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L’Archivio Aperto di Home Movies celebra Jonas Mekas

Lo sguardo del migrante, la ferita della perdita della propria patria, il senso di solitudine e, insieme, l’inesauribile sete di conoscenza e il desiderio della scoperta: si apre venerdì 25 ottobre con l’omaggio a Jonas Mekas, artista visionario e padrino del New American Cinema, la XII edizione di Archivio Aperto, la manifestazione che Archivio Home Movies dedica ogni anno alla riscoperta del patrimonio cinematografico privato, dal film di famiglia al film sperimentale e d’artista.

"Lost Lost Lost" di Jonas Mekas

“Lost Lost Lost” di Jonas Mekas

Il programma dedicato a Jonas Mekas

Poeta e filmmaker di origine lituana trapiantato a New York, cantore dell’home movie come forma d’arte, Mekas è scomparso lo scorso 23 gennaio dopo una lunga vita dedicata al cinema indipendente e d’avanguardia: Archivio Aperto lo celebra scegliendo un punto di vista inedito, che affonda nelle radici della sua condizione di emigrato, cui si affianca la volontà di costruzione di quella che lui stesso definiva “una nuova Itaca”. I Had Nowhere To Go. Dedicated to Jonas Mekas è il progetto a cura di Giulia Simi e Paolo Simoni che fino al 3 novembre indaga lo spazio creativo tra scrittura privata e pratica filmica, attingendo all’omonimo diario dell’artista – I Had Nowhere To Go – come esperienza poetica centrale da cui molte delle sue immagini scaturiscono: le memorie della vita nei campi di lavoro nazista e nei “Displaced Person Camp”, campi profughi allestiti dagli Alleati alla fine della guerra, si uniscono a quelle dei primi anni newyorkesi, quando Mekas acquista la sua prima cinepresa Bolex 16mm e inizia a filmare mentre continua a lavorare in fabbrica per vivere: se potevo filmare un minuto, filmavo un minuto. Se potevo filmare dieci secondi, filmavo dieci secondi. Giravo quel che potevo, per disperazione”.

Si inizia dunque venerdì 25 ottobre alle ore 18.30 nella sede di Home Movies – Istituto Parri (via Sant’Isaia, 18/20) con una serata dedicata interamente all’immaginario del cineasta indagato attraverso il cinema, la musica e l’arte visiva. Oltre all’installazione video della prima bobina di Lost Lost Lost (1976), canto di un emigrato approdato nel Nuovo Mondo, ci saranno anche le installazioni Jonas’ Tree di Giuseppe De Mattia, scultura ambientale e narrativa, e la project room A Silent Movie di Ritardo, dove i diari diventano guida, in un respiro che esce dallo spazio e dal tempo storico, con l’osservazione di piccoli, rassicuranti gesti del nostro presente. Il programma continua tutta la settimana con una serie di eventi che esplorano la produzione cinematografica di Mekas e ne prendono spunto per riflessioni sul cinema del presente e sulla memoria. Un ciclo di proiezioni rigorosamente in pellicola 16mm mostrerà al pubblico Lost, Lost, Lost in collaborazione con Xing, Reminiscences of a Journey to Lithuania (1972) Williamsburg Brooklyn (2003)film dove più emerge la dimensione nostalgica dello straniero che pervade gran parte dell’opera di Mekas e che trova una connessione diretta con i passaggi dei diari scritti.

"À la recherche du lieu de ma naissance" di Boris Lehman

“À la recherche du lieu de ma naissance” di Boris Lehman

Omaggio a Boris Lehman

Il film diario sarà indagato nell’opera di uno dei suoi esponenti più rappresentativi a livello internazionale, il belga Boris Lehman, che accompagnerà a Bologna una selezione della sua gigantesca opera filmica. Con questo omaggio a cura di Clizia Centorrino, Mirco Santi e Paolo Simoni, Home Movies suggella la collaborazione con Lehman che ha depositato a Bologna i suoi film 8mm e Super8, di cui l’archivio sta curando orgogliosamente il restauro. Chi sono? Chi siamo? Quale storia portiamo sulla pelle ed è racchiusa nei nostri archivi personali? L’utopia di Boris Lehman, il “tentativo di descriversi” con le immagini, è lunga oltre mezzo secolo. Lehman, che fin dall’adolescenza ogni giorno filma e fotografa, ha realizzato circa 500 film e 300.000 scatti fotografici ritraendo se stesso, le persone incontrate, les choses della memoria, con le riprese di un’ultima (s)cena e persino del suo funerale.

