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Mollami, il senso di colpa ci segue nel film di Matteo Gentiloni

Domenica 24 novembre, alle 21.15, su Sky Cinema Uno andrà in onda in Prima Tv Mollami, una nuova produzione originale Sky, un road movie young adult dalle inaspettate venature fantasy diretto dall’esordiente Matteo Gentiloni. Il film, presentato in anteprima nella sezione Alice Nella Città all’ultima Festa del Cinema di Roma, è interpretato da: Alessandro Sperduti, Martina Gatti, Maria Chiara Giannetta, Caterina Guzzanti e Gian Marco Tognazzi.

Il film

Valentina (Martina Gatti) ha 17 anni, molti problemi, tanti casini e un senso di colpa unico. Unico perché, da quando il fratellino è morto tuffandosi da una scogliera per una sfida con lei, si trova a convivere con Renato (che ha la voce di Neri Marcorè), un enorme pupazzo “morbidoso” che solo lei può vedere. Per farlo sparire e stare tranquilla almeno un attimo, si droga con la PCP, un oppiaceo derivato dalla morfina. Ma forse stavolta ha oltrepassato il limite: ha infatti diffuso intenzionalmente un proprio video hard che è diventato immediatamente virale, troppo virale. Per questo il padre, prestigioso avvocato della capitale (Gian Marco Tognazzi), decide di mandarla per il resto dell’anno scolastico in un collegio austriaco per punirla e per allontanarla in un momento così “imbarazzante”.

Valentina e il padre hanno da sempre un rapporto difficile: non l’accompagnerà nemmeno al collegio, ma incarica Antonio, un suo praticante (Alessandro Sperduti), di farlo. Si tratta di Antonio, lo schiavo dell’ufficio, uno sfigato che sopporta le umiliazioni del padre di Valentina nella vaga e vana speranza di una promozione. Così inizia il viaggio in auto dei nostri due protagonisti, o meglio tre, Valentina e Antonio non saranno soli, saranno accompagnati nel loro viaggio da un terzo incomodo tanto indesiderato quanto ingombrante, l’esuberante e peloso Renato, unica vera costante nella vita di Valentina. Ciò che la ragazza però ancora non sa è che Antonio non la sta portando in collegio, ma in un centro di riabilitazione. Di sicuro quando lo scoprirà per Antonio non sarà facile contenerla.

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Matteo Gentiloni racconta…

Se ripenso oggi al percorso che ha portato Mollami dal soggetto al film, ho l’impressione che tutto si sia sviluppato attorno all’idea del personaggio di Renato, il senso di colpa di Valentina: un mostro blu elettrico, tanto “coccoloso” quanto asfissiante, inopportuno, molesto. Come se prima venisse lui, e poi tutto il resto. No, non è andata proprio così, come direbbe Valentina. La prima volta che ho letto il soggetto, ormai quasi quattro anni fa, la morte del fratello non c’era, così come tutte le conseguenze che ne scaturiscono. E non c’era Renato. Abbiamo iniziato ad arricchire il film, stesura dopo stesura, di temi e conflitti più profondi, accettando la sfida di trattarli con un tono divertito e a volte spensierato. Ma come raccontare i pensieri e il conflitto interiore di Valentina senza sembrare pretenziosi e appesantire la storia? Come renderli chiari senza essere didascalici?”.

Ecco, solo in quel momento è arrivato Renato: ci ha permesso di far interagire Valentina con il suo senso di colpa, in modo originale, strappandoci al tempo stesso un sorriso. Quindi, non posso dire che tutto sia partito da lui, ma di sicuro Renato ci ha permesso di ripensare completamente il film, e di farlo rivivere, non solo dal punto di vista narrativo. È stato infatti anche l’ispirazione per la maggior parte degli aspetti visivi che caratterizzano il film. Ho voluto immaginare che la sua presenza avesse contaminato il mondo di Valentina: per questo il blu del pelo viene ripreso sia in fase di color correction (virando i toni grigi verso il blu), così come da numerosi elementi scenografici e dalla presenza costante di specchi d’acqua, altro leitmotiv tematico importante del film”.

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Dal punto di vista del linguaggio, invece, ho cercato di allontanarmi dagli stereotipi con cui vengono raccontate oggi molte storie giovanili. Al disordine come cifra stilistica e bandiera dell’autenticità, ho preferito un approccio più classico, composto e formale. Ho voluto inoltre evitare in tutti i modi la presenza di effetti digitali, senza tuttavia rinunciare ad alcuni elementi di modernità. Per questo le frasi che commentano e accompagnano il film non sono mai grafiche in sovrimpressione ma diventano elementi diegetici all’interno delle scene”.