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La ricerca dell’identità di genere nel They di Anahita Ghazvinizadeh

Il film They della giovanissima regista iraniana Anahita Ghazvinizadeh, dopo essere stato presentato al 70° Festival di Cannes ed essere stato molto apprezzato da pubblico e critica al 35° Torino Film Festival, arriverà nelle nostre sale martedì 15 maggio distribuito da Lab 80 film.  La Ghazvinizadeh sarà in Italia presentare il film. Il suo tour inizierà proprio il 15 maggio, davanti al pubblico del festival queer Orlando. Identità, Relazioni, Possibilità.


They, prodotto con il supporto di Jane Campion, è il racconto delicato e allo stesso tempo potente della difficile lotta per la propria identità di un quattordicenne che vive nella periferia di Chicago: J (Rhys Fehrenbacher) ha quattordici anni. J vuole essere chiamato, o chiamata, con il pronome «they». «They» vuol dire «loro».

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Vive con i genitori nella periferia di Chicago e sta esplorando la sua identità di genere, sta prendendo tempo per scegliere chi vuole essere, mentre segue una terapia ormonale per ritardare la pubertà. Dopo due anni di terapia, deve decidere se effettuare o no la transizione, scegliere se essere uomo o donna. Durante il week-end decisivo, mentre i genitori sono in viaggio, la sorella di J e il suo ragazzo iraniano arrivano per prendersene cura.

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Ha detto Anahita Ghazvinizadeh, nata nel 1989 a Teheran e poi trasferitasi negli Stati Uniti:

“Ho lavorato a diversi cortometraggi che avevano i bambini come protagonisti e mi sono resa conto di essere davvero interessata a questi temi: in particolare al periodo della pre-pubertà, quando un bambino non è ancora diventato adulto e comincia a porsi degli interrogativi. Facendo ricerche, sono venuta a conoscenza del trattamento ormonale che blocca della pubertà e ho capito che avrei potuto fare un film proprio su quel periodo di sospensione”.

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In quel momento anch’io stavo sperimentando una forma di sospensione, anche se molto diversa: riguardava la mia migrazione e il mio lavoro di artista. Stavo cercando di chiarire quale era il luogo in cui avrei vissuto, non sapevo se sarei rimasta negli Stati Uniti o se sarei tornata in Iran e sentivo la necessità di posticipare la scelta. Si prova così tanta ansia quando si sente di non appartenere davvero a nessun luogo”.