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Marine Vacht vittima di un Doppio Amore, il thriller psicologico di François Ozon

Presentato in Concorso all’ultimo Festival di Cannes, giovedì 19 aprile esce al cinema Doppio Amore, il nuovo film scritto e diretto da François Ozon tratto dal racconto Lives of the Twins di Joyce Carol Oates. Protagonisti sono Marine Vacth, Jérémie Renier e Jacqueline Bisset.


Il film

Chloé (Marine Vacth), giovane donna tanto bella quanto fragile, inizia un percorso di psicoanalisi. Finisce per innamorarsi del suo analista, Paul (Jérémie Renier), un uomo dolce e premuroso. Ma quando i due vanno a vivere assieme, Chloé scopre che Paul nasconde un segreto riguardo la sua identità. Un uomo fisicamente identico a lui, ma più rude e minaccioso, si aggira per la città. È Paul che ha una doppia vita? O è un inquietante gemello tenuto finora nascosto?

Passiamo alle note di regia di François Ozon suddivise per tema.

Joyce Carol Oates

Ho sempre ammirato Joyce Carol Oates per lo stile di scrittura molto personale, per l’acuta osservazione psicologica, la complessità dei personaggi e le trame brillanti. E per il fatto che è una grafomane, cosa di cui accusano spesso anche me. Ho saputo che scriveva romanzi gialli con lo pseudonimo di Rosamund Smith, mi sono subito interessato a questi racconti meno conosciuti, intuendo che sarebbero potuti essere ottimi soggetti per un film. Così mi sono imbattuto in Lives of the Twins. E ho utilizzato la premessa del libro: una donna scopre che il suo psichiatra e attuale fidanzato ha un fratello, anche lui psicoterapeuta. Joyce Carol Oates racconta la storia in modo più realistico mentre io ho approfondito più l’aspetto psicologico, ambientando la storia in Francia e aggiungendo la spiegazione scientifica nelle ultime scene. Il film esplora i temi preferiti dalla scrittrice: nevrosi, sesso e il lato oscuro della personalità”.

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I gemelli

Ho sempre voluto trattare il tema dei gemelli come qualcosa di affascinante ma al tempo stesso mostruoso. Ho sempre immaginato che la protagonista Chloé lavorasse in un museo. C’è uno stretto legame tra lei e le opere che custodisce. Nelle prime scene del film le opere esposte nel museo sono armoniche ma andando avanti diventano più organiche e sanguinolente, quasi mostruose e riflettono il tumulto interiore di Chloé. Naturalmente ho pensato anche a Inseparabili. Sembra quasi che Joyce Carol Oates abbia scritto il suo libro dopo aver letto il libro Twins a cui si è ispirato Cronenberg per il suo film. In quel caso la storia era raccontata dal punto di vista dei gemelli mentre la Oates si focalizza sulla giovane donna preda dei due fratelli. È importante per me che Chloé sia al centro della storia, mostrare il suo ventre, gonfio e dolorante, per rappresentare la sua confusione tra una gravidanza precoce e un feto parassita”.

Psicoanalisi

Per molto tempo ho cercato di catturare l’esperienza di una sessione di psicoanalisi in un film. Nelle scene iniziali Chloé è in una seduta dal suo psicoanalista, parla dei suoi sogni, dei suoi sentimenti e delle sue emozioni, della sua famiglia… lo spettatore è immerso nella vita privata di Chloé e potrebbe innervosirsi. Potrebbe andare avanti così per un’ora e mezza? Non volevo trovarmi intrappolato nella classica impostazione analitica che utilizza uno schema statico con dei codici predefiniti. Ho cercato di catturare qualcosa di dinamico. Volevo che lo spettatore seguisse la terapia di Chloé con la stessa attenzione con cui uno psicoterapeuta segue i suoi pazienti, in modo fluttuante. Gli effetti visivi e il cambio di punti di vista, durante la prime sessioni, sono una sfida alla linearità del dialogo. Se hai ascoltato attentamente o hai rivisto il film, alla fine collochi facilmente tutto quello che lei ha detto nei primi 10 minuti. Ma non è matematicamente sicuro che tu abbia ascoltato attentamente”.

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Doppia vita

Il personaggio di Louis sembra un avatar creato da Chloé per concretizzare tutte le fantasie e i desideri che la relazione con Paul non le permette, come se il suo amore per Paul la preservasse dal soddisfare la parte della sua sessualità più estrema e spudorata. I miei film spesso raccontano di quanto sia necessario ricorrere all’immaginazione per affrontare la realtà. In ogni storia d’amore anche in quelle più felici c’è una sensazione di frustrazione e un bisogno di spazio mentale in cui dare libero sfogo alle proprie fantasie. I nostri partner non potranno mai soddisfare tutti i nostri desideri. Abbiamo bisogno di qualcosa di più o di diverso”.

Un thriller psicologico

L’intensa soggettività dei primi 10 minuti si insinua anche nel resto del film. L’idea era di seguire Chloé in modo lineare, creando tensione narrativa giocando con la suspense rimanendo comunque ancorata ad una realtà fluttuante, con momenti di delirio psicologico o fantastico. Questo mi ha permesso di sottrarmi da un registro puramente realistico e di flirtare con il mondo immaginario dei protagonisti. Mi piaceva l’idea che i pericoli e le minacce esterne che Chloé percepisce rivelassero un tumulto interiore”.

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La rivelazione finale

Durante le nostre ricerche sui gemelli ho scoperto l’esistenza dei gemelli parassiti. È stata una grande scoperta fatta mentre stavo scrivendo la sceneggiatura e si è rivelata subito fondamentale per dare una base di realtà ad una storia che fino a quel momento era fantastica e mostruosa. La rivelazione finale ci fa sprofondare negli abissi di quello che madre natura è capace di creare nei nostri corpi. C’è quasi un senso di pace alla fine del film. Il suo problema è stato diagnosticato e curato, le cose sembrano rimettersi a posto. Ma non tutto è stato risolto. Chloé continua a sentire un senso di vuoto. Non considero questo finale positivo o negativo. Penso sia crudele ed inevitabile, come la sessualità, il subconscio e il desiderio”.