QUEL CHE CONTA È IL PENSIERO (7)

Quel Che Conta è il Pensiero, gli universitari in crisi di Luca Zambianchi

Giovedì 26 maggio uscirà al cinema Quel Che Conta è il Pensiero, il film d’esordio del regista bolognese Luca Zambianchi già presentato fuori concorso al XIX Festival del Cinema di Porretta Terme, e vincitore del Premio “Passo lungo” per esordienti al 71° Italia Film FEDIC, il riconoscimento “Registi del futuro” attribuito da Sedicicorto International Film Festival e ha ricevuto una Menzione Speciale attribuita da CineOff-Festival di Cinema Indipendente.

Il film

Quel Che Conta è il Pensiero è una commedia indipendente a basso budget ambientata nel mondo universitario di Bologna immergendoci nell’intimità dell’appartamento di Giovanni (Luca Zambianchi) e Michele (Michele Petrini), due studenti alla ricerca di un terzo coinquilino: tra esami rimandati, discussioni ambiziose, incurabili malinconie e troppi caffè, i protagonisti incedono verso un futuro incerto nelle file di una generazione perennemente in crisi, in attesa di uno slancio che sembra sfociare regolarmente nell’(auto)ironia. Sullo sfondo, il sogno di portare a teatro uno spettacolo che sembra la summa di uno stile di pensiero e di vita, popolato di un gruppo di filosofi che frequentano una fantomatica “Lavanderia da Sigmund”. Alla ricerca del terzo coinquilino, alla porta di Giovanni e Michele un giorno si presenta senza preavviso Asia (Alessandra Rontini).

Girato con pochissimi mezzi, un grande ingegno e tante idee sulla vita, l’amicizia e il cinema, Quel Che Conta è il Pensiero è una commedia semplice che arriva dritta al cuore, con uno sguardo personale rivolto verso il primissimo Nanni Moretti girato in 8mm e che spinge all’identificazione con personaggi empatici, con cui si entra subito in sintonia. Quello diretto da Zambianchi è un film che, senza grandi budget e volti noti, invita con immediatezza all’identificazione, alla scoperta delle incertezze di una generazione. 

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Luca Zambianchi racconta…

“Mi sento figlio – anzi, nipote – di quel cinema a basso costo fatto a tutti i costi di quegli autori che si rimboccavano le maniche e che realizzavano film con pochi, buoni collaboratori facendo buon viso alla mancanza di mezzi e fondi e all’abbondanza di ostacoli e limitazioni tecniche. Il mio è un film artigianale, realizzato con una inaudita povertà di mezzi e di fondi, e forse proprio per questo estremamente libero. Essendo il mio film d’esordio, un po’ come tutte le “prime volte” contiene tutto il vissuto e il pensato venuto prima. Nel mio caso, si parla di un’età che ho lasciato alle mie spalle da qualche anno: l’età universitaria, un’età confusa in cui più che mai sentivo e vedevo attorno a me la voglia di frenare, di ritardare l’avvento ufficiale dell’età adulta e il desiderio più o meno inconsapevole di prolungare una fase della vita in cui tutto (quasi tutto) è ancora possibile”.