Ad aprire le due giornate dedicate a Lehman sarà sabato 2 novembre una doppia proiezione in pellicola: Album 1 (1974, Super8), ritratto personale e collettivo sul quale Lehman leggerà un testo accompagnato dall’improvvisazione musicale di Cecilia Stacchiotti, e À la recherche du lieu de ma naissance (1990, 16mm, 75’) che documenta il ritorno dopo 44 anni a Losanna, città nella quale l’autore vaga alla ricerca delle proprie origini. Domenica 3 novembre invece Lehman presenterà al pubblico Muet comme une carpe (1987, 16mm, 38’) con il quale documenta la tradizionale preparazione ebraica della carpa, mangiata in occasione del Capodanno ebraico, La dernière (s)cène ou l’évangile selon Saint-Boris (1995, 16mm, 14’) girato in qualche ora una domenica mattina ispirandosi all’Ultima cena di Leonardo, e Choses qui me rattachent aux êtres (2010, 16mm, 15’) dove gli oggetti del quotidiano diventano allegoria per autoritrarsi. Conclude la retrospettiva la proiezione di Histoire de ma vie racontée par mes photographies (2001, 16mm, 210’) dove le fotografie scattate da altri diventano materiale per raccontare e ricostruire la propria vicenda autobiografica.

"Doppio Autoritratto" di Marinella Pirelli

“Doppio Autoritratto” di Marinella Pirelli

Donne e cinema sperimentale

È dedicato a Marinella Pirelli e Valentina Berardinone l’appuntamento di questa edizione di Art & Experimental Film, il progetto di Home Movies, curato con Jennifer Malvezzi, che intende recuperare e valorizzare il cinema sperimentale e d’artista ancora oggi spesso sconosciuto, ma che ha rivoluzionato a più livello la cultura visiva. Pirelli e Berardinone ne sono state protagoniste con due poetiche molto diverse tra loro, ma accomunate negli anni Sessanta e Settanta dall’indagine dell’autorappresentazione che ha permesso loro di fare arte e di raccontare al contempo sia l’universo familiare che il proprio mondo interiore. Saranno presentati al pubblico mercoledì 30 ottobre la versione digitale di Doppio Autoritratto (1973-1974, 16mm, 13’) di Marinella Pirelli, della quale saranno proiettati anche alcuni home movies da lei realizzati, e quella in pellicola di Imago (1975, 16mm da Super8) di Valentina Berardinone.

Lo sguardo cinematografico femminile e il tema delle migrazioni torna con il programma congiunto di giovedì 31 ottobre tra proiezioni a Home Movies ed esposizione a Spazio Labò che rintraccia il percorso artistico quasi decennale di Martina Melilli. Partita da una ricognizione di storie, archivi e luoghi degli italiani nati in Libia al tempo della colonizzazione, la ricerca dell’artista, anche attraverso l’uso dei social network, approda a strategie e dispositive narrativi originali per riflettere sulle migrazioni da un l’altro e dall’altro e del Mediterraneo. Home Movies ospita la proiezione di My Home, in Libya (2018), pellicola in cui la giovane autrice ricostruisce la storia dei nonni, nati e cresciuti a Tripoli fino al 1970 quando il regime di Gheddafi ordinò la confisca dei beni alle famiglie italio-libiche e la loro immediata espulsione. Il film fa parte del progetto più ampio che è TripolItalians, archivio di storie raccolte a colmare uno dei più grandi rimossi del nostro Paese come la colonizzazione della Libia e il rimpatrio forzato di ventimila italiani, all’interno del quale si inserisce anche la mostra Il giorno che ci siamo imbarcati su questa grande nave bianca della stessa Melilli, curata da da Spazio Labo’ Fotografia, che inaugurerà la sera dello stesso giovedì.

Sperimentare, Educare

Sperimentare, Educare

Cineguf, dal Fascismo alla Repubblica

Torna anche quest’anno (venerdì 1 novembre) l’appuntamento sui Cineguf e si amplia: “Sperimentare, Educare” è dedicato alla ricognizione storica sul formato ridotto, in particolare il 16mm, come chiave di volta tecnologica per spiegare il rapporto tra dinamiche produttive non-theatrical e istituzioni italiane tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50, dal Fascismo alla Repubblica. L’incontro – proiezione Il 16mm e le istituzioni italiane (1932-1954) si compone di un doppio programma: Andrea Mariani (Università di Udine) offre una panoramica dei programmi di circolazione dei film all’interno dei Cineguf mettendo in luce il ruolo che il formato 16mm ha avuto, per quella generazione, per la costruzione della cultura cinematografica e per la diffusione della pratica del filmmaking. Il programma presenta alcune rare sopravvivenze delle pratiche cinematografiche a passo ridotto del periodo dei Cine-club e dei successivi Cineguf. Diego Cavallotti (Università di Cagliari) e Simone Venturini (Università di Udine) raccontano invece la nascita e la sopravvivenza della Cineteca Scolastica fondata nel 1938 con Formati educati: il 16mm come sussidio didattico (1938-1954).

Info: https://homemovies.it/archivio-aperto/

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