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Memorie Di Un Assassino, l’indagine di Bong Joon-ho tra dramma e ilarità

Basato su delitti seriali realmente accaduti tra il 1986 e il 1991 vicino a Seul, giovedì 13 febbraio – a pochi giorni dalla gloriosa Notte degli Oscar che ha visto trionfare Parasite – arriva per la prima volta nelle nostre sale Memorie Di Un Assassino, il thriller diretto da Bong Joon-ho nel 2003. La pellicola è il racconto personale degli eventi da incubo che ebbero luogo in quel periodo difficile e, allo stesso tempo, è una ricca miscela composta dai risultati di un anno di ricerca, visite alle scene del crimine e interviste con gli investigatori e ai giornalisti che hanno seguito la vicenda.

Il film

In un villaggio rurale nel 1986, una giovane donna viene trovata brutalmente stuprata e uccisa. Due mesi dopo si verifica un delitto simile, e questo cattura l’attenzione della nazione. L’insolito crimine del delitto seriale trascina nel terrore l’intera regione. Viene formata una squadra investigativa speciale, alla quale si unisce un detective della Polizia di Seul, ma le indagini non fanno alcun progresso. Viene creata una squadra investigativa speciale, guidata dal sergente Koo Hee-bong (Byun Hee-bong), e composta dai detective Park Doo-man (Song Kang-ho) e Cho Yong-koo (Kim Rwe-ha), nativi della zona, e da Seo Taeyoon (Kim Sang-Kyung), un detective di Seul che si è offerto volontario per questo incarico. Uomo guidato dall’istinto e dalla brutalità, Park va in giro cercando di estorcere, con la violenza fisica, una confessione dai piccoli delinquenti locali.

Seo invece studia accuratamente il dossier del caso in cerca di indizi, i metodi agli antipodi dei due investigatori scatenano inevitabilmente scontri e tensioni tra i due. Ad un certo punto dell’indagine un sospettato viene arrestato, il caso sembrerebbe risolto, ma l’evidenza dei fatti contrasta con il fatto che il sospettato possa essere il killer e questo scatena la reazione della stampa. A seguito di questo incidente, Koo viene licenziato. Chi potrebbe essere il killer seriale? La completa mancanza di indizi lascia gli investigatori smarriti. Il killer impiega solo gli abiti o gli oggetti di proprietà delle vittime come armi e legacci, e non lascia sulla scena neppure un singolo pelo pubico, come invece accade di solito nei casi di stupro. L’investigazione sembra prendere nuova vita con l’arrivo di Shin Dong-chul (Song Jae-ho), che subentra a Koo.

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Una storia vera

Quella descritta dal film è una storia vera. In una piccola città fuori Seul, nell’arco di sei anni (tra il 1986 e il 1991), in un raggio di 2 km furono stuprate e uccise 10 donne. Il primo serial killer che ha agito in Corea uccise 10 vittime di varie età, da una nonna settantunenne ad una scolaretta di 13 anni. Con il passare del tempo, il modus operandi del killer si fece più audace e organizzato. Una vittima fu pugnalata 19 volte al petto, mentre un’altra vittima fu trovata con nove pezzetti di pesca infilati nel corpo. Il killer non lasciò il più piccolo indizio, a parte le sue vittime. Furono interrogati oltre 3000 sospettati. Più di 300.000 agenti di polizia presero parte all’imponente indagine. Nessuno è stato arrestato e condannato per questi delitti. Nel 2019 però le indagini hanno subito una svolta.

Questa storia si concentra sugli investigatori. In quegli anni in Corea le indagini su un delitto consistevano solo nell’accanirsi contro chiunque conoscesse la vittima, per gli agenti che lavorarono su questo caso invece si trattò invece di un’esperienza del tutto nuova. Non esisteva un metodo di profiling, né alcuna idea di come preservare la scena del crimine per l’investigazione forense. Solo ricerche e interrogatori che facevano affidamento sull’intuizione e sull’ostinazione degli investigatori. Erano anni in cui, gli investigatori all’interno della forza di polizia con pochi mezzi potevano fare affidamento solo su se stessi per affrontare queste orribili serie di eventi. Il film ricorda un’epoca innocente in cui l’incapacità di afferrare appieno la logica di tali atti atroci portò a incredibili errori e orribili incubi. Memorie Di Un Assassino miscela morte e ilarità.

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Bong Joon-ho racconta…

Memorie Di Un Assassino è un dramma investigativo molto realistico, decisamente coreano. Non ci sono eleganti detective in stile FBI, con giacche di pelle e occhiali da sole scuri, come quelli che si vedono di solito nei film. L’abbinamento di un poliziotto cittadino ed un poliziotto di campagna potrebbe sembrare a prima vista una scelta convenzionale, ma persino l’investigatore che viene dalla capitale non corrisponde all’immagine di un detective di città che ama i rompicapi. Non è un thriller classico che mette insieme i tasselli di un puzzle, come nei più tradizionale film hollywoodiani. A colpirci soprattutto è la frustrazione e la rabbia dei due investigatori che vogliono disperatamente catturare l’assassino, ma alla fine non riescono a farlo. La loro crescente follia viene descritta in modo molto realistico”.

Il film si differenzia da altri film drammatici di genere poliziesco poiché affronta un caso specifico che è realmente accaduto. Si distingue dagli altri nel suo ritrarre gli investigatori come veri esseri umani, dotati di un loro arco emotivo. Non troviamo nel film un investigatore da romanzo che si lancia in scene di azione o si innamora di una bella sospettata, né il film è un thriller intellettuale in cui rispettabili detective si confrontano con un rompicapo cerebrale d’alto livello. Cos’è un investigatore? Una persona che cattura i criminali. Mi sono concentrato sulle emozioni realistiche e intense dei detective che volevano disperatamente catturare il criminale, ma che fallirono”.

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Con questo film mi premeva comunicare diverse cose: il ricordo dell’omicidio; per i detective, il ricordo della frustrazione di non poter catturare l’assassino; per le persone vicine alle vittime, il ricordo da incubo di perdere le persone amate; per le persone che hanno attraversato quel periodo, il ricordo di come abbiamo vissuto; quel caso triste e ridicolo insieme, il ricordo di quel caso…”.