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Rita Hayworth, l’indimenticabile Gilda che fa perdere la testa

Tra le più belle e seducenti donne della storia del cinema, il 17 ottobre del 1918, esattamente cento anni fa, nasceva Margarita Carmen Cansino, in arte Rita Hayworth. Attrice, ballerina e cantante, la Hayworth è da tutti considerata come una delle star più grandi di Hollywood, quella donna sensuale che ancora oggi vive nell’immaginario collettivo come la prorompente e tentatrice Gilda, personaggio che ha portato con successo sullo schermo nell’omonimo film del 1946.

Rita Hayworth in "Gilda"

Rita Hayworth in “Gilda”

Nel film di Charles Vidor lei è la protagonista che canta (“aiutata” dalla voce di Anita Ellis) il brano Put the Blame on Mame due volte, preceduta in entrambi i casi di Johnny Farrell (Glenn Ford) che guarda fuori dalla finestra del suo ufficio e la vede nel locale notturno al piano terra. Eppure, nonostante l’introduzione identica, che contrappone la posizione elevata di Johnny a quella più in basso di Gilda, le due scene non potrebbero essere più diverse.

La prima si svolge quando i clienti del locale se ne sono andati. La donna è seduta su un tavolo da gioco e canta accompagnandosi con una chitarra; il pubblico è costituito solo da zio Pio (Steven Geray), un maggiordomo che con i suoi commenti pungenti sulle attività e sulle personalità dei “superiori” svolge la stessa funzione del clown shakespeariano. Il canto è triste e sincero, a dimostrazione dell’intimità con Pio, il quale, come Gilda stessa, non è che una pedina di una partita giocata da uomini potenti.

La seconda versione della canzone mostra Rita Hayworth davanti ad un pubblico più ampio: in contrasto con il semplice vestito bianco della scena precedente, stavolta indossa un abito nero scollato, con lunghi guanti che sfila mentre balla in modo molto sensuale, presentando una parodia di se stessa e riducendosi ad uno spettacolo erotico per gli sguardi maschili.

Al posto della chitarra c’è un’intera orchestra e l’interpretazione naturale si trasforma in un’esibizione celebrativa e provocatoria in cui Gilda sembra affermare ironicamente l’esistenza di un mondo noir dove gli uomini (chiamati con sprezzo “boys”, ragazzi) definiscono le donne come incarnazione del demonio.

Gilda, film di culto per i fan della Hayworth che danza anche splendidamente Amado Mio, confinò l’attrice al ruolo stereotipato della pin-up, offuscando così le sue doti d’interprete. Come scrisse Morandini, in Gilda, Rita è un “corpo d’amore ribelle al suo ruolo di oggetto”. Ben diverso fu invece il personaggio di Elsa Bannister che Orson Welles le affidò ne La Signora di Shangai (1948), film noir in cui lei diventa, sempre per il critico, “una statua di ghiaccio”.

La demolizione che Orson Welles compì del personaggio della Hayworth sembrò più una sfida alla convenzione hollywoodiana dell’eroina romantica che un riflesso di qualche animosità nei confronti di una moglie dalla quale all’epoca si stava separando.

"La Signora Shangai"

“La Signora Shangai”

È da credere che la Hayworth fosse complice consapevole del progetto, forse nella speranza di migliorare il proprio status di attrice, interpretando il ruolo, per lei insolito, di femme fatale. Ma sia in Gilda che ne La Signora di Shangai, vediamo semplicemente Rita, in tutta la sua affascinante e prorompente bellezza.