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Marco Polo, una scuola per una società migliore nel docufilm di Duccio Chiarini

Presentato nella sezione Panorama di Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, giovedì 28 novembre esce al cinema Marco Polo, il film documentario diretto da Duccio Chiarini che racconta un intero anno scolastico all’interno dell’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze.

Il documentario

Alle porte di Firenze, nel quartiere periferico dell’Isolotto, nascosto in un grande giardino a pochi metri dal frastuono della superstrada, si trova l’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo”. Ogni mattina 150 professori e 1600 studenti varcano le sue porte per affrontare le sfide con cui la scuola li costringe a fare i conti. Sono le stesse sfide che affrontano ogni giorno milioni di persone nel mondo. Non riguardano soltanto i programmi da insegnare o le nozioni da imparare ma l’essenza stessa dell’educazione, il senso della cittadinanza, il valore dell’accoglienza. Questo film è un viaggio attraverso quelle sfide.

Duccio Chiarini racconta…

Durante gli anni del mio percorso di studente ho sempre considerato la scuola come un luogo familiare, a cui appartenere e non da cui fuggire (certo c’erano mattine in cui le interrogazioni andavano evitate, ma erano eccezioni che confermavano la regola). Questa familiarità con l’istituzione mi ha accompagnato sin da piccolo ma è stato negli anni dell’austero Liceo Classico Dante che ha manifestato la propria resilienza, dovendosi misurare con un ambiente che faceva della tradizione e della severità valori fondanti. Eppure eravamo in molti a considerare la scuola come un luogo da rendere più a nostra misura rispetto a quello che ci proponevano gli adulti ed era da quell’immagine idealizzata e un po’ vaga di scuola a nostra misura che nascevano non solo le occupazioni ma soprattutto le iniziative pomeridiane: il giornalino, i comitati studenteschi, le lezioni sugli anni Sessanta e quell’irrefrenabile voglia di appendere poster di cantanti e di film alle pareti delle aule, erano un modo per dire che là dentro noi volevamo starci bene, sentirci protagonisti e non comparse”.

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La scuola di pomeriggio

Solo chi tra noi viveva la scuola al pomeriggio e lavorava coi professori dopo le lezioni del mattino sapeva che al suono dell’ultima campana si sarebbe realizzato uno strano incantesimo: nella scuola del pomeriggio cadevano infatti tutte le maschere dei ruoli e si poteva dialogare coi professori e apprendere da loro in maniera più libera e spontanea. Tutto questo per dire che la scelta di realizzare un documentario sulla scuola di oggi è stata sin dal primo istante istintiva e naturale per il rapporto di profonda familiarità e gratitudine che ancora nutro verso la scuola pubblica ma anche per sottolineare un aspetto non secondario nella genesi e nello sviluppo di questo documentario. Sin dalle prime settimane in cui sono entrato dentro all’Istituto Tecnico per il Turismo “Marco Polo” di Firenze, osservando la cura con cui aule e spazi comuni erano stati resi familiari a tutti, ho avuto la sensazione di essere in un contesto che adulti e ragazzi avevano trasformato assieme in una casa per ognuno, di essere capitato insomma in una strana scuola in cui sembrava sempre che fosse pomeriggio anche quando invece era mattina”.


EXTRA – Parola al Preside Ludovico Arte

L’ITT Marco Polo negli ultimi anni ha avviato un percorso di profondo rinnovamento con l’obiettivo di caratterizzarsi sul territorio come una scuola moderna, accogliente e aperta alla multiculturalità. Questo documentario prova a raccontare il modo in cui gli insegnanti di oggi cercano di interpretare il loro lavoro e di scrivere, insieme al dirigente scolastico, agli studenti, al personale Ata, un nuovo modo di stare insieme, una nuova idea di comunità. Marco Polo è frutto di un anno di lavoro in cui il regista ha vissuto fianco a fianco con studenti e insegnanti, ha respirato la stessa aria, ha condiviso con loro pensieri ed emozioni”.

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Ne è venuto fuori uno sguardo sul quotidiano, lo sforzo di entrare nel cuore della scuola e coglierne l’anima: l’impegno, la passione, la fatica di chi oggi vive in quelle mura. Se vogliamo riflettere davvero sulla scuola, dobbiamo ripartire dalla realtà: per aiutare chi non conosce quel mondo a non essere vittima di pregiudizi e per stimolare una riflessione in chi la scuola invece la vive tutti i giorni ma non ha il tempo per guardarsi allo specchio e riflettere”.