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Life in 12 Bars, prodigi e tormenti di Eric Clapton

Inizialmente prevista da oggi al 13 dicembre (come evento speciale), sarebbe slittata al prossimo 26 marzo 2018 l’arrivo al cinema di Eric Clapton: Life in 12 Bars, il documentario diretto da Lili Fini Zanuck che ripercorre la straordinaria carriera e la travagliata esistenza di Eric Clapton, universalmente riconosciuto come uno dei chitarristi blues e rock più famosi e influenti.

I primi passi con i “supergruppi”

Nato nel 1945, Eric Clapton milita in numerosi gruppi prima di affermarsi come solista. Nel 1965 entra giovanissimo negli Yardbirds, per poi passare ai Bluesbreakers, con i quali incide il celebre album “Bluesbreakers with Eric Clapton”. Successivamente formerà il gruppo rock-blues dei Cream, con i quali scriverà alcuni dei pezzi più apprezzati degli inizi della sua carriera, come Sunshine of Your Love e White Room.

Il tunnel della droga e la carriera solista

Fonda poi i Blind Faith e, ancora, i Derek & the Dominos, ai quali si unirà presto il famoso chitarrista elettrico Duane Allman: il primo album del gruppo, Layla and Other Assorted Love Songs, è un successo, ma poco prima della realizzazione di un nuovo disco, Allman muore in un incidente stradale.

eric clapton

La morte dell’amico/collega avrà un grande impatto sulla vita di Clapton: proprio in quel periodo si aprono per l’artista le strade dell’alcool e della droga, che contribuiranno a costruire la sua immagine di “artista maledetto”. Dopo un primo disco omonimo uscito nel 1970 e un periodo di profonda crisi personale, Clapton incide l’album che segna ufficialmente l’inizio della sua carriera solista, 461 Ocean Boulevard del 1974.

La morte del figlio Conor: Tears in Heaven

Clapton prosegue ininterrotto la sua corsa tra album in studio di genere prevalentemente rock e registrazioni dal vivo. Nel giugno del 1988 partecipa con i Dire Straits al concerto tributo per i 70 anni di Nelson Mandela, ma ben presto un nuova tragedia è destinata a minare la sua vita.

Nel 1991 il figlioletto Conor, avuto dalla relazione con la showgirl italiana Lory Del Santo, muore a soli 4 anni, cadendo dal 53° piano di un grattacielo di New York. La morte di Conor riavvicinerà Clapton al blues: proprio al figlio è dedicata una delle sue canzoni più celebri, Tears in Heaven.

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Il grande successo di MTV Unplugged

All’inizio del 1992 si tiene in Inghilterra la performance di Clapton in occasione dello storico programma MTV Unplugged. Da quell’esibizione venne tratto un album live che vinse ben tre Grammy Awards e che diventò il maggior successo commerciale di Clapton, con circa 26 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Musica e impegno umanitario

Nell’ottobre dello stesso anno, insieme a Neil Young, Tom Petty, Lou Reed, Kris Kristofferson e tanti altri, prende parte al concerto tributo per il trentennale dell’esordio discografico di Bob Dylan, The 30th Anniversary Concert Celebration.

Del 1999 è invece il grande concerto benefico organizzato al Madison Squadre Garden di New York dal titolo Eric Clapton & Friends In Concert: A Benefit for the Crossroads Centre at Antigua, mentre nel 2004 e nel 2007 ha organizzato il Crossroads Guitar Festival, il grande festival della chitarra blues. Nel 2007 viene rilasciata la sua biografia, mentre nel 2011 si esibisce in un concerto di beneficenza insieme a Pino Daniele nello stadio di Cava de’ Tirreni di fronte a 17.000 spettatori.

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L’ultimo disco e la malattia

Il suo ultimo album in studio è I Still Do, uscito nel 2016, anno in cui Clapton rivela di essere affetto da una neuropatia periferica, malattia di carattere degenerativo, che starebbe gradualmente limitando i suoi movimenti. Nonostante l’aggravarsi del suo stato fisico, a marzo e a settembre del 2017 ha tenuto dei nuovi concerti negli Stati Uniti e alla Royal Albert Hall di Londra, annunciandoli come le ultime tappe della sua leggendaria carriera.