Red Shoes 0

Red Shoes, dall’arte simbolica di Elina Chauvet al film di Carlos Eichelmann Kaiser

Domenica 4 settembre sarà proiettato alla 79. Mostra del Cinema di Venezia in concorso nella sezione Orizzonti Extra, il film Red Shoes, film drammatico diretto da Carlos Eichelmann Kaiser e interpretato da Eustacio Ascacio, Natalia Solian, Phanie Molina, Jeorgina Tábora e Rosa Irine Herrera. In occasione della presentazione, l’artista messicana Elina Chauvet porterà sul red carpet la sua installazione Zapatos Rojos (Scarpe Rosse), che presentò la prima volta nel 2009 per denunciare il femminicidio e la violenza sulla donne.

Red Shoes 1

Il film

In un luogo sperduto tra le montagne nel nord del Messico, vive Artemio (Eustacio Ascacio), un contadino che vede scivolare tra le proprie dita il suo desolato appezzamento di terreno e la sua stessa vita. Quando riceve una notizia sconvolgente sulla figlia che non vede ormai da anni, decide di partire per la città in cerca di verità e redenzione, ma si trova ad affrontare un mondo brutale, a lui completamente sconosciuto.

Redenzione spirituale

Il film affronta una tematica importante come la redenzione spirituale messa in luce dai due personaggi principali ma non solo: altro tema importante viene simboleggiato dalle scarpe rosse. Queste simboleggiano, infatti, la lotta contro ogni tipo di abuso di genere e la denuncia contro la violenza sulle donne. Questo movimento risale al 2009, quando l’artista messicana Elina Chauvet realizzò un’installazione artistica di scarpe rosse esposta nelle strade, nelle piazze, nelle scuole, nei palazzi del potere, in risposta all’ondata di femminicidi di quel periodo in Messico. 

Red Shoes 2

Carlos Eichelmann Kaiser racconta…

“Un uomo deve superare una serie di ostacoli per recuperare tutto ciò che ama: la redenzione e il dolore sono temi universali che ci portano al massimo dell’estasi e della disillusione. Temi che i personaggi del film sono in grado di superare, facendo penitenza. Questa è una storia sul conflitto con i padri, argomento che interessa anche me da vicino: il film è infatti un piccolo tributo al mio stesso padre, a tutti i padri e ai rapporti che non siamo mai in grado di concludere. Una storia che mette anche in luce il duro contrasto tra il Messico rurale, luminoso quanto dimenticato, e il Messico urbano, vibrante e buio, doloroso e vivo”.

Leave a Comment