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Piero Piccioni, un secolo fa nasceva un moderno gentiluomo

Indimenticabile compositore di oltre 300 colonne sonore per il cinema, sceneggiati televisivi, musiche per  radio, balletto e orchestra, il 6 dicembre del 1921, un secolo fa nasceva a Torino Piero Piccioni, senza dubbio il più “dandy” dei compositori italiani di musica da film. Il più elegante, nell’arte come nella vita. 

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Piero Piccioni, enfant prodige, ascolta jazz fin dall’infanzia. A tredici anni, autodidatta impressionato dall’ascolto dei dischi di Duke Ellington, scrive già canzoni che vengono pubblicate dalla casa editrice Carisch. Nel 1937 fa un’audizione per la EIAR e gli viene commissionato di suonare per un programma musicale su Radio Firenze. A 17 anni Debutta come pianista alla radio, dove ritorna nel 1944 con l’orchestra ‘013’, da lui costituita: la prima orchestra di jazz che trasmette ai microfoni e la prima formazione jazzistica stabile italiana. Parallelamente al jazz Piccioni esercita la professione di avvocato  e inizia a studiare filosofia. Nel 1949 a New York, dove vive per un anno e mezzo, viene chiamato a sostituire il pianista Al Haig in un programma televisivo, suonando insieme a Charlie Parker, Kenny Dorham, Tommy Potter e Max Roach. È stato l’unico musicista italiano ad aver suonato con Charlie Parker.

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Piccioni inizia a scrivere colonne sonore negli anni ’50. Michelangelo Antonioni gli commissiona la musica per il documentario di un suo allievo, Luigi Polidoro. Il primo film per il quale scrive le musiche è Il Mondo le Condanna di Gianni Franciolini del 1952, seguito da La Spiaggia di Alberto Lattuada del 1953. Piccioni compone le musiche di 13 dei 17 film di Francesco Rosi e lavora molto con Alberto Sordi in un lungo sodalizio umano e professionale. Tra le sue musiche più famose, quelle dei film “Il caso Mattei” di Francesco RosiUn Italiano in America e Polvere Di Stelle dello stesso Sordi. Tanti registi hanno affidato al suo genio musicale le loro pellicole: Francesco Rosi, Mario Monicelli, Alberto Lattuada, Luigi Comencini, Luchino Visconti, Antonio Pietrangeli, Elio Petri, Bernardo Bertolucci, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Tinto Brass e Dino Risi tra gli altri. Sue anche le colonne sonore di Travolti da un Insolito Destino Nell’Azzurro Mare di Agosto e Tutto a Posto e Niente in Ordine di Lina Wertmuller, e di Il Bell’Antonio di Mauro Bolognini. Tra i prestigiosi riconoscimenti ottenuti nella sua lunga carriera il David di Donatello come miglior musicista per la colonna sonora di Travolti da un Insolito Destino Nell’Azzurro Mare d’Agosto (1974), il Nastro d’argento per la colonna sonora di Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1963), il Prix International Lumiere (1991), il premio Anna Magnani (1975) e il premio Vittorio De Sica (1979).

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A Modern Gentleman

Per celebrarlo, dal 3 dicembre CAM Sugar, in collaborazione con Decca Records, ha lanciato Piero Piccioni – A Modern GentlemanThe Refined And Bittersweet Sound of an Iitalian Maestro, una raccolta che attinge dalle sue più e meno note opere, accanto a un prezioso gruppo di brani che, sorprendentemente, sono rimasti del tutto inediti fino ad oggi. Il risultato è un viaggio alla riscoperta del suono unico, abbagliante e inconfondibile del compositore torinese: un “Piccioni’s touch” morbido, sensuale ed emozionante che si percepisce in ogni composizione su cui ha lavorato durante la sua lunga carriera, spaziando dal jazz alla bossa nova, al funk, alla disco e alla musica orchestrale. Un tocco che dona armonia e coerenza ad un corpus di colonne sonore che si distingue come una delle più prestigiose e importanti discografie del mondo: musica  destinata a durare per sempre, senza mai risultare fuori tempo. Nel cd e doppio LP compaiono capolavori come Significa Amore, tratta dal film “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (per cui Piccioni vinse il David di Donatello come miglior musicista nel 1975), Pop’s Lolly, dal “3 Notti d’amore”, nella cui session spunta anche Gato Barbieri al sax, o Papa Funky, dalla colonna sonora di “In viaggio con papà”, dove Piccioni commenta il rapporto Sordi-Verdone con una miscela spensierata di generi diversi, unendo jazz, funk e rock insieme, con il suo stile inconfondibile.