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Lunetta Savino è la Rosa di Katja Colja, l’amore va oltre tutto

Presentato in competizione al Bari International Film Festival (30 aprile 2019) e allo Shanghai International Film Festival (22 giugno 2019), giovedì 19 settembre arriva nei cinema Rosa, il drammatico film diretto da Katja Colja con protagonista Lunetta Savino. Al suo fianco sul set anche Boris Cavazza, Anita Kravos e Simonetta Solder.

Il film

Rosa (Lunetta Savino) ha sessant’anni ed è sposata con Igor (Boris Cavazza) da quaranta. Lei è mingherlina, italiana, lui è imponente, sloveno: un matrimonio che è sopravvissuto a molte tempeste ma che, ormai, sembra essersi congelato. Il dolore incolmabile per la scomparsa della figlia più giovane, Maja, ha portato Rosa e Igor ad erigere confini invalicabili, oltre i quali ciascuno di loro vive la propria sofferenza in solitudine. A casa gli spazi sono rigorosamente limitati, l’unica eccezione è quando arrivano gli ospiti, in modo da dare un’illusione di serenità. Ma ogni volta che rimangono soli, ognuno si rifugia nel proprio angolo, al riparo dagli sguardi, dai pensieri e dalle emozioni dell’altro. Igor trascorre il suo tempo sulla barca a vela di Maja, come per mantenere vivo qualcosa che non esiste più, ma è difficile lasciarsi andare. Rosa invece si è avvolta nel muto dolore tra le mura della loro casa e nella tomba di Maja nel cimitero, dove sta costruendo una cappella per le sue ceneri. Ma la vita sorprende e lo fa in modi più inaspettati e l’amore vince oltre e al di là di tutto.

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Katja Colja racconta…

«Quando una donna perde il marito è vedova, ma se perde un figlio che cos’è? Non esiste una parola per definirla ed è proprio questa la domanda che mi ha guidato nel raccontare la mia storia. La morte di un figlio lacera profondamente ciò che siamo o ciò che crediamo di essere. Il dolore si appropria di tutto e distrugge tutto ciò che è in noi ma anche ciò che è intorno a noi. Si cade in un baratro dal quale è difficile ma possibile uscire. E così accade alla mia Rosa. C’è sempre un confine sottile tra la morte e la vita, tra il corpo e la mente, tra l’essere e il non essere, tra amarsi e amare. Il mio desiderio è sempre stato quello di andare oltre questo confine, di superarlo e viverlo nelle sue immense e innumerevoli sfaccettature. Questo è stato il confine che ho esplorato e cercato di raccontare nel mio film attraverso le parole non dette, le attese, la distanza tra i corpi di lei e di lui che, nonostante le piccole e grandi differenze, si sono sempre amati».