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Scartati ma speciali, gli alunni della Classe Z di Guido Chiesa

Sarà al cinema dal 30 marzo Classe Z, l’ultimo film diretto da Guido Chiesa ambientato nel mondo della scuola superiore e interpretato da un numeroso cast composti di attori giovani e più attempati: Andrea Pisani, Greta Menchi, Enrico Oetiker, Alice Pagani, Luca Filippi, Armando Quaranta, Francesco Russo, David e Johnny Zheng, Il Pancio, Roberto Lipari, Antonio Catania e Alessandro Preziosi.


Primo giorno dell’ultimo anno per gli studenti di un liceo scientifico, ma a scuola c’è una novità: alcuni ragazzi sono stati spostati dalle rispettive classi in una sezione creata appositamente per loro, la sezione H. Gli studenti della sezione H non sono stati scelti a caso, sono infatti elementi notoriamente problematici, troppo esuberanti e svogliati. Tra loro c’è Ricky (Enrico Oetiker) che è sveglio e non perde occasione per fare irritanti scherzi che poi condivide sul suo canale Youtube, Stella (Greta Menchi) il cui unico interesse è il suo look e Viola (Alice Pagani) intelligente ma sempre in guerra con il mondo.

Per i ragazzi la vita nella nuova sezione è una pacchia, i professori sembrano aver perso con loro ogni speranza e non provano nemmeno più a farli studiare. L’unico professore che si presenta alla classe con sincero entusiasmo e pronto a vivere il suo ruolo da supplente come una sfida importante è Marco Andreoli (Andrea Pisani) il prof d’italiano che ha come modello di riferimento il Professor Keating de L’Attimo Fuggente. Dopo molti tentativi per cercare di coinvolgere e appassionare i ragazzi, esasperato dal disinteresse e dalle continue umiliazioni a cui lo sottopone la classe, Andreoli abbandona il lavoro a metà anno.

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Prima di andarsene però, svela ai ragazzi che la creazione della sezione H è stata un’idea del Preside (Alessandro Preziosi) che aveva deciso di isolarli in una classe “ghetto”, sicuro di poter dimostrare che il rendimento delle altri classi sarebbe migliorato. A cento giorni dall’esame di maturità, i ragazzi si accorgono di essere spacciati, non riusciranno mai a superare l’esame. Il solo modo per salvarsi è farsi aiutare dall’unica persona che credeva in loro, il professor Andreoli. Riusciranno con il suo aiuto a ottenere la tanto attesa maturità?

Pensa che dal suo film, oltre al divertimento, emergano anche riflessioni su temi civili e sociali? A questa domanda, il regista Guido Chiesa ha risposto così:

Classe Z è un film “ad altezza ragazzi” e questa è una grande differenza rispetto a tanti altri titoli sul mondo della scuola, in genere raccontati dal punto di vista dei professori. Agli occhi degli adulti, i giovani che raccontiamo appaiono ribelli senza causa, senza ideologia, casinisti per il gusto di esserlo. Oppure apatici, ossessionati dai social, superficiali. In entrambi i casi, incomprensibili. Sono i protagonisti delle nostre cronache sociologiche o di best seller come Gli Sdraiati di Michele Serra. Noi abbiamo cercato di metterci dalla loro parte, non per “compiacerli”, ma per provare a capire che cosa c’è dietro questi atteggiamenti”.

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Il mondo della scuola è uno straordinario strumento di lettura dell’universo giovanile: è lì che, fuori dal rapporto con i genitori, i ragazzi fanno esperienza dei loro primi conflitti “sociali”, delle prime relazioni sentimentali, dove mettono alla prova la loro ancora fragile identità. Personalmente ritengo che il nostro sistema scolastico sia decisamente in crisi. Si fonda su un modello ottocentesco nato per eliminare l’analfabetismo e permettere a fasce sempre più vaste della popolazione di emanciparsi tramite l’istruzione. Un modello che aveva come punto di approdo privilegiato il mondo del lavoro industriale, tecnico-scientifico o al massimo accademicoQuesto modello oggi non ha più senso.

Prima l’Università, adesso la scuola media superiore sono diventati dei grandi parcheggi in cui i ragazzi, in mancanza di posti di lavoro, vengono relegati in attesa di non si più che cosa. Gli unici che possono ancora ambire a un impiego adeguato ai loro studi sono i laureati delle materie tecnico-scientifiche. Soprattutto se di famiglie benestanti o con appoggi. Per tutti gli altri, il destino è segnato: corsi di laurea con poche prospettive, abbandono degli studi o fuga all’estero. Il nostro modello scolastico non favorisce in alcun modo la creatività, l’inventiva, i talenti che non si inquadrano nella logica programma/verifica/voto. È un sistema che penalizza la persona (sia il ragazzo che il docente) e che si adatta solo a chi si comporta da bravo soldatino. Tutti gli altri rischiano di diventare solo dei vuoti a perdere”.

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Ciò detto, Classe Z non è un film di denuncia, ma nemmeno un divertimento fine a se stesso. Abbiamo cercato di realizzare un film per i giovani ma non giovanilistico. Non ho mai pensato di girare un film come se fosse realizzato di uno di loro, ma ho cercato di dar vita ad un’opera in cui i ragazzi si potessero rispecchiare. Ho tentato di mettermi alla loro altezza, cercando di guardarli negli occhi, pur nell’ambito di una commedia”.