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La Volta Buona, Massimo Ghini cerca riscatto nel mercato oscuro del calcio

Dopo la sospensione della sua uscita al cinema (prevista per lo scorso 12 marzo), giovedì 2 luglio arriva nelle sale La Volta Buona, il film diretto da Vincenzo Marra con protagonista Massimo Ghini, affiancato da Max Tortora, Francesco Montanari e dal giovane Ramiro Garcia. Distribuito da AltreStorie, si tratta del primo film che debutta al cinema dopo la riapertura.

Il film

Bartolomeo (Massimo Ghini), procuratore sportivo, vive di espedienti e piccoli imbrogli. Negli anni ha sprecato le tante occasioni che ha avuto, il vizio del gioco gli ha fatto perdere soldi e famiglia e ora passa le giornate nei campetti di periferia sperando di trovare il nuovo Maradona. Sempre alla ricerca del colpo di fortuna, un giorno riceve una telefonata: in Uruguay c’è un ragazzino, Pablito (Ramiro Garcia), che è un vero fenomeno, un fuoriclasse che sicuramente sfonderà nel calcio italiano. Per Bartolomeo è finalmente arrivata l’occasione per riprendersi tutto quello che ha perso. Per Pablito si può realizzare il sogno di una vita migliore. Per entrambi sembra essere la volta buona.

Vincenzo Marra racconta…

Attraverso la figura di Bartolomeo il film intreccia storie di personaggi completamente diversi tra loro, uniti da uno sport, il calcio, capace a volte di abbattere tutte le barriere politico-culturali. Anche il calcio però ha il suo lato oscuro. La storia infatti non ha a che fare con le luci sfavillanti dei grandi campioni, ma va ad esplorare il sottobosco, le categorie inferiori, i calciatori non ancora adolescenti. Bartolomeo si occupa di questo, di un “mercato” di piccole future promesse da scoprire e rivendere a tutti i costi al miglior offerente, come un oggetto qualunque. Un mercato che ha molte ombre e poche luci, un’economia in mano a personaggi senza scrupoli che decidono il destino della vita di migliaia di calciatori poco più che bambini, soprattutto stranieri, provenienti da realtà difficili e spesso smarriti nell’impatto con una nuova realtà lontana dalla loro. Bartolomeo vive da solo, ha debiti di gioco e vive alla giornata, sempre in cerca dell’affare che gli cambierà la vita, non importa se per farlo deve strappare dei bambini a famiglie disagiate che non possono rinunciare ai soldi che lui gli offre per la procura“.

Pablito e Bartolomeo

Pablito e Bartolomeo

Prima di fare il film mi sono documentato moltissimo, attraverso una serie di interviste a procuratori veri e la nostra storia è simile a quella di tanti bambini emigrati in cerca di fortuna che nella maggior parte dei casi finisce con l’abbandono dei tutori e la clandestinità. Il calcio come sogno, la vita come ostacolo, il rapporto tra la difficile realtà di Bartolomeo, che s’intreccia con un’altra complicata vicenda d’oltreoceano, quella del piccolo Pablito, del suo paese d’origine e della sua famiglia. Il film mi ha dato l’opportunità di poter parlare di temi molto attuali e spinosi. Purtroppo una storia comune a quei tanti che senza il sogno di diventare calciatori, sono costretti ad abbandonare la propria terra in cerca di fortuna, proprio come il nostro Pablito“.