© Brooke Palmer Warner Bros. Pictures release.

Pennywise è It, il terrore a forma di palloncino

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Tratto dall’omonimo e celeberrimo romanzo di Stephen King, giovedì 19 ottobre esce al cinema It, il film horror diretto da Andy Muschietti che porta per la prima volta sul grande schermo il personaggio di Pennywise dopo il film tv del 1990 con Tim Curry. Questa volta a vestire i panni del terribile clown è Bill Skarsgård, affiancato da un giovanissimo cast, tra cui Jaeden Lieberher, Jeremy Ray Taylor, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Wyatt Oleff, Chosen Jacobs, Jack Dylan Grazer, Nicholas Hamilton e l’esordiente Jackson Robert Scott.


Il film racconta la storia di sette giovani emarginati di Derry, Maine, che si autodefiniscono il Club dei Perdenti. Ognuno di loro è stato escluso dalla società per un motivo o l’altro; ognuno di loro è bersaglio di un branco di bulli del luogo e tutti loro hanno visto materializzarsi le proprie paure inconsce sotto forma di un antico predatore muta forma, che non possono fare altro che chiamare It. Da quando esiste la loro città, Derry, è diventata terreno di caccia di questa entità, che emerge dalle fognature ogni 27 anni per cibarsi del terrore che scatena nelle prede scelte: i bambini di Derry.

Facendo gruppo durante un’estate orribile ma felice, il Club dei Perdenti si compatta per riuscire a sconfiggere le proprie paure e fermare la serie di omicidi iniziata durante una giornata di pioggia, quando un bambino, nel tentativo di recuperare la sua barchetta di carta, viene risucchiato all’interno di un tombino finendo dritto tra le braccia di Pennywise il Clown (Bill Skarsgård).

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Pubblicato per la prima volta nel 1986, It è diventato immediatamente un classico, il libro più venduto di quell’anno. Appassionando i lettori di oltre tre decenni, il best seller continua ad essere considerato il migliore lavoro di Stephen King, impareggiabile maestro dell’horror della letteratura. Il regista del film Andy Muschietti afferma: “mi piace fare film che spaventano, sono sempre stato affascinato dalla paura e, probabilmente, il momento in cui si ha più paura è quando da ragazzini si assiste al primo film horror. Questa è una sensazione che non si proverà mai più per il resto della vita, quindi per me questa è diventata un po’ una sfida chimerica, quella di riportare le persone a provare quelle sensazioni”.

C’è un altro aspetto della storia che rappresenta un segno distintivo di Stephen King. Senza dubbio non c’è scrittore migliore nella giustapposizione di un orrore assoluto con l’esperienza della crescita—e forse ancor di più in modo perfetto nel tenero racconto generazionale al cuore di It. Il produttore Seth Graham-Smith enfatizza: “sapevamo dall’inizio che It non sarebbe stato solo un racconto horror e il film ha dovuto riflettere i diversi toni del romanzo. È ambientato in un periodo in cui le vite di questi giovani personaggi stanno per cambiare, perciò volevamo che il film catturasse il fascino dei momenti vissuti dai personaggi, ma che fosse allo stesso tempo pietrificante”.

© Brooke Palmer Warner Bros. Pictures release.

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L’ambientazione della pellicola è stata spostata agli anni Ottanta (il romanzo invece è ambientato negli anni ’50): “negli anni Cinquanta – spiega Muschietti i bambini erano spaventati da cose diverse, come ad esempio dai mostri che vedevano nei film classici di quel periodo, e nella storia originale Pennywise prende la forma di alcuni di quei mostri. Le paure rivisitate in questo film sono diverse e profonde”. E sono proprio i bambini i protagonisti.

Il settetto di adolescenti che si autodefinisce il Club dei Perdenti, sono l’anima del film. Individualmente, questi ragazzini non riescono neanche a cavarsela con i bulli che frequentano la loro scuola, figuriamoci contro un’entità potente e capace di trasformarsi. Ma insieme possiedono un coraggio speciale che deriva dalla loro amicizia e dalla determinazione di guardarsi le spalle l’un l’altro, e la loro città, affrontando una minaccia orribile che agisce indisturbata da secoli. L’unico modo che hanno per poter sopravvivere è quello di rimanere uniti e confrontarsi con i loro demoni, internamente e esternamente.

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Uniti tra di loro e abbandonati dalle proprie famiglie. Nonostante i terribili pericoli che devono affrontare i loro figli, gli adulti di Derry appaiono poco disposti—o addirittura incapaci—di aiutarli, chiudendo un occhio nei confronti dei bulli, ed entrambi verso il mostro che flagella la loro città da tempo immemore. La loro apatia, perfino di fronte ad evidenti atti di violenza, è un raccapricciante promemoria dell’influenza spirituale che Pennywise ha sull’intera città.

Grahame-Smith osserva: “lo si capisce dal fatto che gli adulti, che dovrebbero reagire con maggiore sollecitudine rispetto a quanto facciano, sembrano svanire lasciando accadere cose simili. Lo si capisce guardando i volantini dei bambini scomparsi che si accumulano uno sopra all’altro, senza che nessuno faccia niente al riguardo. Finché, ad un certo punto, i ragazzi capiscono che nessun adulto, nemmeno la loro mamma o il loro papà, potranno aiutarli; perciò saranno loro stessi a doversi occupare della faccenda”. Muschietti aggiunge: “i Perdenti trovano la forza restando uniti, ed è interessante osservare come le dinamiche del gruppo cambiano nel corso del film, alternando ruoli di comando e posizioni di forza. Ognuno di loro ha il suo momento. È una storia bellissima e, specialmente nei momenti di avversità, si intuisce umanità, fiducia e amore che risalgono in superficie”.

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Il terrore di It è incarnato dal maligno clown, Pennywise, divoratore di bambini e dispensatore di paure. Bill Skarsgård, interprete del ruolo, racconta: “conoscevo It e il personaggio di Pennywise già dai tempi dell’adolescenza. Per come la vedo io, ha bisogno che i bambini credano in ciò che vedono e venirne spaventati per consumarsi, perché la paura ammorbidisce le loro carni. Per me, da bambino e anche ora, questo è il concetto più spaventoso di ogni altro”.

Tra tutte le rappresentazioni dell’iconografia di Pennywise, una ha avuto un eco che si è trasmesso per generazioni: il palloncino rosso. “Semplicemente non si può fare It senza i palloncini – spiega Andy Muschiettila prima volta che lo vediamo tenerne uno in mano, se si osserva più da vicino si noterà che sono di una forma irregolare, perché I palloncini non sono reali. È lui che li crea. Lui è un mutaforma e i palloncini sono un prolungamento del suo corpo. Perciò vedere qualcosa di così familiare presentato in quella strana forma, è veramente surreale e inquietante”.

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La conclusione non può che aspettare al padre della storia, Stephen King: i film horror sono potenti. Alla gente piace essere spaventata nei cinema perché è un ambiente sicuro, assaporando emozioni che non potrebbero mai vivere nella vita reale. It fa molto più di questo; questo film ci da la possibilità, come adulti, di rivivere le forti emozioni provate da bambini. Questa è una delle ragioni per cui penso che il film funziona quanto il romanzo”.

“Cosa esiste di più terrificante di qualcosa che non attacca la vostra persona, ma le vostre paure più profonde?”.

Andy Muschietti