(Foto di Filippo Manzini)

Pinocchio, il burattino-metafora dell’uomo moderno nello spettacolo di Pier Paolo Pacini

(Foto di Filippo Manzini)

Dal 7 al 12 dicembre 2021 al Teatro della Pergola di Firenze debutterà in Prima Nazionale Pinocchio, lo spettacolo di Pier Paolo Pacini nato dalla penna di Carlo Lorenzini e con le attrici e gli attori del Corso Orazio Costa.

(Foto di Filippo Manzini)

(Foto di Filippo Manzini)

Lo spettacolo

Pinocchio è un eroe universale, una metafora dell’uomo. È il nostro lato oscuro e meraviglioso. È un sogno, un’illusione che nasce da un mondo fiabesco dove una Fata è in apparenza capace di soddisfare i desideri di un burattino; ma la verità è un’altra. Per chi si ferma a una prima lettura la favola ha tutti i connotati tipici del lieto fine, ma a chi indaga più a fondo non può sfuggire una realtà diversa, quella che Pier Paolo Pacini nel suo Pinocchio da Carlo Lorenzini con le attrici e gli attori del Corso ‘Orazio Costa’ mostra tra meraviglia e incubo: la vicenda di Pinocchio non è felice (e questa realtà ci colpisce come un boomerang). «Pinocchio viene tradito da chi lo spinge al cambiamento, tradito fino alle estreme conseguenze – chiarisce Pier Paolo Paciniil burattino Pinocchio alla fine della storia non c’è più. La sua non è una trasformazione, non diventa un bambino, ma la concretizzazione/nascita del bambino prevede la scomparsa, la fine, la morte del burattino».

Un Pinocchio che ci fa riflettere

Lo spettacolo, nato da un percorso di approfondimento e studio iniziato a fine 2020 con le attrici e gli attori del Corso ‘Orazio Costa’, non ci mostra un burattino che ci diverte ma un Pinocchio che ci fa riflettere, che ci guarda e ci chiede il perché delle promesse non mantenute, delle nostre negligenze e della nostra indifferenza verso i bisogni dell’infanzia.

(Foto di Filippo Manzini)

(Foto di Filippo Manzini)

Trovare un posto nel mondo

La storia che Pacini racconta sfugge quindi a un finale “accomodante”, insistendo con grande forza di sintesi su un ricco ventaglio di stili e di “maniere” stranianti – compreso il ricorso all’uso del teatro di figura – testimonianze di un lungo processo di lettura e di assimilazione. «La grandezza di questo testo – conclude Pier Paolo Pacini è anche nella sua intrinseca capacità di far riflettere su un tema che non è solo quello dell’infanzia, ma che riguarda più in generale l’essere umano: tutti lottiamo come burattini per il nostro posto nel mondo».