L'Allenatore nel Pallone

Lino Banfi, sei sempre un eroe!

Sarà che tra Francia e Portogallo si è appena giocata la finale degli Europei di calcio. Sarà questo caldo che sta accompagnando le prime bollenti trattative di calciomercato. Fatto sta che oggi vogliamo festeggiare l’80° compleanno di Lino Banfi ricordando uno dei suoi film cult (forse Il Film Cult), ovvero L’Allenatore nel Pallone.

Lino Banfi

Lino Banfi

Pasquale Zagaria, questo il suo vero nome, nato ad Andria, è uno degli attori più amati da tutte le generazioni. Famoso per la sua parlata con uno spiccato accento barese, è stato uno dei mostri sacri delle commedie erotiche degli anni Settanta: pellicole inizialmente considerate di serie B e ritenute volgari ma, in questi ultimi tempi, rivalutate dalla critica come spaccati sui difetti della società italiana.

Negli anni Ottanta Lino Banfi ha poi raggiunto il picco della sua popolarità, protagonista di film come Vieni Avanti Cretino, Fracchia la Belva Umana, Il Commissario Lo Gatto, Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio. E tra tutti questi spicca, appunto, L’Allenatore del Pallone, una commedia sul mondo del calcio girata nel 1984.

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Lino Banfi fu scelto da Sergio Martino per interpretare Oronzo Canà, allenatore mediocre ma rivoluzionario della piccola Italia calcistica che si ritrova, a sorpresa, ad essere chiamato a guidare la Longobarda, squadretta neopromossa in Serie A. In realtà, si tratta di un progetto ben preciso, pianificato da quel gaglioffo del Presidente Borlotti (Camillo Milli). Visti gli scarsi risultati di Canà – soprannominato la Iena del Tavoliere – con squadre di Serie B, il Presidente decide volutamente di ingaggiarlo per fare in modo che la squadra torni immediamente nella serie cadetta.

Canà, che si ispira al Barone Niels Liedholm (foto copertina), viene intortato dal Presidente e da due collaboratori (interpretati dal duo comico Gigi e Andrea) che, dopo una serie di buchi nelle trattative di calciomercato, lo portano in Brasile per trovare un campione, o aspirante tale. Del tutto casualmente, ne trovano uno: Aristoteles (nome parodia del fiorentino Socrates). I quattro tornano in Italia per iniziare la stagione.

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La squadra non lo segue, a partire da Speroni, il capitano, nonchè amante della moglie del Presidente. I suoi schemi assurdi (indimenticabile lo schema 5-5-5), non vengono capiti e l’inizio del campionato vede la squadra sprofondare in fondo alla classifica. I tifosi lo odiano e lo minacciano di morte, il Presidente Borlotti, invece, gongola. In tutta questa situazione Aristoteles è triste e malinconico, vorrebbe tornare in Brasile.

Ma sarà proprio Cana, con la sua profonda umanità, a fargli da padre/guida, riuscendo a spronarlo: l’attaccante si “sveglia” e non smette più di segnare. La squadra si risolleva, iniziando un’incredibile lunga striscia di risultati positivi. La piazza comincia a ricredersi, così come tutti i giornalisti sportivi che già gli celebravano il funerale. Tutti parlano dei suoi schemi, tutti vedono in lui un allenatore grintoso e trascinante.

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Il Presidente Borlotti fa in modo di sabotare tutto, facendo in modo che Aristoteles si infortuni. Senza l’asso brasiliano, la squadra torna in zona retrocessione. A risollevarla sarà l’attaccante che, appena rientra, porta gol e punti. Così, proprio sul finale, il Presidente è costretto a svelare il piano a Canà: “dobbiamo andare in Serie B, tieni Aristoteles in panchina: perdere, e perderemo“. Ancora una volta lo intorta, promettendogli un lauto contratto.

Nell’ultima partita, decisiva, la Longobarda affronta l’Atalanta. La squadra non si impegna (volutamente) e punta a perdere. Ma ad un certo punto, Oronzo Canà se ne frega di tutti e di tutto e manda in campo Aristoteles. Il giocatore non tradisce le attese: doppietta! La Longobarda vince e resta in Serie A. Borlotti esulta a denti stretti e tra la folla festante grida all’allenatore: “Lei è un disoccupato, lo sa?“. Pronta la risposta: “e lei è un cornuto, lo sa? .

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Rivedere oggi L’Allenatore nel Pallone ci riporta in un calcio (molti calciatori e allenatori del tempo recitano nei panni di loro stessi) ormai sorpassato dai tempi. Gli atteggiamenti pittoreschi e plateali di Canà, delineano una figura di allenatore che ormai manca nel panorama calcistico italiano (l’ultimo è stato forse Carletto Mazzone). Allenatori capaci di smorzare il clima di eccessiva tensione con la loro simpatia e soprattutto con la loro umanità.

Tutte doti che Lino Banfi ha riassunto in un’interpretazione perfetta, attraverso un personaggio disegnato apposta per lui. Per tutto questo oggi gli diciamo, proprio come fanno i gemelli ultrà nel finale: “Lino sei un eroe!“.