(foto di Loris T. Zambelli)

Loro Chi? L’arte della truffa nella commedia di Bonifacci-Miccichè

(foto di Loris T. Zambelli)

É da oggi al cinema Loro Chi? la commedia scritta da Fabio Bonifacci che l’ha anche (eccezionalmente) diretta insieme al regista Francesco Miccichè. Al centro della trama la coppia formata da Edoardo Leo e Marco Giallini.

David (Edoardo Leo), 36 anni e un’unica ambizione: guadagnare la stima del presidente dell’azienda in cui lavora, ottenere un aumento di stipendio e la promozione da dirigente. Finalmente la sua occasione sembra arrivata: dovrà presentare un brevetto rivoluzionario che gli garantirà la gloria e l’apprezzamento inseguiti da sempre.

Ma in una sola notte l’incontro con Marcello (Marco Giallini), un abile imbroglione aiutato da due avvenenti socie, cambierà il corso della sua vita. David perde tutto: fidanzata, casa e lavoro e per recuperare dovrà imparare l’arte della truffa proprio da colui che l’ha messo nei guai. Una storia che ha i colori e sapori della commedia, i ritmi del giallo e la fantasia di inganni multipli. E dove niente, probabilmente, è come sembra.

Edoardo Leo (foto di Loris T. Zambelli)

Edoardo Leo (foto di Loris T. Zambelli)

Lasciamo ora spazio ad un estratto dell’intervista rilasciata dai sue registi Fabio Bonifacci e Francesco Miccichè.

Come è nata questa storia?

Fabio Bonifacci – Al contrario che in altri casi, è nata da episodi capitati a me. Da giovane, una sera conobbi il cameriere di un locale che mi propose di andare a conoscere le sue vicine di casa, due bellissime olandesi. Sentivo qualcosa di strano e rifiutai, ma mi rimase la curiosità di sapere cosa c’era dietro, per cui scrissi un incipit che si fermò lì. Qualche anno dopo, insieme a un mio amico, fui narcotizzato e rapinato da due ragazze: sembrava il seguito perfetto! Poi, anni fa, un truffatore si presentò in Puglia dicendo di essere Fabio Bonifacci e, con la scusa di scrivere un film ambientato in zona, si fece mantenere 20 giorni a mio nome. Insomma, sembrava che la mia vita stesse scrivendo questo film, così ho deciso di scriverlo davvero.

Che cosa le stava a cuore raccontare scrivendola?

Fabio Bonifacci – Nel film ci sono diversi argomenti. Uno, quello iniziale di David, sta nella domanda: che fine fanno sogni e desideri giovanili che non si sono realizzati? Un altro tema, che entra in scena con Marcello, è il fascino malvagio di certe truffe, in cui il truffatore ti frega realizzando i tuoi sogni o i tuoi desideri. Per cui, in sostanza, ti frega facendoti contento. Questo meccanismo mi ha sempre affascinato e spaventato anche perché tendo a caderci. C’è poi un tema che percorre in modo sotterraneo tutto il film e che riguarda la solitudine nella società attuale e tecnologica. Le truffe di Marcello sono un modo – pur illegale e immorale – di combattere questa solitudine e creare contatti, incontri, imprevisti, sorprese. Marcello “scrive storie nella realtà”, perché la realtà ha perso magia e siamo tutti sempre più isolati.

Marco Giallini (foto di Loris T. Zambelli)

Marco Giallini (foto di Loris T. Zambelli)

È evidente l’omaggio alla tradizione della commedia italiana, a film brillanti incentrati su truffe divertenti tipo Il mattatore di Risi e a interpreti come Gassman o Sordi: che atteggiamento ha verso la commedia di costume degli scorsi decenni, pensa che sia un genere che abbia ancora molto da dire e da tramandare?

Francesco Miccichè – Sia io che Bonifacci condividiamo l’ambizione di dar vita ad una commedia “intelligente”, che faccia anche pensare. Una commedia che non sia fatta solo di battute e che abbia una struttura narrativa solida, cosa che manca a molti film dei nostri giorni. Loro Chi? si propone come una commedia graffiante, dura e un po’ spiazzante (in certi toni può ricordare alcuni film di Dino Risi). Ma a mio parere la cosa interessante del nostro film è che è in grado di “mescolare” vari generi: è infatti una commedia ma anche un giallo, un road movie e un thriller, porta con sé al suo interno tante sfaccettature (proprio come i nostri due personaggi). Io ho amato il cinema di Mario Monicelli, certi suoi film come I Soliti Ignoti e La Grande Guerra fanno parte della nostra storia e del mio bagaglio personale. Il “Maestro”, oltre ai suoi film, mi ha lasciato un altro grande insegnamento: anch’io, come si definiva lui,  mi sento un artigiano del cinema.

Fabio Bonifacci – Beh, quel tipo di commedia è la nostra tradizione, la nostra cultura, forse un po’ la nostra anima. Fin da quando ho iniziato a scrivere, l’ho avuta presente senza sforzarmi di farlo, perché era l’aria che respiravo. Ma non mi dichiaro figlio di quella tradizione per pudore: ho paura che qualcuno esca dalla tomba a dirmi “Come ti permetti?”.

Ci sono nel film dei nessi con l’attualità recente o pensa che lo sviluppo degli eventi possa essere considerato plausibile in ogni epoca e in ogni contesto?

Francesco Miccichè – Il nostro racconto è piuttosto realistico. Il personaggio di Marco Giallini è un po’ sopra le righe, ed è inevitabile che sia caratterizzato di più di quello di Leo, ma la storia che raccontiamo prende spunto in parte da un episodio realmente accaduto, di cui anni fa è stato involontario protagonista Fabio Bonifacci. Per il gioco di inganni e di specchi che ci sono nel film abbiamo avuto come riferimento diversi film italiani e americani del genere, del filone dei film sulle truffe: da La Stangata a I Soliti Ignoti, da Ocean Eleven a Operazione San Gennaro. Senza volerci minimamente paragonare a questi grandi film, li abbiamo presi solo come fonte di ispirazione.

Fabio Bonifacci – In senso stretto c’è poca attualità, volevamo fare un film universale, che poggiasse più sulle caratteristiche dalla natura umana che su una specifica situazione sociale. Poi certo, il film è ambientato qui e ora, quindi qualche riferimento c’è: come quando Marcello spiega perché la legislazione italiana offre ottimi incentivi al settore truffe.

David e Marcello (foto di Loris T. Zambelli)

David e Marcello (foto di Loris T. Zambelli)

Qual è a suo parere la singolarità di questa commedia nel panorama odierno?

Fabio Bonifacci – Non starebbe a me dirlo, ma la vedo in due elementi. Uno è che il film non è pura commedia, sta in una zona di confine con altri generi: giallo, on the road, film di truffe. L’altro elemento è che si ride ma il nostro obiettivo principale non era far ridere, era raccontare una storia che ci sembrava bella. Tante idee divertenti ma non necessarie sono state buttate via. Questo focus sulla trama ha forse una sua originalità nella commedia, genere che non teme le deviazioni e anzi spesso ne fa occasione di divertimento.