SHUT IN

Naomi Watts divorata dalla follia in Shut In

Scritto da Christina Hodson e diretto da Farren Blackburn, arriva mercoledì 7 dicembre al cinema Shut In, il thriller-horror che vede protagonista Naomi Watts, affiancata da Oliver Platt, Charlie Heaton, David Cubitt e la stella nascente Jacob Tremblay.


Mary Portman (Naomi Watts) è una psicologa infantile che vive e lavora senza mai allontanarsi dalla sua casa, dove riceve a domicilio i suoi pazienti e soprattutto si occupa del figliastro diciottenne Stephen (Charlie Heaton), ridotto in stato vegetativo dall’incidente stradale in cui è morto il marito Richard.

Quando resta coinvolta nella misteriosa sparizione di uno dei suoi pazienti, il piccolo Tom (Jacob Tremblay), Mary comincia tuttavia a essere perseguitata da strani eventi che cerca di spiegare via Skype al Dott. Wilson (Oliver Platt), il suo supervisore. Alla fine si giungerà ad un’agghiacciante scoperta che lascerà tutti senza fiato.

©2015 EuropaCorp - Transfilm International Inc.

Naomi Watts

La sceneggiatrice Christina Hodson afferma che l’ispirazione per Shut In le è venuta quando viveva da sola in uno scricchiolante monolocale di New York. Il suo è un intenso thriller psicologico con una semplice premessa: complesse sfumature emotive e un finale inaspettato e agghiacciante. “Volevo ribaltare i capisaldi di questo genere – afferma la Hodsone volevo lasciare piccoli indizi lungo la strada, in modo che quando ci si renderà conto di cosa sia accaduto, sarà possibile ripercorrere l’intero percorso, e sarà molto soddisfacente”.

Il regista Farren Blackburn dice di essere stato incuriosito da quello che ha visto essere il potenziale cinematografico del film, ovvero la storia della sceneggiatura e l’ambiente confinato: “sono un grande fan di quei film americani minimalisti degli anni ’70 che avevano un’estetica europea, in più, Shut In ha una protagonista con cui si instaura davvero un legame e che affronta un percorso interessante”.

©2015 EuropaCorp - Transfilm International Inc.

Jacob Tremblay

La protagonista del film è Mary Portman, una professionista una volta felicemente sposata, che si ritrova in una situazione sempre più disperata nella sua casa nelle campagne del New England. Ad interpretarla è stata Naomi Watts che è stata attirata dalla sfida di catturare il suo stato mentale disturbato. La donna è totalmente chiusa emotivamente: “per quanto voglia prendersi cura di suo figlio, è davvero difficile per lei. Lei lotta con questa situazione, per questo inizia ad avere questi incubi e a vedere cose strane nella sua mente. Si insinua il risentimento su come la sua vita sia cambiata“.

Una delle cose che hanno catturato l’interesse dell’acclamata attrice è il drastico cambiamento nello stato emotivo di Mary, prima e dopo l’incidente che le uccide il marito e lascia il suo figliastro in stato catatonico. “All’inizio del film lei sembra essere felice – osserva l’attrice – poi la ritroviamo in un mood completamente diverso pochi mesi dopo, ha perso il marito in questo terribile incidente d’auto, e il suo figliastro ora è in stato vegetativo, in una sedia a rotelle, e completamente dipendente da lei. Tutta la sua vita ruota attorno all’occuparsi dei bisogni del ragazzo”.

Mary Portman

Mary Portman

Vivere con Stephen in quell’isolamento, con persino il suo ufficio dentro casa, ha reso la vita di Mary triste e ripetitiva. L’unico raggio di luce le si presenta attraverso le visite regolari del suo giovane paziente sordo, Tom. Ma poco dopo il ragazzo svanisce. “Tom è una persona per cui Mary si preoccupa profondamente, lo vuole guarire – continua la Wattsil suo interesse è anche rafforzato dalla propria necessità di affrontare il senso di colpa verso suo figlio, e il rimpianto che forse non sia stata una buona madre per Stephen: questa è la croce che deve portare”.

Terrorizzata da incubi che alla fine sconfinano nella sua vita reale, Mary si rivolge al terapeuta che le fa da supervisore, il Dr. Wilson, per essere aiutata a scindere i sogni dalla realtà: “molto spesso uno strizzacervelli ha uno strizzacervelli – sottolinea Farren  Blackburnil Dr. Wilson è qualcuno con cui Mary si confida sempre di più mano a mano che la sua vita comincia a disfarsi. Ha una mente aperta, ma cerca di convincere Mary che le visioni che sta avendo sono semplicemente sogni e incubi che derivano dal suo esaurimento”.

Oliver Platt

Oliver Platt

Per la maggior parte del film, il Dr. Wilson comunica con Mary attraverso Skype. Quando Wilson dà dei consigli alla sua paziente, e il suo stato mentale sembra essere ulteriormente deteriorato, i loro scambi si tingono di un palpabile senso di impotenza. “È un espediente narrativo molto intelligente in questa storia, perché non solo dimostra che molti terapisti hanno dei supervisori, ma in questo caso, è Mary stessa che ha subito un trauma – spiega Oliver Platt –  e quindi è un rapporto ancora più carico, da un punto di vista terapeutico”.

Allo stesso modo, Naomi Watts ha trovato molto potenziale drammatico nelle sessioni on-line del suo personaggio con il Dr. Wilson: “sta rivivendo tutti i suoi demoni nei suoi incubi, e comincia anche a sentire rumori, tanto da non saper dire se sono sogni o realtà. Quando la vediamo parlare su Skype, durante la durata di tutto il film, notiamo che sta esprimendo la sua paura e il fatto che forse sta perdendo il controllo. Tutta la sua vulnerabilità viene fuori in quelle scene con il suo medico”.

"Shut In"©2015 EuropaCorp - Transfilm International Inc.

Dal momento che quasi tutte le scene di Shut In si svolgono in un unico contesto, la casa di Mary svolge un ruolo critico nella suspense crescente del film: “per Mary, prendersi cura di suo figlio da sola è veramente emarginante – conclude Christina Hodsonma prendersi cura di suo figlio in questa particolare casa, totalmente isolata dal mondo esterno, è ancora più emarginante, e a sua volta terrificante, quando si ritrova in pericolo”.

Mary è completamente consumata dal prendersi cura di una persona, e non entra in relazione con nessuno nel mondo esterno”.

Naomi Watts