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La Partita di Francesco Carnesecchi, il calcio non è mai solo un gioco

Giovedì 27 febbraio, tra i pochi film confermati nel pieno della delicata situazione legata al Coronavirus, uscirà nelle sale aperte La Partita, il film scritto e diretto da Francesco Carnesecchi con Francesco Pannofino, Alberto Di Stasio, Lidia Vitale, Giorgio Colangeli, Simone Liberati e Gabriele Fiore.

Il film

5 maggio 2002. Mentre in Serie A allo Stadio Olimpico di Roma si disputa il match scudetto tra Lazio e Inter (finito poi 4 a 2 per i biancocelesti in uno stadio tutto nerazzurro, tifosi laziali compresi), su un polveroso campo di calcio nella periferia romana si gioca La Partita, uno scontro che non decide solo il destino del campionato, ma la vita di coloro che vogliono dare una svolta alla propria esistenza. Chi per soldi come Italo (Alberto Di Stasio), il presidente dello “Sporting” che ha scommesso tutto quello che ha sul risultato – chi per onore, come mister Bulla (Francesco Pannofino), l’allenatore che non ha mai vinto niente – e chi per seguire un sogno, come Antonio (Gabriele Fiore), il capitano della squadra che vuole diventare un calciatore. Mentre fuori dal campo il mondo continua a vivere, a morire e ad essere pieno di contraddizioni, durante la partita il tempo si ferma perché quello è il momento più importante di sempre. Un paninaro (Giorgio Colangeli), apparentemente calpestato dalla vita, sarà pronto a mettere in atto la sua “visione”.

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Terra, risse e palloni sgonfi

Nella Partita si Carnesecchi c’è l’Italia di oggi anche se la storia è ambientata nel maggio del 2002. I campi di periferia, polverosi e pieni di sassi che tagliano la carne non appena vi si cade sopra durante il gioco, diventano teatri di guerra, sia nel rettangolo della disputa sportiva, sia sugli spalti, dove i genitori sono appassionati picchiatori dei genitori “avversari” tanto quanto i propri giocatori. Il film, pregevole (che si avvale di un tris di attori azzeccatissimi: Francesco Pannofino, Alberto Di Stasio e Giorgio Colangeli), racconta una storia amarissima, fatta di uomini minuscoli, pronti a tutto, e di ragazzi “grandi”, come Antonio (Gabriele Fiore), che per aiutare il padre e la famiglia, calcerà alle stelle i propri sogni. Perchè è questo che il pallone rappresenta per i giovani: la speranza (e la voglia) di farcela. Invece, nella selvaggia terra al di fuori del campo, è pieno di palloni sgonfi, mai raccolti, abbandonati, come la giovinezza. Una volta adulto, Antonio (Simone Liberati), riprenderà a palleggiare e si rimetterà in macchina il pallone. Non è diventato un calciatore professionista, ma ha una ragazza con cui provare a camminare nel mondo.    

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Francesco Carnesecchi racconta…

La Partita è un film che ci porta dritti nel cuore di Roma e dell’Italia, inquadrandone debolezze e contraddizioni. Il contesto è quello della periferia capitolina. Tra l’erba incolta e i capannoni industriali, in un campo di calcio qualsiasi, due squadre di ragazzini si affrontano in una battaglia senza esclusione di colpi. La passione totalizzante per il calcio è l’angolo attraverso il quale vengono messi in prospettiva tutti i personaggi. A metà strada tra una fede e una droga, il campo da calcio è il luogo attorno a cui si radunano una serie di personaggi tutti, in un modo o nell’altro, dipendenti dal pallone. Perché il calcio non è mai solo un gioco“.

“Lo Sporting Roma è stata una squadra di calcio della periferia romana per molti anni. In tutta la sua storia non ha mai vinto un cazzo”.


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