umanità per affrontare e superare prove di inconcepibile crudeltà”.

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La forza dell’essere umano

ll progetto ha richiesto ad Álvaro Brechner un lungo lavoro di ricerca e preparazione, durato oltre quattro anni: “il film è una sorta di percorso esistenziale – aggiunge e conclude il regista – la sfida principale, quindi, è stata quella di evitare di farne un prison-movie. Il mio obiettivo non era solo una meticolosa ricostruzione storica degli eventi, bensì la riproduzione di un percorso estetico e sensoriale, tale da consentire al pubblico di toccare da vicino l’esperienza di come si possa sopravvivere a una tale lotta interiore: anche quando le circostanze possono far pensare che tutto sia ormai perduto, non si devono sottovalutare le potenzialità della forza e della resistenza dell’essere umano”.