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Monos, lo straordinario “gioco da ragazzi” di Alejandro Landes

Inizialmente programmato lo scorso marzo, dopo la sospensione per via della pandemia, giovedì 20 agosto I Wonder Pictures porta nelle sale Monos – Un Gioco Da Ragazzi, il film diretto da Alejandro Landes che ha guidato un giovane cast composto da Julianne Nicholson, Moises Arias, Sofia Buenaventura, Julian Giraldo e Karen Quintero.

Il film

Otto adolescenti isolati dal mondo, nel bel mezzo dell’America Latina, tra le montagne e le foreste, si allenano e combattono. A prima vista potrebbe sembrare un campo estivo, un bizzarro ritrovo di ragazzi che giocano a fare i soldati. Invece si tratta dello scenario iniziale di una missione delicatissima: gli otto adolescenti hanno con sé una prigioniera, una donna americana che chiamano semplicemente “la Dottoressa” (Julianne Nicholson). Il loro compito è proteggerla. Quando la Dottoressa fugge l’equilibrio del gruppo si sgretola e la missione più importante diventa la sopravvivenza.

Acclamato in tutto il mondo

Acclamato da registi del calibro di Del Toro e Iñárritu, il film ha trionfato al BFI – London Film Festival 2019, vincendo il Premio come Miglior Film, ed è stato scelto dalla Colombia come proprio rappresentante agli Oscar 2020 per la categoria Miglior film straniero. Tra Apocalypse Now di Coppola e Il Signore Delle Mosche, uno sconvolgente survival thriller firmato dal nuovo talento del cinema sudamericano Alejandro Landes.

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Alejandro Landes

Vi proponiamo di seguito un estratto dell’intervista rilasciata lo scorso anno dal regista Alejandro Landes.

Come è nato questo film?

C’è stata una guerra civile apparentemente senza fine in Colombia, una guerra che ha coinvolto molti fronti: quelli paramilitari, i guerriglieri, i Narcos e il governo. Tutto sembra essere arrivato al limite. La possibilità di una pace è nell’aria, ma è troppo fragile, ed è passato molto tempo. Il film esplora questo momento attraverso il cinema.

In che modo la situazione in Colombia ha ispirato direttamente questo film?

L’ex presidente ha ricevuto il premio Nobel per la pace l’anno scorso, per aver firmato un accordo di pace con la FARC, il principale gruppo guerrigliero. Ma è stata una pace respinta attraverso un referendum e c’è stato bisogno di un decreto esecutivo da parte del Governo. L’accordo prevede che tutti i gruppi armati debbano rinunciare alle loro armi e dirigersi verso le città. Non è ancora chiaro come saranno ricevuti: saranno accolti e aiutati a ricominciare da capo oppure verranno uccisi nelle strade per vendetta o dimenticati? Questa domanda crea una bomba a orologeria.

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Nel film getti lo spettatore a capofitto in un ambiente non specificato, privo di contesto.

L’idea era quella di creare un mondo atemporale, fuori posto, fuori dal tempo, lontano da tutto, con questo gruppo di ragazzi che viene addestrato e sorvegliato da una forza sconosciuta. Sono in missione, parte di un esercito clandestino. Sono una squadra di soldati ma sono, anche, un gruppo affiatato di adolescenti. Sebbene i dettagli della guerra civile colombiana siano la fonte di ispirazione, l’idea era che il film attraversasse i confini ed esistesse come un mondo a sé stante.

Il tema dei bambini soldato sembra averti affascinato molto.

La maggior parte di noi ha sognato, più di una volta, di fuggire con gli amici in un posto molto lontano e di fare quello che voleva senza che nessuno lo guardasse o dicesse cosa fare. Nel mio film, i giovani sono una metafora della Colombia come nazione; è un paese giovane, ancora alla ricerca della sua identità, e il sogno di pace è fragile, incerto e ricorrente. Molto più che dei “bambini soldato”, questo film parla all’adolescenza perché è proprio allora che iniziamo a lottare per capire chi siamo e chi vogliamo diventare. È come un palcoscenico della vita in cui siamo intrappolati tra la voglia di compagnia e, altrettanto disperatamente, quella di solitudine. La pellicola, quindi, cerca di evocare questa angoscia e questo conflitto.

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Qual è il significato del titolo?

È un prefisso comune in spagnolo e deriva dalla parola greca che sta per “solo”, ed è il nome in codice della squadra, nel film. Pensando a come inizia il film, partiamo con una “banda di fratelli” fino ad arrivare all’”ultimo sopravvisuto” alla fine del film.

Cosa hai cercato di dire attraverso la violenza che descrivi in Monos – Un Gioco Da Ragazzi?

La violenza è parte integrante della guerra e, quindi, un’esperienza inevitabile per questa giovane squadra e il loro ostaggio. L’intenzione non era di rappresentare una violenza cruenta o romantica, che sullo schermo potesse apparire divertente o coraggiosa, ma piuttosto una violenza vera e agghiacciante che diventa orribile anche per l’esecutore. La guerra è dentro di noi, come specie animale.

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Vedi speranza per la Colombia e per il mondo in generale?

Sì ed è per questo che ho realizzato questo film. Certamente non come risposta ma come parte di una conversazione passata, presente e forse futura. È vero che, nonostante l’accordo di pace, alcuni guerriglieri dissidenti hanno rifiutato di consegnare le armi e i gruppi paramilitari continuano a uccidere gli assistenti sociali e i leader sindacali. La situazione è instabile e c’è molta rabbia in Colombia e nel mondo di oggi. Questa rabbia sembra gorgogliare in superficie, dappertutto, e forse va bene perché non puoi guardare da un’altra parte. Sei costretto a impegnarti, a porre delle domande. Il film, alla fine,  ci pone di fronte a una domanda.